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Prostituzione: legalizzata, in casa, in strada o come?


Prostituzione: legalizzata, in casa, in strada o come?
06/03/2014, 15:14

Girando per il mondo occidentale, si vede che il problema della prostituzione viene affrontato in modi diversi a seconda del Paese: si va dagli Usa, dove la prostituzione è un reato duramente condannato, fino all'Olanda o all'Australia, dove ci sono bordelli legalizzati ed autorizzati dallo Stato. Con ogni via di mezzo, compresa quella italiana che considera legale la prostituzione e punisce lo sfruttamento. 

Ma qual è il sistema migliore per eliminare il problema? La risposta è semplice: nessuno. Non è un caso se viene definito "il mestiere più vecchio del mondo". Perchè è un mestiere che è sempre esistito. Da che esiste la storia, la prostituzione è esistita: evidente o nascosta, chiamata in una maniera o nell'altra, ma è sempre esistita. E del resto è ovvio che sia così: il desiderio di sopravvivere e il desiderio di arricchirsi sono due impulsi naturali dell'essere umano. E per coloro che - per qualsiasi ragione - pongono uno o entrambi di questi due desideri in cima alla propria lista di priorità, è normale offrire il proprio corpo a questo scopo. A questo poi si aggiunge una certa percentuale - che io immagino molto ridotta, ma che esiste - di donne a cui piace l'idea di prostituirsi, cioè di farsi pagare in cambio di sesso; e un'altra percentuale di prostitute che non si dichiarano tali, ma nei fatti lo sono, perchè vanno alla ricerca di persone ricche con cui fare sesso per avere una bella vita. E sono quelle persone di cui leggiamo sui giornali, che si accompagnano a persone molto ricche. 

C'è poi un'ultima categoria, che è quella delle donne costrette a prostituirsi, con le minacce, con la violenza, con il ricatto, ecc.  Ma su queste c'è poco da dire: questo è un genere di prostituzione che non può essere tollerato mai e in nessun modo, e che va punito con molta severità. Perchè in questo caso dietro alle ragazze c'è un'organizzazione di criminali che va semplicemente messa in galera. Così come va sanzionata - cosa che di solito non viene fatta - la prostituzione minorile. Ovviamente non con la galera, perchè non è così grave. Ma se un Paese non è in grado di creare strutture educative e sociali in grado di limitare la prostituzione minorile volontaria, deve punire anche la prostituta, oltre al cliente. Per esempio con il lavoro coatto. 

Quindi torniamo alla prostituzione volontaria delle maggiorenni. Qui esistono tre sostanziali strade: la repressione, come negli Usa; ignorare il problema, come in Italia; aiutare le prostitute, come in Australia. Usare la repressione non serve a nulla. Certo, le prostitute finiscono in galera per qualche mese o un anno, ma poi escono e riprendono come prima. Nè danneggia i "papponi" che talune di loro hanno alle spalle. Anzi, le ragazze di solito finiscono in galera senza tradire i loro protettori, perchè sanno che così alla loro uscita dal carcere potranno riprendere tranquillamente il loro mestiere. 

La seconda strada è quella scelta dall'Italia: la prostituzione non è un reato, ma lo è lo sfruttamento. Quindi si dà la caccia solo ai protettori, mentre le prostitute vengono lasciate stare (a meno che non sia una straniera, perchè in questo caso ricade nelle maglie della legge cosiddetta Bossi-Fini). Questa è la strada più ipocrita: non aiuta le prostitute; e per uno sfruttatore che viene messo in galera, ce ne sono altri 10 che prendono il suo posto. Inoltre, le ragazze si prostituiscono per strada, dove sono alla mercè non solo dei loro protettori, ma anche dei clienti. Che non di rado le picchiano o le uccidono, solo per un puro capriccio. 

La terza è quella scelta da Paesi come Germania, Olanda e Australia. Si tratta della stessa strada scelta dall'Italia sia durante il fascismo che nei primi anni del dopoguerra. Cioè quella dello Stato che regola la prostituzione, garantendo alle prostitute un ambiente protetto e sicuro e ai clienti igiene e prevenzione dalle malattie. Infatti le prostitute lavorano in ambienti protetti (locali in Australia e in Germania, appartamenti in Olanda) e relativamente sicuri, sorvegliati; inoltre si sottopongono a periodiche visite mediche, in modo da non diventare veicolo di infezioni. Anzi, in questi Paesi le prostitute pagano addirittura le tasse, come ogni cittadino deve fare. 

Appare evidente come quest'ultima sia la scelta migliore. Tuttavia, c'è un grosso ostacolo ideologico alla diffusione di questo sistema. Infatti chi si oppone sostiene che così è lo Stato che diventa lo sfruttatore della prostituta; inoltre che facendo così non si salvaguardia la dignità della donna. Due argomenti che dal mio punto di vista sono molto deboli. Perchè qui parliamo di donne che per motivi loro - almeno fino a prova contraria - hanno deciso di prostituirsi. Quindi il punto non è se avranno o no lo sfruttatore, ma se lo sfruttatore deve essere una persona o lo Stato. Il punto non è se la donna conserva o meno la sua dignità, ma se conserva o meno la sua libertà di scelta. Perchè con un sistema di "case chiuse" (come si chiamavano i bordelli in Italia), la donna può decidere di andarsene in qualsiasi momento; con un sistema come quello che c'è in Italia, la prostituta resta nelle mani del suo sfruttatore, punto e basta. 

Ma come ho detto, l'ostacolo è ideologico: la maggior parte di chi si oppone a questa alternativa, lo fa in nome del femminismo oppure di altre ideologie similari. Ma un problema - quale che sia - non si risolve mai in maniera ideologica, bensì in maniera pratica. Con un po' di buon senso. Anche perchè, in questo periodo di crisi, un incremento di entrate fiscali non dovrebbe essere una brutta cosa: in Germania le prostitute pagano 4 miliardi l'anno di tasse. Qui dovrebbero essere di meno, ma 2 o 3 miliardi l'anno in più le dovrebbero fornire. A meno che non diventano anche loro degli evasori fiscali...

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di Antonio Rispoli
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