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Salari in discesa in Italia: una delle cause della crisi in corso


Salari in discesa in Italia: una delle cause della crisi in corso
11/03/2019, 15:47

Sabato è stato diffuso uno studio della Fondaazione Di Vittorio sull'andmento dei salari tra il 2001 e il 2017 nei vari Paesi europei. Voglio sottolineare i dati di tre Paesi tra il 2010 e il 2017. E i tre Paesi sono Italia: (dove i salari sono scesi da oltre 30 mila euro l'anno a poco più di 29 mila), Francia (dove i salari sono passati da 35 mila euro l'anno a 37 mila) e Germania (dove i salari sono passati da 36 mila euro l'anno a 39 mila). 

La prima cosa che balza all'occhio è che in Italia sono scesi, mentre in Francia e Germania sono aumentati. Può sembrare una banalità, ma inseriamo questo dato nei vari contesti economici. Come lo leggiamo? Innanzitutto che un imprenditore tedesco o francese paga il dipendente molto più che in Italia (quelli indicati sono stipendi lordi, quindi comprensivi di tasse e contributi vari). Eppure la Germania esporta molto più che l'Italia. Quindi, come la mettiamo con la bufala che ci raccontano da oltre 20 anni, che per esportare di più c'è bisogno di tagliare i salari per ridurre il costo del lavoro? Se questa fosse una storiella vera, noi dovremmo esportare più della Germania. Anche perchè c'è una voce che non è compresa, quella dei premi. Che in Germania sono la normalità e in Italia una rarissima eccezione. In Germania invece un premio di produzione annuale di 5000 euro non stupice nessuno. Ma se un lavoratore in Germania costa 10 mila euro l'anno in più che in Italia, perchè noi non sfruttiamo i costi di produzione più bassi per esportare di più? 

Perchè il fatto che bisogna ridurre il costo del lavoro per esportare di più è in parte una balla per giustificare l'accanimento dei governi italiani contro i lavoratori. In realtà, basta pensare a se stessi. Immaginiamo di andare al supermercato e di voler comprare un certo prodotto, disponibile in una decina di marche. Quale acquistiamo? Se non abbiamo soldi, scegliamo quello più economico; se li abbiamo, siamo anche disposti a pagare un po' di più per poter comprare il prodotto più di qualità. Ed è lo stesso per qualunque prodotto: la Germania esporta di più perchè mediamente il livello qualitativo dei loro prodotti è elevato. E quindi, chi compra un prodotto tedesco sa che in genere spende qualcosa di più perun prodotto qualitativamente elevato. Chi compra un prodotto italiano sa che avrà un prodotto situato ai due estremi: o un prodotto di lusso (che però è riservato a pochissimi) oppure un prodotto di bassa qualità, che viene comprato da chi ha scarse disponibilità economiche. Ma per i prodotti di bassa qualità, dove conta molto il salario, la Cina e l'India (dove i lavoratori vengono pagato 2-300 euro al mese) erodono facilmente i margini di guadagno delle imprese italiane. E quindi alla lunga le imprese italiane esportano di meno; mentre è più difficile fare concorrenza a quelle tedesche. 

Il secondo ragionamento che possiamo fare sui salari riguarda i consumi. Perchè le due cose sono collegate. Più i salari medi sono alti e più i salari reali sono vicini ai valori medi (le due condizioni devono viaggiare di pari passo), più sono alti i consumi interni di un Paese. E' per questo che la Germania ha dei tassi di crescita alti e costanti. Raramente sono i più alti in assoluto sul singolo anno, ma su un periodo di 5-10 anni la somma totale diviene molto elevata. I salari alti, uniti ad un welfare molto diffuso, permettono di mantenere un livello di consumi interni elevato; se sommiamo anche le esportazioni, abbiamo tassi di crescita intorno al 2% oppure oltre. Quando le esportazioni latitano (come dovrebbe succedere nel 2019, a causa dei dazi imposti dagli Usa di Trump), la crescita scende all'1%, magari anche allo 0,6%, ma resta positiva. 

Invece in Italia non è così. Ci sono molte disparità tra i pochi che prendono 50 o 100 mila euro l'anno o anche di più e i tantissimi che prendono meno di 10 mila euro l'anno. E questo abbassa il livello dei consumi. Perchè i consumi di una persona restano più o meno identici tra chi guadagna 10 mila euro e chi ne guadagna un milione. Cambia solo il fatto che il primo acquisterà al discount e il secondo solo prodotti di lusso, ma tanto il primo quanto il secondo compreranno il telefonino o la Tv in casa. Inoltre, quel dato dei 29 mila euro l'anno per l'Italia è un dato falsificato dall'amplissima diffusione che in Italia hanno in cosiddetti "lavori in grigio": persone che lavorano con un regolare contratto, ma che ricevono un salario inferiore a quello previsto dal contratto (altrimenti vengono cacciati a calci in culo dall'azienda). 

La terza considerazione riguarda i governi che si sono succeduti. Nel 2010 c'era il governo Berlusconi-Lega, poi venne il governo Monti, poi il governo Letta ed infine il governo Renzi. E in parte anche il governo Gentiloni. Cioè, se escludiamo il governo Berlusconi-Lega, gli altri sono quelli che si vantano di aver salvato l'Italia dal default. Possiamo discutere se sia vero o meno, ma di sicuro il salvataggio è stato fatto sulla pelle dei lavoratori italiani. E sottolineo la parola "lavoratori", dato che nel frattempo l'evasione fiscale, secondo la Guardia di Finanza, è passata da circa 220 miliardi di euro l'anno a circa 270. Quindi, non sono stati gli imprenditori che hanno risanato il Paese. Loro si sono limitati a fare quello che hanno sempre fatto: evadere il fisco, sottopagare i lavoratori, incassare i soldi che lo Stato elargisce a tutti i settori economici. Contemporaneamente, hanno anche azzerato gli investimenti, in modo da far aumentare il vantaggio tecnologico e nelle esportazioni della Germania. Un vero paradiso... per i tedeschi. 

Purtroppo tutto nasce da due problemi: l'egoismo dei partiti (di tutti i partiti, senza eccezione) e una concezione dell'economia decisamente sui generis da parte di tutti i maggiori economisti. L'egoismo dei partiti è facile da spiegare: nessun partito e nessun politico rinuncia ai soldi che riceve dagli imprenditori (parliamo dei finanziamenti fatti secondo la legge, giusto per chiarire). E quindi nessun politico è disposto a presentare una legge che punisca l'evasione fiscale oppure che tuteli i salari dei dipendenti. In questi giorni c'è discussione tra il Pd e il Movimento 5 Stelle sull'approvazione di una legge sul salario minimo garantito (c'è una proposta del Pd dell'estate scorsa e una di M5S di poche settimane fa). Peccato che entrambe le leggi contengono tante di quelle eccezioni da essere di fatto non applicabili. 

Il secondo problema è quello economico. Si continua a professare il neoliberismo, nonostante 30 anni a passa di esperienza dimostri quanto sia sbagliata quella teoria. E il neoliberismo prevede di concentrare le ricchezze nelle mani di pochi, sostenendo che così esse cadranno a pioggia sugli altri. L'esempio è quello della piramide di bicchieri: si versa lo champagne nel primo ed esso, traboccando, riempie via via tutti gli altri che stanno sotto. Ma in realtà, usando questa metafora, succede che il primo bicchiere, man mano che viene riempito, diventa sempre più grande. Per cui sono ben poche le gocce che scendono nei bicchieri sottostanti. E questo provoca una crescente disuguaglianza economica, con ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. E' quello che è successo in Grecia, che è successo in Italia, e che succede in molti altri Paesi. Mentre bisogna adottare principi più socialisti: tasse elevate su chi è ricco e distribuzione di quelle ricchezze a chi è povero. Perchè è solo così che l'economia cresce. E lo dimostrano Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia e Norvegia. 

Ma questo i politici non vogliono capirlo, vogliono solo arricchirsi. E non lo capiscono neanche i cittadini, come dimostrano le tante, troppe proteste dove ogni gruppo vuole ricchezza per se stesso senza pensare agli altri. L'ultimo esempio è quello dei pastori sardi: hanno fatto tanto casino e che hanno ottenuto? Nulla. Il loro guadagno è vicino allo zero.

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di Antonio Rispoli
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