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Quanto pesa oggi il referendum costituzionale del 2016?


Quanto pesa oggi il referendum costituzionale del 2016?
18/10/2017, 15:38

E' ormai passato quasi un anno dal referendum costituzionale che ha respinto la riforma voluta da Matteo Renzi. Eppure i suoi sostenitori continuano a raccontare che tutti i mali del Paese dipendono da quel "no" al referendum. Anche il fatto che sia stata approvata alla Camera una pessima legge elettorale è colpa del "no" al referendum. E naturalmente si accusa quel 60% di italiani che hanno votato "no" di aver scelto così per odio contro Renzi. Ma è veramente così? 

Ora, vediamo di separare le cose. E' indubbio che il comportamento di Renzi ha accentuato una certa dicotomia nel Paese. ha presentato il referendum come un referendum su se stesso e sull'operato del suo governo; ha detto che si sarebbe dimesso in caso di sconfitta al referendum... insomma, ha fatto di tutto per mettere in secondo piano il merito del referendum. E' chiaro che questo ha fatto da catalizzatore: gran parte di chi ha votato sì e di chi ha votato no l'ha fatto perchè ha votato a favore o contro Renzi. Attenzione: "gran parte" non significa "tutti". Secondo quanto dissero allora dei flussi elettorali, per esempio, circa il 10% di chi vota M5S ha votato sì, come più o meno la stessa percentuale di leghisti e così via. Allo stesso modo c'è stata una piccola minoranza di persone che hanno votato no pur votando abitualmente per il Pd. 

Quindi queste persone perchè hanno votato come hanno votato? Si può presumere che l'hanno fatto perchè hanno valutato il merito della riforma. Ed allora esaminiamo questo merito. Partendo da una presupposto importante: il referendum è stato votato tutto insieme. E quindi il merito va esaminato come complesso. Invece i renziani, in malafede, esaminano solo un articolo della riforma. E' chiaro che a tutti farebbe piacere una riduzione del numero dei senatori. Così come a tutti farebbe piacere l'eliminazione del Cnel, visto che è un ente inutile. Ma Renzi nella sua riforma non ha messo solo la riduzione del numero dei senatori o l'eliminazione del Cnel o l'eliminazione delle province. Ha messo l'eliminazione del Senato come Camera legiferante, trasformando il sistema di scrittura delle leggi da bicamerale a monocamerale. La propaganda renziana diceva: "Così le leggi si realizzano prima". Ma è l'unica cosa che sarebbe cambiata? 

Per capirlo, bisogna guardare al combinato disposto delle leggi. Termine tecnico legale, che alcuni hanno usato in senso sarcastico, ma che in diritto è prassi normale. Vuol dire semplicemente questo. Le leggi non sono entità astratte che vivono in un universo metafisico, ognuna in una bolla impenetrabile. Sono un corpo unico e spesso interagiscono tra di loro per formare situazioni legali che non sono espressamente codificate. E questo è importante. Perchè quando ho provato a spiegare i difetti della riforma, mi è stato risposto: "In quale articolo è scritto questo? In nessun articolo? Allora te lo stai inventando tu". Ma se due leggi si incrociano, non è una mia invenzione; sono due leggi. Che creano una situazione non scritta da nessuna parte, ma c'è. 

Qual è il "non scritto" della riforma? Bisogna ricordarsi innanzitutto che la riforma costituzionale era stata pensata comprensiva della legge elettorale nota come Italicum, che stabiliva una elezione proporzionale con conseguente ballottaggio tra i due partiti che avevano avuto più voti. E che la Camera dei Deputati (che se fosse stata approvata la riforma sarebbe stata l'unica Camera legiferante rimasta) ha un proprio regolamento pensato per un sistema bicamerale e che sarebbe rimasto intatto (a meno che la maggioranza non lo cambi in separata sede). Quindi non bisogna esaminare solo la riforma costituzionale, ma anche l'Italicum come erqa stato approvato (quindi senza le modifiche della Corte Costituzionale) e il regolamento della Camera. 

Per spiegarlo, inventiamo un esempio. Diciamo che la riforma è stata approvata e che l'Italicum è passato all'esame della Corte Costituzionale senza problemi (secondo molti renziani, la nuova Costituzione sarebbe stata compatibile con l'Italicum; io ho i miei dubbi, ma comunque tralasciamo). Questo significa che alle prossime elezioni ci sarebbe un governo (non importa di che partito, non cambierebbe la sostanza) sostenuto da un solo partito, i cui parlamentari sono stati scelti in maggioranza dal "capo" del partito (che può essere il segretario del Pd, può essere Berlusconi per Forza Italia, possono essere Grillo e Casaleggio per M5S, e così via) che è anche Presidente del Consiglio. Attenzione a questi dettagli: non li sto raccontando per passare il tempo. Perchè ovviamente se li ha scelti il "capo" sono persone che lui considera fedeli e che quindi voteranno come dice lui. 

Con queste premesse, viene portata in discussione alla Camera una legge per punire le fake news sui social network. Durante la discussione, il governo - come gli permettono i regolamenti della Camera - presenta un emendamento che equipara le pagine dei social network e i blog alle testate giornalistiche. Questo significa che ciascun italiano, per avere un profilo su Facebook, su Twitter o su Istagram o un blog deve andare presso il Tribunale più vicino, registrarsi (pagando la relativa tassa annuale) e poi nominare una persona iscritta all'Ordine dei Giornalisti come direttore editoriale. Chi non lo fa, incorre nel reato penale di pubblicazione clandestina, che prevede il carcere e una forte multa. Si può facilmente capire che l'80-90% degli utenti dei social network dovrebbero chiudere, perchè non hanno i soldi da poter spendere per un capriccio e/o non conoscono nessuno iscritto all'albo dell'Ordine dei Giornalisti. Sarebbe un ottimo modo per il governo di controllare e censurare Internet. 

Che succede presentato l'emendamento? Che il Presidente della Camera (eletto dalla maggioranza) ha l'unico obbligo di concedere un po' di tempo per presentare eventuali subemendamenti. Diciamo che concede mezz'ora o un'ora. Al termine di questo intervallo di tempo, si vota l'emendamento che viene approvato (la maggioranza vota come ordina il Presidente del Consiglio). Quindi abbiamo una legge di censura, che colpirebbe la libertà di tutti gli italiani approvata in pratica senza che gli italiani ne sappiano nulla. Certo, qualcuno seguirà anche i lavori della Camera, ma la maggior parte delle persone di giorno lavora. Allora vi chiedo: pensate che questo sia democratico? Questo è qualcosa che oggi non è possibile perchè col bicameralismo ci sono un po' di giorni tra l'approvazione alla Camera e quella al Senato e quindi c'è il tempo per protestare, organizzare manifestazioni, flash mob, ecc. 

Qualcuno potrebbe replicare: "Va bene, ma è un caso isolato. Mica è detto che facciano così". E chi lo dice? Se c'è la possibilità di farlo, vuol dire che qualcuno prima o poi lo farà. Inoltre, io non ho fatto un esempio a caso, è un fatto realmente successo. Anno 2009, governo Berlusconi. Durante la discussione di una legge il senatore D'Alia presentò un emendamento esattamente come quello che ho descritto sopra; emendamento che venne approvato in quattro e quattr'otto. Cosa sarebbe successo se già allora ci fosse stato il monocameralismo? Che la legge sarebbe entrata immediatamente in vigore. Per me non ci sarebbero stati problemi, io sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti. Ma voi? Quanti di voi hanno un parente o un amico che possa fare il direttore editoriale? Senza le proteste di massa e i flash mob che ci furono allora, e che convinsero la maggioranza a ritirare l'emendamento, oggi la maggior parte di chi usa Facebook, Twitter o Istagram si troverebbe in galera oppure dovrebbe semplicemente limitarsi a leggere quello che scrivono i giornali o i blogger. Vi piacerebbe? 

Questo è solo uno dei problemi che avrebbe arrecato la riforma costituzionale. Ce ne sono altri, che si possono sintetizzare nell'eccesso di potere che avrebbe il governo. Molti renziani obiettano: "Ma ci sono tanti Paesi che sono monocamerali senza essere dittature". Basterebbe ricordare a questi signori che il monocameralismo era la costante delle dittature sudamericane che si sono succedute tra gli anni '50 e gli anni '80. Il problema è che se si vuole avere il monocameralismo, ci deve essere una impalcatura istituzionale che eviti gli abusi. Avere una sola Camera che scrive le leggi significa che bisogna creare un organismo di controllo su quelle leggi. Organismo di controllo che può essere anche la stessa Camera, però a condizione che ci sia un periodo abbastanza lungo tra un esame della legge e il successivo. Insomma, ci deve essere un qualche cosa che consenta alla gente di sapere e di protestare, se non vuole quella certa legge. Poi magari non servirà a nulla, ma comunque è una necessità. In Israele, per esempio, dove c'è una sola Camera, ogni legge fa tre passaggi alla Knesset. 

Quindi attenzione a fare sempre paragoni improvvidi. Ogni Paese ha un proprio sistema istituzionale che non è replicabile, senza replicare ogni singola parte. Per esempio, non sarebbe possibile avere un Presidente-capo del governo, come negli Usa, senza avere un sistema bipartitico, elezioni in anni differenti tra Camera e Senato e tutto il resto. Pretendere di importare solo i compiti e i poteri del Presidente Usa senza importare tutto il resto, rischia di creare guai. Quindi ogni volta che Renzi e i suoi seguaci hanno detto: "Ma anche all'estero hanno adottato il monocameralismo, in alcuni Paesi", hanno preso per i fondelli la gente. Perchè ogni Paese ha il suo sistema istituzionale e non se ne può importare solo un pezzo, magari quello che fa comodo. 

In realtà, vediamo di dire le cose come stanno, fuori dai denti. Se l'obiettivo di Renzi fosse stato di ridurre i parlamentari o di eliminare il Cnel o di eliminare le province, avrebbe fatto solo quello. In realtà quello che voleva era concentrare più potere nelle proprie mani abolendo il Senato e quindi diminuendo i contrappesi istituzionali. Renzi ha semplicemente usato lo stesso sistema usato da Berlusconi quando fece la sua riforma costituzionale nel 2005: ha usato una serie di specchietti per le allodole per cercare di evitare la discussione sulla parte centrale della riforma. Berlusconi usò solo la riduzione dei parlamentari, Renzi ha messo anche l'abolizione del Cnel e delle province. E così si è anche prefabbricato un alibi, come dimostrano i link che circolano oggi, dove si dice che è colpa di chi ha votato "no" alla riforma se Tiziano Treu è stato nominato a capo del Cnel o se il Senato non approva questa o quella legge approvata dalla Camera. 

Quindi è inutile raccontare cretinate. La riforma costituzionale era invotabile. Io non condanno chi ha votato a favore: che abbia creduto alle parole di Renzi o che abbia votato "sì" perchè intendeva rafforzare il governo Renzi, sono fatti suoi. Ma non si venga a dire che quella riforma sarebbe stata positiva per l'Italia. Concentrare il potere nelle mani di qualcuno è sempre negativo. Sempre, sempre, sempre. Il potere va diviso in pesi e contrappesi, che impediscano gli abusi. Già il sistema istituzionale italiano, da questo punto di vista, è carente a causa delle leggi ordinarie. E l'abbiamo visto con il governo Berlusconi che ha fatto moltissime leggi sbagliate senza che nessuno potesse fare nulla. Non c'è bisogno di diminuire anche i contrappesi previsti in Costituzione.

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di Antonio Rispoli
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