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Processo Ruby: ma il Pdl quante altre vittime vuole?


Processo Ruby: ma il Pdl quante altre vittime vuole?
25/06/2013, 13:27

Come è noto a tutti (ormai lo sanno anche i sassi), Silvio Berlusconi è stato condannato ieri per il processo Ruby a 7 anni di reclusione. Ovviamente apriti cielo: Giuliano Ferrara che vuole bere il sangue di chi festeggia la condanna, insulti contro i magistrati da parte di tutti i membri del Pdl, il solito silenzio complice del Pd e di Beppe Grillo, ecc. Insomma, il solito repertorio. 
Ma tra le frasi dette dagli esponenti del Pdl contro i magistrati, ce ne sono alcune che hanno fatto ridere. Per esempio quella che si tratterebbe di un processo senza vittime e senza colpevole. Dal che se ne deduce ovviamente che si tratta di un processo politico delle toghe rosse e tutte le altre menate che riempiono Tv e giornali ogni santissimo giorno. Teoria ripresa anche da tutti i giornalisti schierati: Sallusti, Minzolini, Sechi, ecc. ecc. Una teoria assolutamente divertente. Innanzitutto perchè il colpevole c'è, e si chiama Silvio Berlusconi. Quando meno così ha deciso il Tribunale. Ma ci sono anche le vittime, se uno legge gli atti. 
Innanzitutto, una specificazione: il termine "vittima" come sostantivo non è termine legale. SI usa nella lingua parlata, ma non in Tribunale. Lì esiste la "parte offesa dai fatti", cioè la persona (o le persone, o anche una qualche istuituzione con personalità giuridica) danneggiata dal reato. In questo caso abbiamo che per la concussione la parte offesa è Giorgia Iafrate e Piero Ostuni, cioè i due a capo della Questura di Milano che nel maggio 2010 rilasciarono Karima El Magroub (alias Ruby Rubacori) per ordine di Silvio Berlusconi senza rispettare la legge; per il reato di prostituzione minorile la parte offesa è la stessa Karima. Ovviamente uno del Pdl avanzerebbe l'obiezione: ma loro hanno negato che ci sia stato il reato. In questo caso la risposta è: e chi se ne importa? Infatti non è una novità che una parte offesa dica di non essere tale. Nei processi per estorsione o per mafia, è normale che i testimoni facciano così. Insomma, non siamo al tizio siciliano e omertoso della barzelletta che nega di essere stato sparato mentre sta agonizzando, ma è quasi la normalità in certi processi negare i fatti. Per paura, per soldi, per cento motivi, ma lo si fa. Questo nega la presenza di vittime? Oppure cancella il reato? La risposta è no in entrambi i casi. Il processo si fa e si va avanti anche senza i testimoni. 
Come si vede, quindi, quelli del Pdl sono pretesti ad uso e consumo di chi non sa queste cose. Così come quando dicono che Berlusconi è stato condannato senza prove. Anche qui, bisogna intenderci. Un filmato con Berlusconi che ha rapporti sessuali con Ruby non c'è; nè c'è la registrazione delle telefonate che Berlusconi ha fatto in Questura per far liberare Ruby. Ma il Codice Penale è chiaro: le prove possono non essere necessarie se ci sono indizi "gravi, precisi e concordanti", come recita il Codice. E d'altronde è normale che sia così. Di norma, se prendiamo un caso di omicidio, non abbiamo il filmato dell'assassinio. Ma se si trova l'arma del delitto, se la si collega all'omicida, se si trova il movente, e magari anche qualche prova che l'assassino verso l'ora dell'omicidio si trovava in zona, ecco che abbiamo la condanna. Stesso principio nel processo di Berlusconi. Ci sono le intercettazioni telefoniche, i pagamenti fatti a Ruby, alcune cose scritte dalla stessa ragazza; tutte cose che, inserite nel contestop del processo dimostrano la colpevolezza del Cavaliere. Stessa cosa per la concussione: ci sono le 7 telefonate fatte da Berlusconi da Parigi alla Questura di Milano, per cominciare. Certo, lui dice che ha solo chiesto informazioni. Ma quanto è compatibile questa affermazione con le tantissime telefonate che si scambiano (tra la tarda serata e l'alba del giorno dopo) Giorgia Iafrate e Pietro Ostuni (svegliato telefonicamente mentre dorme a casa sua), cioè rispettivamente il numero 2 e il numero 1 della Questura di Milano? Questo non è il comportamento che risponde ad una telefonata informativa. E poichè esiste il tabulato delle telefonate fatte e ricevute, si può vedere come la situazione diventa sempre più tesa. E tutto questo solo per una richiesta di informazioni? Senza dimenticare la testimonianza di Annamaria Fiorillo. il Pm del Tribunale dei minori che quella sera dette ordine di mandare la ragazza in comunità. Ha spiegato in Tribunale come la Iafrate tempestò anche lei di telefonate, insistendo per lasciar andare libera Ruby, senza accertamenti di nessun tipo. E quando la Fiorillo insistette che bisognava mandarla in comunità, la Iafrate fece resistenza, finchè alla fine il magistrato fu costretta ad interromperla bruscamente ordinandole di eseguire le disposizioni ricevute. L'insieme di queste cose (non una o due, ma l'insieme) ha formato quell'insieme di indizi "gravi, precisi e concordanti" che hanno portato alla condanna. 

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di Antonio Rispoli
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