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Renzi e Di Maio: la pericolosa illusione sul debito pubblico


Renzi e Di Maio: la pericolosa illusione sul debito pubblico
13/02/2018, 16:03

In questi giorni, con la campagna elettorale in corso, è un fiorire di bugie da parte dei politici, di ogni partito e di ogni schieramento. Ma alcune bugie rischiano di divertare pericolose, perchè illudono le persone. 

L'ultimo esempio riguarda due persone che apparentemente non hanno nulla in comune. Mi riferisco al segretario del Pd Matteo Renzi e al "candidato premier" del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio. Entrambi hanno promesso di ridurre il debito pubblico e quasi negli stessi termini. Di Maio, nel presentare il programma in 20 punti del Movimento 5 Stelle ha parlato di ridurlo di 40 punti percentuali in 10 anni; Renzi ha detto di volerlo portare al 100% del Pil in 10 anni. Visto che attualmente il debito pubblico è intorno al 135% del Pil (e quindi Di Maio lo porterebbe al 95%), le due promesse sono completamente sovrapponibili. Ma sono anche realizzabili? 

Innanzitutto, trasformiamo le percentuali in numeri. Il Pil è pari a poco più di 1700 miliardi di euro; il debito pubblico ha superato i 2300 miliardi di euro. Se immaginiamo - solo per comodità di espressione - un Pil fermo nei prossimi 10 anni, bisognerebbe ridurre il debito pubblico di 600 miliardi di euro. Pari a 60 miliardi di euro l'anno. Oppure possiamo fare al contrario: le vifre non cambiano. Se immaginiamo, a livello di ipotesi, una crescita del Pil pari al 2% all'anno (vorrei ricordare che l'ultimo anno in cui il Pil è cresciuto tanto eravamo nel 2000 e che fino al 2020 secondo le previsioni il Pil crescerà sempre meno, rispetto all'1,5% del 2017), abbiamo un Pil che aumenta di 35 miliardi l'anno. Significa che bisognerebbe ridurre il debito pubblico di 25 miliardi l'anno. Per farlo, sin dal 2018 dovremmo passare da un deficit del 2% all'anno (quello che abbiamo avuto negli ultimi 5 anni) ad un avanzo di bilancio dell'1,5% l'anno. Il che significa una manovra da 60 miliardi di euro. Naturalmente, senza considerare gli aumenti della spesa pubblica previsti e la necessità di trovare i soldi necessari a "disattivare" le clausole di salvaguardia che tutti i governi hanno messo. 

Quindi dovremmo avere la prossima finanziaria, a dicembre 2018, da 90-100 miliardi di euro. Senza nessuna entrata una tantum. Basta questo per far capire come sia impossibile mantenere questa promessa. Non parliamo poi delle coperture proposte. Secondo Di Maio, la copertura sarebbe garantita dal fare altri debiti - per 100 miliardi e oltre - da investire in "attività molto remunerative" (quali? Non si sa). Secondo Renzi, la copertura già c'è nel senso che basta una crescita economica moderata per ottenere il calo del debito. Se una finanziaria da 100 miliardi me la chiamate "crescita economica moderata"...

Sia ben chiaro, la proposta è irrealizzabile per Renzi e per Di Maio, non "irrealizzabile" in senso assoluto. Perchè in realtà c'è una riserva alla quale attingere. Mi riferisco ai 117 miliardi (secondo il governo) di evasione fiscale che ogni anno vengono sottratti dalle casse dello Stato. Ma sono soldi che non possono essere recuperati con i continui condoni che ha fatto Renzi (e Berlusconi, Monti e Letta prima di lui). Per recuperarli bisogna fare una legge ad hoc, che punisca seriamente gli evasori fiscali. E dopo bastonare, bastonare e bastonare. A cominciare dai più ricchi. Chi mi legge, sa qual è la mia proposta: reclusione da 5 a 20 anni oltre ad una multa minima pari a 10 volte la somma evasa, se siamo sotto il milione; 20 volte se siamo sopra. Dopo di che mandare la Guardia di Finanza a fare una visitina alle principali aziende italiane: Mediaset, Eni, Enel, Telecom, ecc. ecc. Dopo una decina di condanne e quasi tutto il gotha della imprenditoria italiana in carcere, sono dell'idea che molti smetteranno di evadere o quanto meno lo ridurranno a livelli ragionevoli. Come si vede, non ho molta fiducia nella onestà dei dirigenti delle società italiane. Anche se non ho certo prove per dire che tizio o caio evadano il fisco. Questo lo dovrebbero fare magistrati e Guardia di Finanza, ma non ci sono leggi che puniscano adeguatamente questo reato. E nessun magistrato ha tempo da perdere per fare indagini che poi possono sfociare solo in una sentenza di prescrizione. 

Quindi, come si vede, è realizzabile. Ma chiaramente, il partito che approvasse una legge del genere dovrebbe pagare un prezzo, sotto forma di mancati finanziamenti. Perchè, vediamo di parlarci chiaro: 117 miliardi di evasione fiscale non sono opera i 10 o 20 imprenditori. VIstoche secondo la Cgia di Mestre tutti i possessori di partita Iva, in totale, pagano 105 miliardi di euro l'anno, per evaderne 117 - considerando che chi guadagna poco non ha convenienza ad evadere il fisco, il gioco non vale la candela - significa che la stragrande maggioranza degli imprenditori medi e grandi evadono. E gli imprenditori medi e grandi sono proprio coloro che finanziano i partiti. Qualcuno scommette che Renzi sia disposto a fare una cosa del genere? O che lo sia Di Maio? 

C'è poi una cosa che voglio aggiungere. Renzi ha anche avanzato la possibilità che la Cassa Depositi e Prestiti acquisti una parte del patrimonio pubblico, per rinforzare le casse dello Stato. E non è l'unico: analoghe proposte sono state avanzate da tutti i governi, negli ultimi 20 anni (a parte il governo Prodi). Al di là delle cifre, che sono variabili, è fattibile? Tecnicamente sì. Ma ci sono due grossi problemi. Il primo riguarda i soldi utilizzati: la Cdp gestisce i soldi che i cittadini italiani versano alle Poste, per acquistare i Buoni Fruttiferi Postali, per i conti postali e così via. Quindi, anche se i politici parlano speso di usare quei soldi per operazioni in perdita, sono soldi che vanno restituiti agli italiani. E quindi non se ne possono sprecare troppi. Il secondo problema è legato al primo: anche se formalmente il suo bilancio è separato da quello statale, la Cdp è pubblica. Quindi agli occhi dell'Europa, il trasferimento di soldi e risorse sarebbe solo un provvedimento estetico per cercare di nascondere il debito pubblico. E il risultato sarebbero infrazioni per deficit eccessivo ed altre sanzioni. Quidi, diffidate da chi propone questo: vi sta ingannando. 

Il punto è che usare questi trucchetti per ridurre il debito pubblico è inutile. Sono solo buffonate che vengono raccontate alle persone comuni che non conoscono certi dettagli tecnici, per ingannarle. In realtà il debito pubblico si riduce esattamente come si riduce il debito privato. Immaginate di avere un grosso debito, e che siete così onesti da volerlo ripagare. Cosa fate? Cercate di guadagnare il più possibile e spendere il meno possibile, in modo da ripagare progressivamente il debito. Semplice, no? E' quello che ha fatto la Germania. Tra il 2014 e il 2017 ha ridotto il proprio debito pubblico di quasi 10 punti percentuali. Come? Con una crescita costantemente al di sopra del 2% all'anno e con un avanzo di bilancio tra lo 0,2 e lo 0,5% all'anno. Maq come si spera che si possa fare lo stesso in Italia, se tutti i partiti parlano solo di fare altri debiti? 

Fateci caso: Di Maio parla di andare in deficit di 100 miliardi di euro (quasi il triplo del deficit attuale); Salvini contesta l'esistenza stessa del limite del 3% del Pil; Renzi ha proposto di chiedere all'Europa di restare stabilmente con un deficit al 2,9% del Pil. E anche Berlusconi, anche se non apertamente, ha fatto capire di voler aumentare il deficit. Tutti parlano solo di spendere di più, nessuno di avere una finanza sana. Il che non è una bestemmia, nè una difesa dei provvedimenti adottati negli ultimi anni. L'austerity è cosa diversa dai provvedimenti adottati dai governi italiani, è solo un uso più razionale delle spese. Ma anche questo è impossibile da usare in Italia, dove quasi ogni politico ha una marea di persone a cui deve favori e che quindi ricompensa con leggi ad hoc o con assunzioni di comodo. E queste spese sono le prime che andrebbero tagliate. Insieme a quelle per finanziare le imprese. Perchè questo è il capitalismo all'italiana: le imprese si tengono i soldi che guadagnano, evadono il fisco e in più hanno contributi dallo Stato. 

Da quello che ho detto, si può ricavare anche un'altra cosa: che tutti i partiti dimostrano di non voler fare nulla per migliorare l'economia dell'Italia. Nella migliore delle ipotesi faranno come Renzi: se l'economia italiana migliora grazie al "traino" offerto dalla Germania e dagli altri Paesi europei, se ne prenderanno il merito e aumenteranno i soldi che distribuiscono ai ricchi. Nella peggiore, combineranno disastriulteriori. Adesso chiedetevi una cosa. Supponiamo che domani arrivi una nuova crisi economica, come quella del 2008. Come credete che potrebbe reagire il governo italiano? Al di là delle capacità dei singoli che in quel momento saranno al governo, cosa potrebbe fare? Nel 2008, quando arrivò dagli Usa la crisi scatenata dai mutui subprime e dal fallimento, avevamo appena avuto il governo Prodi che aveva ridotto il deficit all'1,5% e aveva fatto crescere il Pil dell'1,7%. Ma i dati attuali sono decisamente peggiori. Inoltre, il debito pubblico da allora è cresciuto di oltre 400 miliardi. Cosa potremmo opporre ad uno tsunami economico? La bella faccia di Di Maio, di Renzi o di Salvini? 

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di Antonio Rispoli
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