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Quando la gente vuole la vendetta, che ne è della giustizia?


Quando la gente vuole la vendetta, che ne è della giustizia?
27/05/2013, 14:25

Sempre più spesso mi capita di leggere in link su Facebook o in commenti vari delle reazioni sbagliate ed esagerate a delle notizie che comunque sono gravi. L'ultimo esempio, in ordine di tempo, è quello del ragazzo cosentino che ha prima pugnalato e poi bruciato viva la propria ragazza. Per questo fatto esiste un reato specifico: si chiama omicidio aggravato. E quindi la condanna sarà eseguita in base a questo reato, come prevede la legge. Invece si leggono commenti di odio puro, che chiedono la pena di morte o le torture peggiori possibili per l'omicidio in questione. E naturalmente da applicare subito, immediatamente, senza processo.  
Una cosa simile sta avvenendo su Facebook con le vicende di Lusi, Fiorito e Belsito. Circolano dei link contro i magistrati, che mettono a confronto episodi (che qualche volta avvengono, ma raramente) di disoccupati che rubano del cibo nei supermercati e c he per questo vengono condannati, rispetto ai tre personaggio in questione che sono liberi. E' chiaro che sono link in malafede, dato che contengono un confronto improponibile e molte cose non dette. 
Innanzitutto, nel Codice Penale esiste l'istituto della sospensione condizionale della pena: se non hai commesso altri reati e subisci una condanna inferiore ai due anni, non si va in galera e la pena viene sospesa. Se nei successivi 5 anni non commetti altri reati, la condanna viene cancellata; se ne commetti si sconta quella e questa. Inoltre, c'è anche il beneficio della "non menzione": se qualcuno chiede il certificato penale per un lavoro e una persona ha una condanna con pena sospesa, nel certificato penale essa non appare. Si tratta di una misura decisa per dare una seconda opportunità a chi commette lievi reati. Quindi, il disoccupato che ruba qualcosa ben difficilmente viene condannato, perchè di solito gli si applica l'esimente della situazione di assoluta necessità (cioè si dice: "Ok, ha rubato, ma non lo consideriamo reato perchè ha rubato per sopravvivere"). Qualora questo non succeda, comunque la condanna è solo simbolica, dato che gli viene applicata la sospensione condizionale della pena. 
Per quanto riguarda i tesorieri di partito (Belsito della Lega, Fiorito tesoriere laziale del Pdl e Lusi della Margherita), il discorso è completamente diverso. Nessuno dei tre ha subito una condanna definitiva. Oggi Fiorito è stato condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi, ma è solo una condanna di primo grado. Adesso bisognerà aspettare il deposito delle motivazioni fatto dal giudice e da quel momento Fiorito ha 60 giorni di tempo per decidere se la condanna gli sta bene oppure se intende fare ricorso in appello. Questa è la legge e va applicata anche nei loro confronti, come va applicata nei confronti di chi ammazza una persona. Anche se il sedicenne di Cosenza ha confessato un omicidio particolarmente efferato, va processato prima di dire se è colpevole o meno. Questo prevede la legge. E se è necessario, bisogna aspettare tutti e tre i gradi di giudizio. 
Invece come dicevo, si leggono solo parole di odio. Che sono molto diffuse, perchè sono le stesse parole che si sentono in Tv, quando fanno le interviste per strada. Ma questo significa cercare la vendetta, non la giustizia. L'esigenza di un processo nasce proprio per mettere un limite alla legge del taglione, cioè un limite alla violenza generalizzata. Quando i processi non si sono fatti, allora c'è stata per esempio la Rivoluzione francese, con il suo contorno di ghigliottine e violenze varie. E ancora oggi questo accade, per esempio, con le lapidazioni che vengono fatte in alcuni Paesi islamici come Afghanistan, Arabia Saudita o simili. Ma si tratta di giustizia? O semplicemente di vendetta? 
Secondo la teoria giusnaturalista (una delle tante teorie filosofiche che si sono susseguite nel corso del secoli), la società umana è il frutto di un "patto sociale" con cui la gente rinuncia a farsi giustizia da soli in cambio di un sistema sociale che aiuti e tuteli i più deboli. Ma se non si tutelano più le persone, se si vuole il linciaggio di chi si dice sia colpevole (perchè senza un processo siamo ai "si dice"), se ci si affida alla rabbia di piazza (una rabbia alimentata ad arte con falsificazioni di tutti i tipi, sia su Internet che in Tv che sui giornali), allora è la fine del patto sociale. E l'unica cosa che resta è la legge del più forte. 

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di Antonio Rispoli
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