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Processo Ruby: perchè 33 testimoni sono indagati?


Processo Ruby: perchè 33 testimoni sono indagati?
26/06/2013, 14:04

Uno dei punti su cui gli esponenti del Pdl si stanno accanendo, per dimostrare che nel processo Ruby i giudici sono di parte ed ostili a Berlusconi, riguarda la decisione del Tribunale di "rinvio degli atti alla Procura" per procedere contro ben 33 testimoni della difesa. 
Innanzitutto, una specificazione: di per sè il rinvio degli atti non significa nulla. La Procura dovrà adesso indagare e verificare se ci sono gli estremi; dopo di che chiedere il rinvio a giudizio.  Quindi è tutto sospeso in un limbo, per ora. Il punto è che le testimonianze di queste persone non hanno convinto il Tribunale, che sospetta non sia solo questione di ricordi sbagliati, gli errori che sono stati fatti durante la deposizione. 
Queste persone si possono dividere in tre gruppi. Il primo gruppo è quello dei dipendenti o ex dipendenti di Berlusconi. E' il gruppo più numeroso, comprende le Olgettine (le sorelle Ferrara, le sorelle De Vivo, Marysthelle Polanco, Miriam Loddo, Barbara Faggioli, ecc.) ed altre persone note - come Mariano Apicella - e meno note. Sono tutte persone che lavorano o hanno lavorato da Berlusconi o che comunque sono legate economicamente a lui. COmprese le Olgettine che, come hanno testimoniato in aula, prendono 2500 euro al mese dall'ex premier. Sarà lecito avere un sospetto quanto meno di favoritismo, visto che tutte queste persone hanno una sola entrata, cioè i soldi di Silvio Berlusconi?
Il secondo gruppo è quello dei politici: Bruno Archi, Licia Ronzulli, Maria Rosaria Rossi, Valentino Valentini. Sono quattro persone che - senza voler offendere nessuno - hanno un curriculum politico decisamente leggero; nè si può dire che abbiano lasciato tracce indelebili nella memoria del Paese. Se stanno lì, in Parlamento in Italia o in Europa, lo devono a Berlusconi. Soprattutto gli eletti in Italia, che non sono eletti, ma nominati, grazie a quello chifo di legge che è il Porcellum. Quindi, anche qua: è tanto strano che il Tribunale sospetti qualcosa? 
Poi abbiamo il terzo gruppo, cioè Giorgia Iafrate. Si tratta (o almeno lo era all'epoca) del numero 2 della Questura di Milano e di colei che era a capo della Questura la sera in cui Berlusconi telefonò per ordinare la liberazione di Ruby. E qui il discorso va ampliato un attimo. Perchè mentre tutti gli altri hanno testimoniato sulle vicende del bunga bunga e sulle cene di Arcore, per cui le loro dichiarazioni sono confrontabili solo con le intercettazioni telefoniche e qualche documento contabile, con la Iafrate abbiamo riscontri oggettivi. 
Esaminiamo prima la situazione: Ruby viene arrestata quel giorno, dietro denuncia di un'altra ragazza che accusava la marocchina di averle rubato 3000 euro. Lei non ha documenti e quindi dà il suo nome e dice di essere minorenne, ragion per cui viene allertato anche il Pm della Perocura dei Minori, Annamaria Fiorillo. A questo punto la Bossi-Fini prevede il fotosegnalamento, cioè prenderle le impronte digitali e farle le foto segnaletiche. Dopo di che (probabilmente la mattina dopo, dato che l'arresto era stato fatto la sera), se non fosse arrivata conferma certa della sua identità, l'avrebbero sottoposta in ospedale ad una verifica medica per stabilire l'età esatta, Una verifica che viene fatta attraverso una radiografia del polso. 
Ma poco dopo l'arrivo di Ruby in Questura, dopo che la Fiorillo aveva dato ordine di far ospitare la ragazza in una comunità, arriva la telefonata di Berlusconi. Noi non abbiamo la registrazione di quella telefonata, abbiamo solo dichiarazioni. Berlusconi dice che ha chiamato per informarsi sulla ragazza; la Iafrate conferma. Ma a questo punto comincia a fare cose strane, se la telefonata fosse stata solo informativa: per esempio, telefona al suo superiore, Ostuni, che sta tranquillamente a casa sua dormendo (orami siamo dopo la mezzanotte). La Iafrate è una poliziotta di lunga esperienza (se no non occuperebbe la posizione che occupa), che bisogno aveva di svegliare nel cuore della notte il suo superiore? Non solo, ma tra i due comincia un susseguirsi di telefonate (la Bocassini, nella sua requisitoria ne ha fatto l'elenco), tutte brevi ma a distanza sempre più ravvicinate. Inframmentate a queste, arrivabno altre sei telefonate dal caposcorta di Berlusconi. E anche questo è strano: perchè queste telefonate? Quali che fossero le informazioni che Berlusconi desiderava, le aveva ottenute con la prima telefonata. E poi ci sono state le telefonate della Iafrate alla Fiorillo, una serie di telefonate, anche qui sempre più tese, con cui la prima cercava di ottenere che la seconda cambiasse idea e consentisse l'affidamento alla Minetti che era stata mandata da Berlusconi. ANche qui: perchè tanta pressione? Se la telefonata di Berlusconi era informativa, perchè tanta pressione e tanto nervosismo? 
E che la telefonata di Berlusconi non fosse solo informativa è dimostrata anche da una cosa detta dalla Iafrate. Alla fine dell'esame, la poliziotta dice una cosa su questo tenore: "Io dovevo scegliere se affidare la ragazza ad una comunità oppure ad una inviata del Presidente del Consiglio e ho scelto di darla a quest'ultima". Ora, l'ordine di affidarla alla comunità veniva dal Pm; perchè disobbedire, se non per una pressione esterna? E per di più per affidarla a Nicole Minetti, cioè una perfetta sconosciuta senza titoli? Un poliziotto che facesse una cosa del genere, verrebbe sanzionato disciplinarmente, probabilmente. Non è accaduto nulla alla Iafrate, invece. Proprio perchè ha obbedito agli ordini di quello che, anche se impropriamente, è un suo superiore. 
Infatti, proviamo ad immaginare che la Iafrate avesse seguito la legge: avrebbe dovuto dire di no a Berlusconi e mandare Ruby in comunità. Dopo di che è possibile immaginare un Berlusconi che fa una telefonatina al Ministro dell'Interno di allora Roberto Maroni; quest'ultimo che telefona al capo della Polizia; e la Iafrate che - com'è e come non è - si ritrova spedita in cima all'Etna o comunque nel posto più scomodo che si possa immaginare. Invece, obbedendo a questi ordini, magari può chiedere una cortesia, se le serve. Come ricompensa. Stessa cosa oggi che il Ministro dell'Interno è Angelino Alfano. Per questo la sua testimonianza è sospetta. 
Naturalmente, oltre al fatto del sospetto, ci sono le dichiarazioni rese che contrastano con i fatti. La Loddo che dice di aver telefonato a Ruby quando questa era in Questura, mentre Ruby non aveva il telefonino (era a casa, a chilometri di distanza), è sospetto o no? Allora, che c'è di strano se poi il Tribunale chiede di indagare sulla falsa testimonianza? 
Con una chicca finale. Il Tribunale ha chiesto di indagare. Ma se la Procura dovesse scoprire che le dichiarazioni rese in aula sono state concordate con lo staff di Berlusconi, o che i testimoni sono stati pagati per mentire, rischia di apriorsi un nuovo processo per Berlusconi. Accusa: corruzione giudiziaria. 

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di Antonio Rispoli
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