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Programma M5S: luci ed ombre sull'economia (4a parte)


Programma M5S: luci ed ombre sull'economia (4a parte)
05/01/2013, 15:28

(continua)

Ora si dovrebbe passare al capitolo dell'energia, ma lo salterò. Infatti nel programma del movimento 5 Stelle si usano termini da esperti. Mi servirebbe un libro per spiegare la cogenerazione, la direttiva europea 76/93 e tutto il resto. Mi limito a far notare solo un punto, cioè quando si dice: "Potenziamento e riduzione dell'impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti". Per potenziare una centrale termoelettrica (cioè una centrale che produce elettricità bruciando qualcosa), devi aumentare la quantità di roba bruciata. Se la aumenti, aumenti la produzione di anidride carbonica, di monossido di carbonio, e di altri gas dannosi. Quindi come fai ad aumentare la produzione e contemporaneamente a ridurre l'impatto ambientale di tali centrali? In realtà, la soluzione attuale sarebbe l'uso di minicentrali eoliche e fotovoltaiche (per intenderci: i pannelli solari sul tetto e piccole turbine per diventare tutti noi produttori-consumatori di energia elettrica), diu cui nel programma non si fa parola. 
Passiamo quindi al capitolo economia. E qui la demagogia grillina trova il suo massimo sfogo. Sia ben chiaro, alcuni punti anche qui sono condivisibili. Per esempio il divieto di incrocio azionario tra banche ed imprese o l'abolizione della legge Biagi sono dei punti assolutamente condivisibili. Così come vietare che persone condannate possano avere cariche all'interno delle società. 
Ma che significa ""Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l'introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari"? No, perchè anche Monti ha detto di aver tagliato degli sprechi, dato che per lui la sanità pubblica, le pensioni pubbliche, la scuola pubblica e in generale il welfare sono uno spreco di soldi pubblici. Quindi, cosa intende Grillo per "sprechi di soldi pubblici"? Non si sa. COsì come non significa nulla che il cittadino possa accedere ai servizi senza intermediari. Se io ho bisogno di un certificato di nascita, per esempio, ho bisogno comunque del Comune che mi faccia da intermediario. Tramite un dipendente o tramite il suo sito, ma comunque mi deve fare da intermediario. E comunque, veramente qualcuno è così stupido da credere che questo permetta risparmi nell'ordione di 50 miliardi l'anno o più? Perchè questo serve per ridurre il debito pubblico. 
Oppure "abolizione delle scatole cinesi in Borsa". Ammesso e non concesso che sia possibile fare una legge del genere (cosa distingue una società effettiva da una scatola cinese?), l'imprenditore crea la scatola cinese all'estero ed usa quella per detenere la proprietà della propria società. O ancora: "Introduzione di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate". Quando è che una rappresentanza diventa reale? Perchè oggi queste tutele già ci sono nel nostro Codice Civile. Non sono reali? E chi lo stabilisce? Grillo? Certo, se lui compra 1000 euro di azioni della Telecom e pretende di governare una società che ha un capitale che mi sembra sia oltre il miliardo, direi che non ci siamo. I piccoli azionisti restano comunque una presenza di complemento, non possono ostacolare il vero proprietario. Per il semplice motivo che è il proprietario che mette i soldi (se ha cervello, ovviamente). 
Ma il meglio è alla fine: favorire le produzioni locali, sostenere le società no profit, introduzione del sussidio di disoccupazione. Tre idee che richiedono ingenti somme. Un sussidio di disoccupazione di 600 euro al mese per ognuno dei disoccupati (compresi coloro che non cercano più un lavoro perchè scoraggiati) costa un paio di miliardi al mese, circa 25-30 l'anno. Da dove intende prendere questi soldi? Non si sa. Sì, perchè mei programmi non si fa mai menzione di come aumentare le entrate. Si parla di incentivare, di promuovere, ecc., ma mai delle entrate. Eppure nel programma ci sono spese che si possono quantificare in una cinquantina di miliardi l'anno. Bastano 2 anni di questa politica per mandare in default il Paese senza nessuna possibilità di risorgere. 
Ma più interessante di quello che dice, è quello che non dice. Non si parla di evasione fiscale, non si parla di ridurre lo strapotere delle banche, non si parla di Equitalia. Anzi, proprio giovedì sul blog c'era un appassionato elzeviro a favore degli imprenditori, descritti come una classe di perseguitati e maltrattati dallo Stato, che li grava di troppe tasse. Peccato che in realtà ben pochi degli imprenditori italiani paghino le tasse. La maggior parte preferisce evaderle. Tanto i controlli sono rarissimi. E anche se capitano, la multa che si paga è meno di quello che si guadagna in un anno di evasione fiscale. 

Insomma, un programma realistico si e no al 30%, con un 10% di menzogne e il resto tutta demagogia. Ecco cosa è il Movimento 5 Stelle.
Infine una annotazione. In questi giorni che ho fatto questo lungo editoriale a puntate, molti grillini sono intervenuti per commentare, qui sul sito o su Facebook. Ma nessuno è riuscito ad argomentare un gran che, oltre a qualche insulto (o presunto tale). Eppure, se avessi scritto qualcosa di falso, sarebbe facile confutare la sostanza delle mie parole. D'altronde il programma lo conoscono tutti, no? Il punto è esattamente questo: no, non lo conoscono. Perchè il programma, nel suo complesso, è vasto e dispersivo; oppure, come nel capitolo Energia, complesso e leggibile solo da un esperto. Nell'uno come nell'altro caso diventa impossibile da ricordare. Per cui i primi a non conoscere il programma sono proprio i grillini. Anche perchè non c'è un filo comune, nè dal punto di vista ideologico nè dal punto di vista logico. SI è cercato solo si sfondare usando gli argomenti che più piacciono agli scontenti di tutti i partiti. Insomma, mutatis mutandis, siamo a qualcosa di simile a quello che si vide nel 2001, quando le città erano piene di manifesti con la faccia di Berlusconi e slogan che dicevano di tutto. QUella rimasta famosa è "Meno tasse per tutti", ma come nel programma di Grillo, senza spiegare come. 

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di Antonio Rispoli
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