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Quando l'esperto di economia non sa nulla di economia


Quando l'esperto di economia non sa nulla di economia
22/07/2012, 19:43

Sempre più spesso si sentono in TV esponenti del governo o esperti di economia (professori o con altri titoli altisonanti) spiegare come si esce dalla crisi. E le soluzioni che si sentono sono sempre le stesse: ridurre il welfare (loro lo chiamano asetticamente "tagliare gli sprechi"), abbassare gli stipendi di operai e impiegati di basso livello ("ridurre il peso della fiscalità sulle imprese"), ridurre le pensioni ("adeguare l'età pensionalibile all'allungamento della vita media"). 
Non deve stupire che queste persone dicano così. Per diversi motivi. Innanzitutto per i loro stipendi. Tutte queste persone sono professori universitari, consulenti aziendali o simili. Insomma hanno professioni di tutta tranquillità, poco impegnative e ben remunerate. Non pochi di loro guadagnano in un mese quando un operaio guadagna in un anno. Sia ben chiaro, non intendo fare moralismo spiccio sulla ricchezza, ma è indubbio che sono persone che non sanno che significa lottare per arrivare a fine mese. Non sanno che significa andare in un ospedale pubblico, oppure arrivare a casa la sera fisicamente distrutti dopo una giornata di lavoro passata vicino all'altoforno.  E per quanto riguarda la scuola, sono persone che mandano i loro figli alla scuola privata, in genere. Per cui, distruggere le pensioni, la sanità pubblica, la scuola pubblica per loro è una cosa del massimo disinteresse. 
Il secondo motivo è ideologico. Negli ultimi 30 anni si è diffusa, tra gli economisti,  una ideologia detta "della scuola di Chicago". E' quella che si sente sempre in TV: bisogna ridurre le spese dello Stato ed usare i soldi per tagliare le tasse. Però quali spese sono da ridurre per loro? Gli sprechi per la casta dei politici? Ovviamente no. La valanga di soldi che vengono regalate alle aziende? No, perchè "altrimenti gli imprenditori scappano all'estero", sono soliti dire. E allora cosa rimane? Semplice: licenziare migliaia e migliaia di dipendenti pubblici, tagliare il welfare e tassare i beni. Quest'ultima è una mezza trappola. Perchè viene presentata come una cosa equa: tutti pagano alla stessa maniera. Per esempio l'Iva è una di queste tasse: tutti pagano il 21%, quindi in maniera uguale. In realtà non è così, perchè pagare 20 euro di tasse può essere tanto per l'operaio che guadagna 1000 euro al mese, ma pochissimo per uno che guadagna 100 mila euro al mese. Quindi è un modo di tassare profondamente iniquo. 
Ma per gli economisti della Scuola di Chicago l'obiettivo è esattamente questo: scaricare gran parte delle tasse sui ceti medi e medio bassi, mentre chi guadagna di più deve pagare meno tasse. Questo perchè, pagando meno tasse e pagando bassi salari - sostengono questi signori - assumono più dipendenti e quindi abbassano l'occupazione. L'esempio classico lo abbiamo avuto l'estate del 2011, quando il miliardario Warren Buffet, intervistato alla TV dichiarò candidamente che lui pagava il 17% del suo reddito di tasse, mentre la sua segretaria pagava il 41%. E questo è esattamente quello che vuole l'ideologia dominante in campo economico. 
 Peccato che questa ideologia presenta tanti punti deboli. Il principale è questo: l'economia descritta dalla scuola di Chicago fa un errore basilare che dovrebbe essere stato assimilato dato che fu uno di quelli che causò la crisi del 1929. E si tratta di un principio che viene riassunto nella frase: mai dare per scontato che ci sia qualcuno disposto a comprare quello che tu vuoi vendere. Il che è esattamente quello che fa questa ideologia. Dà per scontato che l'industriale o il commerciante trovino sicuramente qualcuno a cui vendere. Cosa che ovviamente non è: per vendere devi "creare" il compratore. E per "creare" un compratore c'è bisogno di due cose: 1) deve essere interessato all'oggetto che si vuole vendere; 2) deve avere i soldi per comprarli. Il punto 1) si risolve facilmente: una buona campagna pubblicitaria, spot in TV, sui giornali e su Internet e, con l'idea giusta, si può vendere anche un blocco di ghiaccio agli eschimesi al Polo Nord. Per il punto 2) la questione è più delicata. Perchè un individuo spende solo se ha soldi, oltre le necessità primarie. E quindi deve ricevere uno stipendio sufficientemente alto. Ma questo è l'esatto opposto di quanto prevede la Scuola di Chicago, che invece dice che il salario per i dipendenti deve essere il più basso possibile. 
Come si vede, si tratta di deduzioni lapalissiane,  praticamente ovvie, una volta poste le premesse. Allora come mai gli esperti che compaiono in TV o che sono in molti governi non ci arrivano? Perchè pagare stipendi più alti significa ridurre i margini di guadagno degli industriali, che quindi spesso se ne vanno all'estero, in quesi Paesi (come la Cina, l'India, il Vietnam) dove ci sono gli schiavi amzichè i lavoratori; dove nelle industrie ci sono persone che vengono pagate con una ciotola di riso ed una branda in cambio di 15 ore di lavoro al giorno. Ma questo ha contemporaneamente l'effetto di prosciugare proprio il mercato. Perchè mercati come quello indiano o cinese sono poco ricettivi, sia perchè la gran parte della popolazione è povera, sia perchè adottano leggi appositamente pensate per favorire le merci prodotte sul territorio nazionale. E i mercati occidentali sono sempre più poveri, dato che c'è una forte riduzione sia del numero degli occupati che degli stipendi. Il risultato è un calo progressivo delle vendite. Ed è questo la causa della crisi che stiamo vivendo. Non sono le banche la causa; se lo fossero con tutti i soldi che hanno ricevuto la crisi sarebbe finita. Nè lo sono i debiti sovrani degli Stati, che sono un problema, ma non irrisolvibile (soprattutto se venisse affrontato con intelligenza e non con un rigore stupido e cieco anche davanti all'evidenza dei fatti). Il problema base è il forte impoverimento di larghi strati della popolazione italiana come di quella statunitense come di quella di molti Paesi europei. Se non si alzano i loro stipendi, questa crisi non potrà finire. 
Ma nessun economista ammetterà di aver sbagliato. Proprio perchè sono professori o consulenti aziendali, il loro interesse non è far emergere la verità, ma tenersi i loro incarichi. Andare in TV a dire: "Le grandi aziende devono pagare di più le tasse, dato che guadagnano fin troppo" non gli consentirebbe certo di mantenere il loro posto. O andare a dire: "Signori, negli ultimi 30 anni abbiamo raccontato solo fregnacce, dato che sapevamo che alla lunga il risultato sarebbe stato questo" è difficile che aumenti la loro reputazione come professori universitari. Inoltre molti di loro sono presuntuosi, si ritengono infallibili. Come per il Presidente del Consiglio Mario Monti: qualcuno ce lo vede ad andare a dire in Tv che tutto quello che ha fatto come premier è sbagliato? Sicuramente no, eppure i dati economici dicono che negli ultimi 8 mesi non un solo dato economico è migliorato: lo spread è uguale, la disoccupazione è aumentata, il debito pubblico anche. Il deficit è l'unica cosa che è diminuita, ma con un calo del Pil del 2,4% per il 2012 e quindi in piena recessione, non basta. 
Serve quindi un ripensamento di tutte le politiche economiche nei Paesi occidentali. Ma prima ancora i cittadini dovrebbero capire che chi propone queste teorie economiche vuole danneggiarli; e dovrebbero rifiutarsi di votare per i partiti che propongono queste come misure per "uscire dalla crisi". Sarebbe un primo passo per rompere questa situazione che a poco a poco sta distruggendo l'economia di mezza Europa. 

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di Antonio Rispoli
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