Editoriali / L'opinione

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Quanto tempo deve durare l'odio verso una persona?


Quanto tempo deve durare l'odio verso una persona?
30/07/2013, 13:34

Ricordo che ai tempi delle guerre civili nella ex Jugoslavia, rimasi sorpreso nell'apprendere che uno dei motivi di contrasto riguardava un episodio di svariati secoli fa tra cristiani e musulmani della Penisola Balcanica. E ricordo che allora pensai quanto fosse assurdo abbandonarsi all'odio a distanza di così tanto tempo. 
Ma a giudicare da quanto si sta leggendo negli ultimi giorni, anche gli italiani si abbandonano all'odio. Per di più un odio inutile e vergognoso, contro un centenario inoffensivo. Il centenario in questione è Erich Priebke, che ieri ha appunto superato il secolo di vita. Probabilmente tutti sapranno (o crederanno di sapere) tutto quello che c'è da sapere di Priebke: capitano delle SS nel 1944, era in secondo in capo delle SS a Roma, e fu colui che Kappler delegò per l'organizzazione di quella che è conosciuta come la strage delle Fosse Ardeatine: 335 prigionieri giustiziati con un colpo alla nuca come rappresaglia per l'attentato di via Rasella in cui erano morti 33 soldati tedeschi (in realtà 32 morti, ma un soldato era ferito così grave che lo considerarono tra i morti. Ed infatti morì qualche giorno dopo). 
Purtroppo, qui ci imbattiamo in uno dei classici errori che si fa quando si racconta la storia: i vincitori (o pseudovincitori che siano) che raccontano una versione dei fatti molto accomodante che però cancella la realtà dei fatti. Ed è quello che abbiamo qui. Con l'aggravante di alcune sentenze della Cassazione che, se dal lato giuridico sono inappuntabili, dal punto di vista storico sono da voltastomaco.
La carriera militare di Priebke non è stata nulla di eccezionale, nè in positivo nè in negativo. Chiunque lo conobbe allora ha testimoniato che era un soldato solido e pragmatico, che svolgeva il suo dovere senza particolare zelo ma senza poltrire. Quando il 22 marzo del 1944 i partigiani del GAP fecero esplodere una bomba, mentre un gruppo di soldati tedeschi passava a via Rasella, fu lui, insieme a Kappler, che riuscì a convincere Hitler a rinunciare alla rappresaglia voluta dal dittatore nazista (bombardare i quartieri della capitale limitrofi alla zona dell'attentato), adottando ragionamenti da "economia di guerra": ci sarebbero volute troppe bombe, troppo carburante, ecc.; e con l'esercito alleato a poca distanza da Roma e già sbarcato sulla spiaggia di Anzio, non era il caso. E così Hitler accettò la controproposta di 10 ostaggi per ogni soldato. Poi su questo si inserì l'errore materiale: i tedeschi mandarono delle liste di nomi al direttore del carcere Regino Coeli; il quale però le respinse e ne preparò altre diverse. Ma mentre le liste del direttore erano preparate solo parzialmente e il direttore era stato chiamato via per una emergenza, arrivarono i tedeschi a prendere le vittime da portare via. A quel punto nella confusione le due liste si mischiarono, per cui i tedeschi portarono via 5 persone in più, portando il totale delle vittime a 335. 
La colpa di Kappler? Nessuna. Suo fu solo il compito di organizzare il tutto: per uccidere un così gran numero di persone evitando una reazione violenta, le persone vennero portate nelle cave man mano che quelli prima venivano uccisi. Alla fine l'ingresso venne fatto saltare con la dinamite, e la cava divenne una tomba. 
Fu così che Priebke divenne "il boia delle Fosse Ardeatine", ma chi lo dice dimentica alcuni dettagli. Il primo è che erano in guerra, e quindi la rappresaglia è perfettamente legittima, laddove è contenuta (e 10 ostaggi per un soldato lo è). Naturalmente qui salterà fuori la solita anima candida a dire che si trattava di innocenti che nulla avevano fatto. Ora, a parte che non è completamente vero (oltre 150 erano detenuti condannati a gravi pene carcerarie, e che quindi non erano santarellini), c'è da dire che in tutte le guerre gli eserciti hanno fatto la guerra prima di tutto ai civili e poi ai soldati. QUando i lanzichenecchi scesero a Roma, nel '500, una volta superate le difese non si preoccuparono di eliminare l'esercito del Pap, che potè rifugiarsi a Castel Sant'Angelo, ma si dipersero per la città, arraffando qualsiasi ricchezza trovassero e stuprando qualsiasi essere umano di sesso femminile (e non solo). E ai tempi dell'impero romano, i soldati, una volta entrati nelle città nemiche saccheggiavano e stupravano alla stessa maniera. Per non parlare poi delle crocifissioni di massa, in caso di qualche attentato contro i soldati romani. Insomma, sono cose che ci sono sempre state. E prima che qualcuno dica che sono cose più vecchie della Seconda Guerra Mondiale, allora vogliamo ricordare cosa hanno fatto i vincitori della Seconda Guerra Mondiale? Città popolosissime, come Colonia e Dresda vennero rase al suolo, di giorno dalle bombe britanniche e la notte da quelle statunitensi. Per non parlare del Giappone. Quando si parla del fatto che gli Usa sganciarono le due bombe atomiche su due città che allora non significavano niente come Hiroshima e Nagasaki, nessuno si chiede mai perchè vennero scelte quelle due città. La risposta è semplice: le città opiù grandi erano già state rase al suolo. Approfittando che le case erano fatte quasi esclusivamente di legno e carta, i B-17 e i B-29 statunitensi venivano caricati all'inverosimile di bombe incendiarie. Addirittura venivano smontate le mitragliatrici prima della partenza e non si caricavano le munizioni (a che pro, se i giapponesi non avevano più aerei nè fabbriche in grado di produrre munizioni?) per avere più spazio a disposizione. Una volta arrivati sulla città, c'erano due aerei pilota che sganciavano le bombe incendiarie seguendo due linee rette che si incrociavano, formando una croce. Gli altri aerei si regolavano su questa croce per sganciare il loro carico. In breve le fiamme divampavano. E guai per coloro che non avevano evacuato la città o erano andati nei pochi rifugi: l'elevatissima temperatura prosciugava l'ossigeno per decine e decine di metri intorno alle fiamme. E guai a chi cercava rifugio e refrigerio nei laghetti o nelle fontane presenti in città: il calore era tale da far bollire l'acqua e coloro che vi si erano rifugiati. 
Eppure nessuno parla mai di questo. Nè parla mai dei campi di concentramento statunitensi e britannici (questi erano in Canada) nei quali migliaia e migliaia di italiani trovarono la morte per fame, sete, botte o torture.
Perchè qui sta il nucleo della vicenda: i tedeschi hanno perso la guerra e quindi qualsiasi cosa sia successa tra il 1919 e il 1945 è negativa; e guai al tedesco che non rinnega il suo Paese per quel periodo. E' galera certa. Le stesse cose fatte dagli statunitensi, dai britannici o dai canadesi sono nulla. Le rappresaglie sui civili si fanno anche oggi, solo che nessuno lo dice: quando esplode una bomba sotto un mezzo italiano, statunitense, inglese, ecc., dopo pochi giorni (a volte anche dopo meno di 24 ore) c'è sempre una incursione contro una "base dei terroristi", che si risolve in una strage di civili, di cui nessuno parla. Succede in Afghanistan, in Iraq, a Gaza e ovunque c'è un esercito che controlla militarmente territori che non sono propri. Quindi qual è la differenza con quello che fece Priebke? Solo che Priebke fa parte di un esercito che ha perso. Punto. 
C'è poi un aspetto politico che non si può non menzionare. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'antifascismo e l'antinazismo è stato uno dei cavalli di battaglia del PCI. E questo è passato attraverso una serie di parole d'ordine, tra cui l'esaltazione dei partigiani: tutti belli, tutti santi, tutti patriotti. E quindi bello, santo e patriottico è stato tutto quello che loro hanno fatto, comprese le bombe piazzate a destra e a manca senza risparmio. E, per converso, qualsiasi cosa fatta dai nazisti - ovviamente tutti brutti, sporchi e cattivi - è stata negativa. Un modo di ragionare che ha ottime ragioni propagandistiche, e che è più che giustificato se fatto subito dopo la fine della guerra. Ma che diventa una cosa estremamente negativa quando la cronaca di 10 anni fa diventa la storia di 70 anni fa. Perchè purtroppo che cosa succede? Che i fatti se ne vanno a farsi benedire e quello che rimane sono solo le contrapposte propaganda. Ma la propaganda è per sua natura falsa; e credere che una cosa falsa sia vera, significa essere ignoranti. Così da una parte abbiamo persone, di estrazione politica di sinistra, che per ignoranza prendono per vera la propaganda di quella parte politica e credono che Hitler fosse pazzo, che i nazisti erano una banda di assassini e stupratori e gli italiani antifascisti una manica di santi con aureola e alucce; e dall'altra persone, di estrazione politica di destra, che favoleggiano di un fascismo o di un nazismo (a seconda delle preferenze) che non c'è mai stato, basato sulle teorie del nazismo e del fascismo ma che non si sono mai realizzate. In mezzo, come sempre quando c'è uno scontro di propaganda, resta la verità, sottile stecco di legno schiacciato da due muri di ferro. Il problema è che a nessuno interessa la verità, la propaganda attira molto di più

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di Antonio Rispoli
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