Processo alla trattativa Stato-mafia: polemiche sterili o motivate? - JulieNews - 1

Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Processo alla trattativa Stato-mafia: polemiche sterili o motivate?


Processo alla trattativa Stato-mafia: polemiche sterili o motivate?
23/04/2018, 15:43

La settimana scorsa è uscita la sentenza per la cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, risalente agli anni '90, dopo la morte di Falcone e Borsellino. Come è noto, sono stati condannati tra gli altri i vertici del Ros di allora (Mori, De Donno e Subranni) e l'ex parlamentare Marcello Dell'Utri, mentre è stato assolto l'ex Ministro Nicola Mancino. Ma cosa si può dedurre da questa sentenza? Una precisazione: quello che dirò si basa su ciò che è uscito dal processo e dalla sentenza; ma per ulteriori particolari bisognerà aspettare il mese di luglio, quando verranno depositate le motivazioni della sentenza. 

E qui bisogna partire da un dettaglio tecnico-giuridico. Cioè che prima di arrivare al processo, c'è una indagine e un vaglio fatto dal Gip. Quindi il processo si fa solo se si trovano prove contro persone viventi. Se il Pubblico Ministero trova prove che accusano una persona morta oppure non trova prove contro una certa persona, non può portare nessuna delle due in giudizio. Può sembrare una banalità, ma è importante ricordarlo. Il perchè lo vediamo dopo. 

Ora, qual è la storia che viene raccontata dalla sentenza? Che la trattativa c'è stata, che i vertici del Ros non si sono limitati a fare da tramite o da ambasciatori, ma sono di fatto diventati una minaccia per il governo italiano, mostrandosi troppo vicini alle richieste della mafia. E che dal 1993 la trattativa ha visto l'intervento anche di Marcello Dell'Utri, che è stato la "cinghia di trasmissione" (così è stato definito dal Pm durante la requisitoria) tra la mafia e il governo Berlusconi nel 1994. Per carità, si può dire che è solo una sentenza di primo grado, che bisogna aspettare la Cassazione, ecc. Ma la sentenza dice questo. In quanto all'assoluzione di Mancino, era una discussione sull'attendibilità: diceva il vero Claudio Martelli, che l'ha accusato, oppure diceva il vero Mancino che negava tali accuse? I giudici hanno deciso che non era provata l'accusa, e quindi l'hanno assolto. 

Ma sono fioccate le critiche contro la sentenza. In particolare, su una cosa si è insistito molto: perchè non ci sono politici condannati, a parte Dell'Utri? Vuol dire che nessun politico è colpevole? E se nessun politico è colpevole, come fa ad esserci stata una trattativa? E comunque, visto che non ci sono stati benefici per la mafia, come si fa a dire che c'è stata una trattativa? Domande per lo più capziose, tese ad ingannare e depistare le persone che non si intendono di diritto o che hanno scarsa memoria. Per esempio, la mafia ha avuto molti benefici. Qualcuno ha ricordato l'episodio dell'allora Ministro della Giustizia Giovanni Conso, che in una sola notte cancellò oltre 300 condanne al 41 bis a carico di altrettanti mafiosi. Ma io ne ricordo molti altri. Ricordo per esempio la legge che ha depotenziato l'importanza delle testimonianze dei pentiti di mafia, stabilendo che non hanno valore testimoniale se non suffragate da prove oggettive. Oppure la legge che ha stabilito un limite di sei mesi perchè un pentito dichiari tutto quello che sa, cosa che limita l'utilizzo dei pentiti stessi (molti sanno tante di quelle cose che sei mesi non bastano; inoltre è facile dimenticare qualche dettaglio e questo può costare lo status di pentito, esponendosi quindi alla vendetta di chi è stato tradito). O anche la legge che ha facilitato i sequestri di beni mafiosi, ma ha reso estremamente più difficile la confisca dei suddetti beni. Col risultato che magari prima, in una certa situazione, si sequestravano 20 milioni di beni e venivano confiscati tutti e 20; adesso si sequestrano 100 milioni di beni (e quindi il titolo di giornale è più grosso e attira di più l'attenzione), ma poi lo Stato è costretto a restituire 90 o 95 milioni di quei beni sequestrati. Non sono aiuti alla mafia questi? 

Certo, mancano due punti che la mafia considerava centrali: l'abolizione dle 41 bis e la cancellazione del maxiprocesso scaturito dalle indagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e del loro pool antimafia. Ma il secondo punto era oggettivamente impossibile già nel 1992. In quanto all'abolizione del 41 bis è di fatto abolito da un pezzo, grazie anche ad alcune sentenze garantiste della Corte Costituzionale. Adesso chi è soggetto al 41 bis, rispetto ad un detenuto ordinario, ha solo una sorta di isolamento perenne, che si estende all'ora d'aria, dove può stare solo con un altro detenuto al 41 bis. Per il resto può vedere e avere contatti fisici sia con l'avvocato che con i familiari. E questo ha permesso a diversi boss mafiosi di usare quel contatto per sussurrare istruzioni su chi uccidere senza che nessuno se ne accorga sul momento. E questo lo dicono numerose sentenze, dove si è visto che certi omicidi di mafia venivano ordinati da boss al 41 bis. nonchè intercettazioni fatte incarcere, dove boss sono stati ascoltati mentre raccontavano di aver ordinato questo o quell'omicidio. 

C'è poi il punto più delicato: chi erano i politici, se c'erano, alla testa della trattativa? Come mai nessuno è stato indagato o condannato? In quest'ottica, moltissime critiche ha ricevuto il Pm Di Matteo che, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione "In mezz'ora", ha detto che per risolvere la questione ci vorrebbe quello che ha definito "un pentito di Stato". Ora, per carità: se si vuole, ci si può indignare a volontà per il termine usato. Ma la sostanza è corretta: per capire tutti i dettagli, ci vuole qualcuno che sia stato dentro la trattativa. Insomma, un corresponsabile che vada dai magistrati a dire: "Sono stato io, insieme a Tizio, Caio e Sempronio". Se non lo vogliamo chiamare "pentito di Stato", lo possiamo chiamare Saltapicchio, ma comunque è quello che serve per capire ogni dettaglio. 

Vediamo di spiegarci meglio. Secondo l'accusa, Mori contatta i boss della mafia, tramite Massimo Ciancimino, ed avvia la trattativa. Fermiamoci un attimo qui. Quanto è credibile che un Carabiniere, sia pure un ufficiale, possa presentarsi come rappresentante di se stesso e non essere mandato via a calci in culo 8metaforici, è ovvio)? I boss non sono i contadini stupidi che si cerca di mostrare. Sono persone abituate a trattare con imprenditori anche di alto livello e con politici. Non dimentichiamo che all'epoca venne condannato per mafia tra gli altri Vito Ciancimino, sindaco di Palermo; non certo un politico di poco conto. Per non parlare di Dell'Utri, nella doppia veste di politico di Forza Italia e di imprenditore (c'è già una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa che l'ex fondatore di Pubblitalia sta scontando in carcere). Quindi Mori, De Donno e Subranni non si possono essere presentati a mani vuote. In qualche maniera hanno dimostrato ai boss mafiosi che erano lì come inviati di chi aveva potere di soddisfare le richieste politiche dei mafiosi. 

E chi è costui? Ecco, qui è il problema. Perchè i vertici del Ros hanno detto che si sono mossi di loro iniziativa. E anche se la cosa non è credibile, non c'è una prova che possa dimostrare che l'ha mandato Tizio o Caio. Del resto, è impossibile pensare di trovare l'agenda di un politico (ammesso che sia una prova legale, considerando le tutele che la Costituzione concede ai parlamentari) in cui ci sia scritto: "Alle 15.30 appuntamento con i boss mafiosi per parlare delle leggi a favore della mafia". E' il problema che si trovò di fronte anche Falcone, nelle sue indagini sulla mafia. Lui lo chiamava "terzo livello", ma anche qui è solo un nome. La sostanza è che in una organizzazione dove si fonde legalità e illegalità c'è sempre una parte che non è verificabile senza le dichiarazioni di chi ci è dentro. Pensiamo a Giulio Andreotti. Senza le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, non ci sarebbe mai stato un processo contro di lui per mafia. Poi lasciamo stare l'esito (prescritto per i fatti fino ad una certa data, assolto per quelli successivi) che ognuno può divertirsi a manipolare come vuole per le proprie tesi. Ma in ogni caso, il processo si è fatto. 

Qui è la stessa cosa. Se non esce fuori un boss mafioso o un politico (o un suo assistente) che va dai magistrati a raccontare di aver incontrato Tizio, Caio e Sempronio, non si potranno mai sapere chi sono i vertici politici che hanno trattato con la mafia. Questo vuol dire che la trattativa non c'è stata? No, vuol dire che è stato possibile individuare solo una parte di coloro che vi hanno partecipato. E finchè gli imputati (che ricordo, hanno il diritto di non rispondere alle domande e di mentire davanti ai magistrati senza temere alcuna sanzione penale) si atterranno alle dichiarazioni rese finora, ci troviamo in un circolo vizioso dal quale sarà impossibile uscire. E questo al di là dei termini più o meno gradevoli usati dal Pm Di Matteo o da chiunque altro. 

Il resto sono dettagli tecnici su cui non voglio intervenire. Per esempio questa mattina ho sentito in Tv Francesco Verderami dire che se fosse vero che i vertici del Ros hanno condotto la trattativa, sono colpevoli di alto tradimento e dovrebbero quindi avere pene più severe di quelle che hanno avuto. Non so se è così, e sinceramente, mi interessa poco. Sono i giudici gli esperti di diritto e sono loro che nella sentenza devono qualificare il tipo di reato commesso in base alle prove uscite dall'istruttoria. Inoltre, senza avere le motivazioni della sentenza (la legge dà la possibilità ai giudici di andare oltre i 15 giorni previsti nel Codice per scrivere le motivazioni se ce ne sono i motivi; e un processo che è durato 5 anni dà fuior di motivi per ritardare le motivazioni. Avranno tanto da scrivere), cosa che si avrà solo a luglio, non si può entrare nei dettagli del perchè Tizio è stato condannato e Caio assolto e su quale sia il livello di "crminalità" raggiunto da Sempronio. Fino ad allora, sarebbe meglio essere prudenti nel dare addosso ai magistrati, perchè potrebbero avere ragione. A meno che uno non abbia la faccia tosta di negare di aver detto quello che hanno detto...

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©