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Quando un disabile in classe è intollerabile (per i genitori)


Quando un disabile in classe è intollerabile (per i genitori)
23/09/2013, 14:41

Si moltiplicano i casi in cui i genitori ritirano i propri figli da scuola o comunque protestano per la presenza di bambini stranieri o di bambini disabili (parliamo di disabilità mentali, come la sindrome di Down o l'autismo). 
Ora, esaminiamo la cosa da due punti di vista. Il primo è quello dei bambini. Un bambino, come vede un autistico o un Down o uno straniero? Come un bambino come gli altri, con cui instaurare una comunicazione su diverse basi. Infatti non bisogna dimenticare che un bambino dell'età di 5, 6, 8 e anche 10 anni ha il cervello che è come una spugna: assorbe qualsiasi nozione; ed è alla ricerca di nuove cose da imparare. Per questo i bambini sono più adatti ad imparare le lingue, ad esempio: un adulto ha già una mente solidamente formata e quindi deve inserire nuove regole in contrasto con quelle precedenti. un bambino no, ha ancora spazio per inserire due, tre e più linee logiche differenti e indipendenti. Quindi, un bambino che si trova davanti un bambino down, se non ci sono interferenze da parte degli adulti, si limiterà ad adeguare il proprio comportamento in modo da inserire nel proprio modo di fare una linea di contatto con lui. La stessa cosa con i bambini stranieri. Che non sono mai stranieri. Sono compagni di giochi che, anzichè chiamarsi Giovanni, Maria o Francesco, si chiamano Ahmid, Sun Li oppure Marcos. E non capita di rado che poi ognuno insegni all'altro modi di fare o parole tipiche della propria cultura o della propria lingua. Con situazioni che possono essere divertenti (almeno viste dall'interno): per esempio come il bambino e la madre che hanno un diverbio che lui conclude con una brutta parola... in cinese. Niente di grave, poi le cose si sistemano, ma resta il fatto che la madre non era in grado di sapere cosa le avesse detto il figlio. 
Quindi da questo lato l'integrazione è piena e totale. E dal lato dei genitori? Lì sorge il problema. E' inutile negarlo, su questo siamo pieni di pregiudizi. Io stesso non mi vegogno di ammettere che spesso, nel vedere persone disabili, sento un brivido che mi corre lungo la schiena. In parte è pena per quella persona (lo so, mi si può giudicare male, ma è quello che provo), in parte è paura di potermi trovare io stesso in quella condizione. Ovviamente, essendo una persona istruita e ragionevole, non lascio trasparire questo mio sentire e mi comporto normalmente. Ma è chiaro che basta poco, per esempio un po' di ignoranza, per passare ad un atteggiamento ostile della serie: "Tu non contagerai mio figlio". Che, laddove si tratti di bambini stranieri, diventa un "Tu non aggredirai mio figlio". Lasciamo perdere il fatto che le disabilità non sono contagiose e che i bambini stranieri sono aggressivi quanto quelli italiani, cioè dipende da caso a caso. Ma è chiaro che si tratta di pregiudizi che non hanno nessun fondamento. 
E che dire di quei casi in cui i bambini vengono allontanati, per esempio dalla mensa, perchè non hanno soldi per pagare la retta? I bambini allontanati si sentiranno umiliati; ma i bambini che restano, che cosa penseranno? Che è giusto scacciare chi è povero, perchè chi non ha i soldi è inferiore? Avete idea di che pregiudizi si creano? 
Pregiudizi che però vengono assimilati dai figli. Quando la prossima volta quei bambini incontreranno un disabile che cosa faranno? Imiteranno i genitori e quindi faranno la stessa cosa fatta dai loro genitori: li eviteranno, li isoleranno. E quindi insegneranno a loro volta ai loro figli, un domani a fare lo stesso.
Purtroppo piaccia o non piaccia, sono queste le basi del razzismo. Perchè c'è l'odio verso i rom, gli stranieri e i gay? Perchè sin da piccoli i genitori indicano questi gruppi come i "cattivi": i rom sono ladri e rapitori di bambini, gli stranieri sono violenti e stupratori, i gay ti infilano le mani nelle mutande. E poichè noi ci fidiamo dei nostri genitori, gli crediamo, facciamo quello che ci dicono. Poi la stragrande maggioranza della popolazione rimane così, convinta che tutto questo sia vero; ma c'è qualche eccezione. Qualcuno per esempio conosce qualche gay e scopre che sono persone come le altre; qualcuno è un imbecille, qualcuno è in gamba... esattamente come gli eterosessuali. Oppure magari si informa e scopre che negli ultimi 40 anni in Europa non c'è un solo caso accertato in cui i rom hanno sequestrato un bambino o un neonato. Certo, c'è qualcuno che è un delinquente; qualche altro che ruba per necessità (come sempre avviene nelle comunità povere)... ed è necessità vera. Perchè diciamo la verità: quanti di voi darebbero lavoro ad un rom, con tutti i pregiudizi che ci sono? Ma la maggior parte dei rom, anche qui, sono persone come noi. Certo, hanno uno stile di vita criticabile, dal nostro punto di vista; ma chi di noi è così perfetto da non essere esposto a critiche? Idem con gli stranieri: qualcuno è un delinquente, qualche altro spaccia o ruba per necessità, ma la maggior parte cerca solo una opportunità di lavorare onestamente. 
Quindi, se ci sono questi pregiudizi è colpa di ciascuno di noi. Ogni volta che diciamo o facciamo qualcosa in cui dimostriamo di considerare gli altri diversi da nboi, noi diamo un segnale preciso ai nostri figli. Un segnale che rimarrà impresso nella roccia; ed imitarlo sarà normale per quei bambini, una volta diventati adulti. E' questa l'essenza del razzismo. Ed è questo che ha trasformato l'Italia in uno dei Paesi più razzisti. 

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di Antonio Rispoli
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