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Primarie o liste calate dall'alto? Qual è il metodo democratico?


Primarie o liste calate dall'alto? Qual è il metodo democratico?
07/12/2012, 17:57

Nel giro delle ultime due settimane abbiamo assistito a due modalità elettorali completamente diverse. Da una parte le primarie del Pd, per scegliere il candidato premier alle prossime elezioni. Il risuyltato ha premiato al ballottaggio Pierluigi Bersani, che ha doppiato il suo avversario Matteo Renzi. Le votazioni hanno richiamato oltre 3 milioni di persone al primo turno, il 30% in meno al secondo turno. Poi ci sono state le "Parlamentarie", cioè la scelta, fatta attraverso Internet, dei candidato delò Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni. Qui vi hanno partecipato circa 32 mila persone, per scegliere 1400 candidati (in pratica ogni candidato, in media, ha mobilitato 25 persone; a dimostrazione che in realtà nessuno conosce i candidati del Movimento 5 Stelle. Chi vota, lo fa perchè vota Beppe Grillo, non i candidati). Una votazione su cui, per valutare serietà, attendibilità e certezza dei risultati dobbiamo fidarci ad occhi chiusi della accoppiata Grillo-Casaleggio, dato che non c'è alcun modo di controllare cosa sia successo, neanche per gli stessi aderenti del movimento. 
Quale dei due sistemi è più democratico? In realtà, nessuno dei due. Nel primo capo si elegge solo colui che dovrebbe diventare - in caso di vittoria alle elezioni e nel caso avesse una maggioranza in Parlamento - il Presidente del Consiglio; nel secondo, ammesso che i risultati corrispondano ai voti dati, c'è la scelta dei candidati ad entrare in Parlamento. Ma in entrambio i casi manca qualsiasi controllo sul loro operato. E non basta dire, come scrive Beppe Grillo sul suo blog: "Metteremo on line le decisioni prese, le interrogazioni che presentiamo" e così via. QUello è solo fumo negli occhi. Perchè approvare una legge è una cosa molto più complessa di quanto la gente creda. Bisogna decidere se approvare o meno ogni singolo emendamento, cosa spesso che richiede conoscenze tecniche per valutare questo aspetto; ma anche esperienza legislativa per valutare l'impatto del singolo emendamento sugli altri emendamenti, sulla legge e sulle altre leggi della stessa materia. Una cosa che non può essere fatta da un singolo individuo, se non in casi rarissimi. Infatti di solito nei partiti più grandi ci sono gruppi ristretti (alle volte anche solo due o tre elementi, altre volte di più) di deputati o portaborse che esaminano gli aspetti tecnici di una certa legge e poi fanno due righe di spiegazione terra terra. Così poi è il responsabile di quella materia a sintetizzare le cose, magari dopo aver parlato con il segretario di partito, con un sì o con un no, che viene poi comunicato a tutti gli altri componenti di partito. Una procedura che non può essere replicata dal singolo. Quindi, anche se on line venisse scritto che all'emendamento 1.32.57 (subemendamento 57 all'emendamento numero 32 dell'articolo 1 della legge) della legge X il Movimento 5 Stelle ha votato sì, come si inquadra questo nel contesto della legge? L'utente a casa non ci capirebbe nulla, semplicemente. E mettere on line semplicemente che si è votato sì alla legge... beh, quando la legge è una legge che conta, lo si comunica sempre, è propaganda politica. E questo diventerebbe anche la promessa del Movimento 5 Stelle di mettere on line le decisioni dei parlamentari grillini: pura propaganda politica. 
In realtà, quello che ci vorrebbe è un cambiamento completo delle norme: Per esempio, la possibilità dei cittadini di decidere se una legge va bene o no. Non è difficile: dopo l'approvazione in Parlamento, il testo viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale e - salvo casi particolari - resta sospesa 15 giorni prima di entrare in funzione (la cosiddetta vacatio legis). Oggi c'è la tecnologia per fare una sorta di certificazione del voto on line, con le risorse di uno Stato non è difficile. Fattop questo, si può lasciare ai singoli cittadini la possibilità di esprimere un parere sulla legge fatta: "Va bene" e "non va bene". SI lasciano per esempio 5 giorni e si fissa un quorum (non esageratamente alto, considerando che molti italiani non usano mai il Pc; diciamo intorno al milione di voti). AL termine dei 5 giorni se il quorum è superato e i no prevalgono, la legge torna al Parlamento per una nuova deliberazione e così via. 
QUesto è un esempio di democrazia che si può realizzare in pochi mesi. In più tempo e con un esborso maggiore si potrebbe fare come in Finlandia, dove è stata creata la possibilità anche per il singolo cittadino di presentare una legge, attraverso Internet, purchè supportata da 50 mila firme. Se viene presentata, il Parlamento la deve votare. Chiaramente non è obbligato ad approvarla, ma quanto meno deve discuterla e votarla. Il sito fatto dal governo all'uopo, fornisce gratuitamente anche aiuto e consulenza per redigere la legge secondo le norme nazionali, in modo che non ci siano problemi burocratici. Anche questa è democrazia. 
Ma impantanarsi a discutere se sia più democratico la lista elettorale calata dall'alto, secondo i desiderata del segretario di partito, o con delle pseudoscelte via Internet fatte senza garanzia e controllo, è da stupidi. Anche perchè noi siamo in una democrazia rappresentativa, come recita la COstituzione. Il che significa che noi cittadini non entriamo minimamente nei processi decisionali delle leggi. Lo fanno altre persone che i cittadini eleggono, cioè i parlamentari. Quindi c'è un rapporto di fiducia unilaterale: nel momento in cui io voto,  do fiducia alla persona che scelgo. Una fiducia di cui l'eletto può fare quello che vuole, senza alcun controllo. Ed è qui che scatta il cortocircuito nelle nostre istituzioni. Perchè l'italiano medio è fondamentalmente un delinquente, uno che appena possibile fa quello che quello che vuole, fregandosene delle leggi e senza alcun rispetto per gli altri. E quindi, quando ha un potere, spesso comincia ad accontentare chi lo paga, chi gli piazza l'amico o il parente, ecc. Finchè questo sarà considerato normale (non dalle leggi, ma dai cittadini italiani) la democrazia rappresentativa sarà sempre una non democrazia. 

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di Antonio Rispoli
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