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Salvini: "Il 3% è un parametro vecchio e superato". E senza che succede?


Salvini: 'Il 3% è un parametro vecchio e superato'. E senza che succede?
29/05/2019, 15:58

In questi ultimi giorni il Ministro dell'Interno Matteo Salvini si è espresso spesso contro i vincoli di bilancio. Prima ha detto che il rapporto del 3% tra deficit e Pil è da superare, poi ha detto che i parametri previsti dai trattati europei sono cose vecchie e infine che la vittoria elettorale alle europee sono un mandato a cambiare questo stato di cose. Ma è così? Cosa succederebbe se non ci fosse quel parametro? 

Innanzitutto una cosa da chiarire, visto che questo è molto utilizzato come argomento da chi è contro l'Europa. Quel limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil non è motivato matematicamente; come il limite del 2% annuo di inflazione, il limite del 60% nel rapporto debito pubblico/Pil e così via. Sono limiti di buon senso. E' un po' come una mamma che abbia un figlio che si ingrassa perchè goloso di Nutella. Potrebbe dirgli: "Mangia quello che vuoi", ma sarebbe dannoso alla sua salute; potrebbe dire: "Da domani niente Nutella", ma il bambino ne soffrirebbe; oppure può usare il buon senso e dire: "Da domani non più di una fettina di pane al giorno con la Nutella". Perchè una? Non c'è un motivo scientifico o matematico; è solo per porre un limite che non sia zero. Stesso discorso per il 3%: si poteva stabilire deficit zero, ma sarebbe stato troppo opprimente; si poteva dire il 10%, ma sarebbe stato dannoso per i Paesi che rischiavano il default. E quindi si è scelto un 3%, per di più molto flessibile. 

Chiarito questo, passiamo alla situazione dell'Italia. Perchè Salvini sta insistendo tanto su questa questione? Il motivo lo scopriremo tra qualche mese. Infatti a fine anno bisognerà fare la legge di stabilità. E bisognerà trovare 23 miliardi di euro per stabilizzare l'Iva, per evitare che aumenti al 25%; bisognerà trovare almeno 4-5 miliardi per finanziare quota 100 e reddito di cittadinanza (con previsioni molto inferiori alle attese, visto che stanno distribuendo somme ridicole, anche di 50-100 euro al mese); e bisognerà trovare almeno 8 miliardi per riassorbire gli effetti negativi sul bilancio per la mancata crescita di quest'anno. A questi 35 miliardi, bisognerebbe aggiungerne altri 30 che Salvini ha promesso per la flat tax (che non è flat, ma questo è un discorso a parte). Totale, 65 miliardi. Sarebbe la più grossa manovra finanziaria dai tempi di Giuliano Amato e della sua finanziaria da 92 mila miliardi di lire, quella con cui si prese i soldi dai nostri conti correnti, letteralmente. E' chiaro che nessun partito potrebbe sopportare gli effetti di una manovra simile sul proprio consenso senza implodere. 

E quindi ecco l'alternativa: fare tutta la manovra o quasi tutta a deficit. Ma 65 miliardi di euro, significa aumentare il rapporto deficit/Pil al 6-7%. Cioè il livello più alto mai raggiunto in questo secolo. E l'Europa non acconsentirebbe mai. E quindi, si punta a farlo a dispetto dell'Europa. E' lo stesso motivo per cui Salvini ha risposto sprezzante che non intende pagare la multa da 3,5 miliardi che sembra ci stia per arrivare dalla Ue per deficit eccessivo. E che l'intenzione sia questa, lo si è capito anche quando ha detto che i 30 miliardi di euro per la flat tax proverrebbero dalle tasse che i nuovi assunti pagheranno prendendo il nuovo stipendio. Questo è uno degli assiomi del neoliberismo: tagliare le tasse ai ricchi crea lavoro, perchè quei soldi vengono poi reimmessi nel circuito economico pagando i dipendenti. La cosa viene spiegata paragonando questo sistema a quello di una piramide di bicchieri di champagne. Penso che tutti l'abbiano visto: si versa lo champagne nel primo bicchiere e poi a cascata vengono riempiti tutti. Secondo le teorie del neoliberismo, succede la stessa cosa con la ricchezza: si dà la ricchezza ai più  ricchi e poi loro la fanno scendere verso i meno ricchi. In realtà è una balla: l'osservazione empirica dimostra che chi più ha più vuole. E quindi, nella metafora, è come se il primo bicchiere divntasse sempre più grande per contenere tutto lo champagne che viene versato. Ma trovo comico che Salvini, che se la prende con la Bce, con l'austerity e tutto il resto, poi usi le stesse teorie usate dalla Bce e le stesse teorie dell'austerity per giustificare le proprie leggi. 

In realtà, l'idea di Salvini è la stessa del governo Craxi. Cioè spendere soldi pubblici a destra e a manca, senza limiti, per acquisire e mantenere consenso. Ma possiamo permettercelo? No. Perchè il punto è che noi (come Paese, non necessariamente come individui) campiamo sui prestiti. L'lItalia sta continuando a fare debiti in maniera indiscriminata, e ormai siamo arrivati al 135% del Pil. Ma negli ultimi anni ci ha dato una mano la Bce, con il cosiddetto Quantitative Easing (o QE). Cioè la Bce ha comprato grandi quantitativi di titoli di Stato (non solo italiani), in modo da fornire liquidità agli acquirenti e ridurre gli scambi sui titoli di Stato. Facendo così, ha ottenuto di ridurre la richiesta di titoli di Stato sui mercati e questo ha permesso a tutti gli Stati di piazzare i loro titoli pagando interessi inferiori a quanto sarebbe potuto accadere normalmente. Ma il QE è finito e nei prossimi mesi anche l'attuale governatore della Bce, Mario Draghi, terminerà il suo mandato. Cosa succederà dopo? Si continuerà a tenere bassi gli interessi sui titoli di Stato? Non si sa. 

Ma se gli interessi salgono, aumenta anche la spesa dello Stato italiano. E questo aumenta il deficit, che quindi aumenta il debito pubblico e via di questo passo, in una spirale negativa infinita. Portare il deficit al 6-7% come vuole fare Salvini, significa aumentare di molto il debito pubblico, con conseguente aumento della spesa per interessi. Ma siamo sicuri che poi continueranno a comprare i nostri titoli? Molti lo ignorano, ma ci sono Paesi al di fuori della Ue che vendono i loro titoli di Stato in euro. Parlo del Cile e dell'Indonesia per esempio. Paesi che hanno un rating simile al nostro, ma i cui titoli di Stato hanno un interesse minore del nostro. Segno che offrono più fiducia di noi, perchè è quello che determina il tasso di interesse. Cioè quando una banca o un altro operatore decide di acquistare titoli di Stato di un Paese, si pone la domanda: ma questi soldi li riavrò indietro? E varranno qualcosa? Chiaramente, quando si ha a che fare con una moneta forte, come il dollaro o l'euro, la seconda domanda è quasi superflua. Ma la prima è d valutare. Perchè se non sono certi di riavere indietro i loro soldi, chiederanno tassi più alti. 

Attualmente i titoli tedeschi sono sotto lo zero. Cioè in teoria uno dovrebbepagare per averli (in realtà c'è una legge che lo evita, però comunque non si prendono interessi), eppure sono richiestissimi. Perchè? Perchè chi investe in quei titoli sa che non ci perderà nulla. Sa che la Germania è forte economicamente come non mai. Lo stesso non si può dire dell'Italia. Nonostante le balle che raccontano i politici e i giornalisti, l'Italia è un Paese economicamente disastrato. Se il deficit va fuori controllo, la reazione dei mercati sarebbe immediata, con un innalzamento dello spread. E non parlo solo dei 570 punti toccati dal governo Berlusconi-Lega nel 2011. Parlo di interessi sui titoli di Stato superiori al 10% all'anno. E su un debito pubblico di 2300 miliardi, significa un aumento degli interessi fino a 200 miliardi di euro l'anno. Ricordate quando l'estate scorsa si diceva che lo spread a 300 era insostenibile nel lungo termine? Bene, quanto pensate sia sostenibile lo spread a 1000? O a 1500? Sarebbero livelli insostenibili anche nel breve periodo. Rischiamo di trovarci nella situazione di un default, cioè di non poter pagare (in tutto o in parte) i titoli di Stato alla loro scadenza. E da un default incontrollato non si esce. La Grecia nel 2011 ebbe un default parziale controllato da Bce e Fmi e ci ha impiegato 6 anni (e un altro default parziale) per uscirne fuori. L'Argentina ha avuto un default incontrollato negli anni '90 e ancora non ne è uscita. 

E non crediate che si tratti di un complotto o di un "Non vogliono farci crescere economicamente", come dice Salvini. E' una questione molto più basilare. Lo Stato italiano ha bisogno di soldi per pagare i propri dipendenti, per comprare i beni che gli servono, per pagare le aziende che lavorano per lui, ecc. Ma poichè in passato si è speso molto e male, quei soldi oggi non ci sono. E quindi dobbiamo chiederli a chi li ha. Ma loro non sono obbligati a darceli. Quindi, se vogliamo che comprino i nostri titoli, dobbiamo allettarli e garantirgli che avranno i loro soldi; oppure - ed è la strada più rischiosa - offrire loro interessi elevati per soddisfare la loro avidità. Questa seconda strada, a lungo termine, porta però al default. Perchè aumenta le spese a carico dei cittadini, fino a livelli insostenibili. 

Ma credete che questo interessi a Salvini? Ma neanche per sogno. A lui interessa solo l'immediato, il sondaggio di domani o al massimo quello della settimana prossima. Per cui a lui non interessa che l'Italia vada in default. Tanto lui i soldi li ha. Sono 30 anni che fa prima il consigliere comunale, poi l'europarlamentare, adesso il parlamentare e il ministro. Quindi, cosa volete che gli interessi se l'Italia va in default. Lui prende i soldi (gli euro, non le lire) e se ne va in Spagna o in Germania, dove fa una vita da nababbo. Alla faccia degli imbecilli che esultano quando Salvini dice che il 3% è un parametro vecchio.

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di Antonio Rispoli
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