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Razzismo: i "bravi ragazzi" italiani non sono diversi dai nazisti


Razzismo: i 'bravi ragazzi' italiani non sono diversi dai nazisti
13/05/2013, 14:49

L'omicidio (oggi diventato un duplice omicidio) commesso da un ghanese a Milano è stata una interessante cartina di tornasole del pensiero medio delle persone presenti su Facebook. Infatti ho avuto modo di vedere persone non sospettabili di razzismo dare fondo a tutti i luoghi comuni sugli stranieri: gli stranieri che possono fare quello che vogliono, tanto non rischiano la galera; gli stranieri godono di favori da parte dei comuni e degli altri enti statali, che regalano loro soldi e case; gli stranieri che vengono qui da noi perchè qui sono impuniti; ecc. Mancava solo che dicessero che vengono qui a stuprare le donne italiane, e poi avevamo la propaganda del Ku Klux Klan al gran completo. 
E naturalmente è inutile provare a far capire quanto queste idee siano solo pregiudizi. Le risposte anche qui sono sempre le stesse: "Allora li ospiti tutti a casa tua", "Ecco il buonismo della sinistra" (come se avesse senso un termine come "buonismo"), e via elencando.
Eppure mi chiedo: è così difficile trattare gli stranieri semplicemente come persone? Il ghanese ha commesso un duplice omicidio, e come tale deve essere condannato; ma non ad una pena diversa di quella che verrebbe inflitta ad un italiano che compia lo stesso reato di duplice omicidio. E di certo non è che si può incolpare di questo reato il sudafricano o il libico o il venezuelano o il cingalese. Il reato è individuale, non è che si può dare la colpa a una intera etnia. Quando succedono queste cose, mi viene in mente una frase che mi è capitato spesso di incrociare nei fumetti di Tex Willer. Parlando del diverso trattamento riservato ai bianchi e agli indiani, Tex dice: "Quando il colpevole di un reato è un bianco, si mette una taglia, si stampa un manifesto e prima o poi quello la paga. QUando invece si tratta di un indiano, si manda l'esercito a fare strage di qualsiasi indiano sia nella zona in cui è avvenuto il crimine. Giustizia da un soldo al quintale". Eppure è lo stesso concetto che è nella testa di molti italiani. Se è un italiano, bisogna rispettare la legge; quando si tratta degli stranieri, a parte le camere a gas e i forni crematori, si chiede qualsiasi pena. ANche se non è provata la loro colpevolezza. 
Non è un fenomeno nuovo. E' un fenomeno conosciuto, dai sociologi. Ed è lo stesso fenomeno che sta alla base del nazismo. Molti pensano che il nazismo si basò su un regime di terrore e basta. E per certi versi c'era anche questo fatto. Ma soprattutto all'inizio, furono molte le persone "normali" (operai, muratori, commercianti, insegnanti) che si prodigavano nel segnalare gli ebrei da arrestare. Ma non perchè fossero fanatici o antisemiti (usando questo termine nell'accezione sbagliata in cui viene usato di solito). Erano semplicemente convinti che fosse normale questo. Erano convinti che gli ebrei veramente potessero corrompere i loro figli e farli crescere delinquenti; che potevano trascinare le loro figlie verso la lussuria; che rubavano i posti di lavoro ai tedeschi; che avevano causato volontariamente la crisi, nel loro piano di conquista del mondo, mediante il completo controllo del sistema bancario mondiale; e così via. E quindi ritennero che fosse loro dovere, per la tutela anche della loro persona e della loro famiglia, agire così. E alla stessa maniera oggi molti italiani ritengono sia normale diffondere menzogne sugli stranieri in Italia. Su Facebook ci sono fior di esempi: ci sono link che mostrano un gruppo di extracomunitari al bar o che escono da un negozio con scritte che lo Stato regala loro da 30 a 50 euro al giorno (la cifra varia da link a link); c'è addirittura quella che sembra una busta paga (che è palesemente falsificata) da cui si ricava che il Trentino Alto Adige regala agli extracomunitari 1390 euro al mese; e cose del genere. Non ci sarebbe neanche bisogno di smentirle queste cose, qualsiasi persona ragionevole può ben immaginare che nessun politico è così scemo da giocarsi l'elezione regalando soldi al primo che passa. Eppure la gente ci crede sul serio, tutti tirano fuori l'amico o l'amica che viene trattato peggio dell'extracomunitario; oppure il più classico del "lo sanno tutti che...". In realtà, l'unica cosa parzialmente vera è che, quando ci sono i bandi per le case popolari, spesso gli stranieri sono ai primi posti. Ma questo è dovuto ai requisiti richiesti, il primo dei quali è il reddito. Come dicono le statistiche, gli stranieri, anche quando lavorano regolarmente, prendono stipendi parecchio più bassi degli italiani; e spesso sono costretti a lavorare in nero. E' chiaro che in questa maniera il loro reddito è più basso e questo gli consente di avere un punteggio migliore in questo campo. E' colpa degli stranieri questo? Senz'altro no. Sono gli imprenditori italiani che li sfruttano, minacciandoli di farli espellere togliendo loro il lavoro e quindi facendogli perdere il permesso di soggiorno. Una realtà semplice ed evidente. Ma troppo complicata per la mente dell'italiano medio sempre pronto, come i nazisti 80 anni fa, a diventare un volenteroso carnefice. 
Perchè il problema base di ogni razzismo resta quello, l'ignoranza. Non si sanno le cose, non si sa niente di queste persone, e si sparano sentenze. Una delle frasi più ricorrenti è: "Loro vogliono imporci i loro costumi e invece devono imparare a rispettare le nostre leggi". Il che potrebbe avere una base di verità, se non fosse per due punti specifici. Il primo è che gli extracomunitari non vogliono imporre niente. Semplicemente loro hanno sempre vissuto in una certa maniera, gli sono stati insegnati certi usi e certi costumi; trattandosi di persone di solito di bassa cultura, danno per scontato che ovunque sia così. Quindi, hanno bisogno di una sorta di "rieducazione" per imparare quali siano le leggi italiane. Ma chi glielo da questo insegnamento? Infatti è bene ricordare che le leggi fatte nel corso degli anni dal Pdl e dalla Lega hanno di fatto chiuso ogni canale di immigrazione legale. E l'immigrazione illegale non è controllabile. Il secondo è il rovescio di questa stessa medaglia: visto che entrano illegalmente, come si può far imparare loro le leggi italiane? Per loro è "normale" violare alcune leggi semplciemente perchè non si rendono conto che le stanno violando. E se esiste il principio che "ignorantia legit non excusat" (l'ignoranza della legge non ci esime dal rispettarla), è altrettanto vero che le leggi vanno messe a conoscenza del pubblico, proprio perchè tutti ne possono avere conoscenza. 
Insomma, in fondo il discorso è semplice: si tratta di tendere la mano sapendo con chi si ha a che fare. Ma "sapere" significa informarsi, capire, verificare. Non abbandonarsi ai luoghi comuni e ai pregiudizi, come fanno la maggior parte degli italiani.  

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di Antonio Rispoli
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