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Si riduce l'uso delle vaccinazioni, la gioia suicida degli imbecilli


Si riduce l'uso delle vaccinazioni, la gioia suicida degli imbecilli
09/07/2014, 14:06

Nei giorni scorsi Michele Conversano, presidente della Società Italiana d'Igiene, ha lanciato un allarme: c'è stato un crollo nelle vaccinazioni dei bambini: si arriva al 25% in meno di vaccinazioni per morbillo e rosolia. La notizia è stata commentata con toni felici da coloro che si divertono a postare link contro le vaccinazioni. Ma queste persone si rendono conto che sono dei pazzi suicidi? 

Finchè parliamo di morbillo e rosolia, non importa. In fondo si tratta di malattie che di solito si prendono da bambini, ti costringono a letto per una settimana con un po' di rotture di scatole e finisce lì. Anche se in qualche caso sono malattie che hanno effetti collaterali molto gravi. Inoltre, il morbillo, se viene preso in età adulta, può causare impotenza. Ma possiamo definire il danno in linea di massima molto limitato. Per questo la vaccinazione per queste malattie è facoltativa. Ma non ci sono solo queste malattie. Ci si vaccina per il tifo, il colera, ed altra malattie del genere. cioè malattie che non solo sono mortali, ma anche di facile trasmissione da una persona all'altra. 

Chi dice di non vaccinarsi, sostiene che la vaccinazione è inutile, e serve solo ad arricchire le industrie farmaceutiche. Attenzione, qui non parliamo della vaccinazione anti-influenzale, la cui utilità è discutibile, data l'estrema mutabilità del virus del raffreddore; parliamo delle vaccinazioni per le malattie letali o comunque invalidanti come la poliomielite. Ora, è chiaro che le industrie farmaceutiche non sono istituti di beneficenza, si fanno pagare per i propri prodotti; ma la questione non è questa. La questione è se vaccinarsi sia utile o meno. 

Innanzitutto cosa è la vaccinazione? Tecnicamente consiste nell'immettere in un organismo una malattia ma la cui causa (batteri, virus, ecc.) è stata indebolita in qualche maniera, per cui la malattia si sviluppa in maniera attenuata. Questo consente di creare degli anticorpi che poi rimangono "in memoria" nell'organismo. Per cui, se uno dovesse essere attaccato da quella malattia per cui si è vaccinato, gli anticorpi bloccherebbero immediatamente la malattia e il sistema immunitario la eliminerebbe. Questa semplice spiegazione mette in luce qual è il primo problema della vaccinazione: si tratta comunque di far scattare la malattia. Certo, una malattia debole, che serva solo a far scattare il sistema immunitario. Ma anche se i procedimenti sono standardizzati, non stiamo parlando di oggetti, ma di forme di vita, per quanto elementari. Per cui può sempre capitare quel virus sul miliardo (o anche meno) che non è stato sufficientemente indebolito e che scatena la malattia sul serio. Oppure altre gravi conseguenze. 

E qui arriva il punto cruciale. Perchè i casi di reazioni al vaccino ci sono, ma sono rari. "Rari" non vuol dire "mai". Il punto è che sulla stampa compare quel caso raro, che viene lanciato con titoli allarmistici. E quindi si dà l'idea che tutti i bambini vengano colpiti come quel caso raro. Mentre invece così non è. Nella stragrande maggioranza dei casi l'unica reazione che si ha alla vaccinazione è un po' di febbriciattola del bambino e poco altro. Purtroppo ognino di noi è fatto a modo suo, dal punto di vista fisiologico. Quindi la risposta alla vaccinazione può variare da individuo ad individuo, non c'è modo di eliminare completamente il rischio. Ma è meglio un caso simile che milioni di casi. 

Perchè proviamo a spiegare cosa succede se non ci si vaccina. Molti pensano: "Se nessuno si ammala, a che serve vaccinarsi?". Ma non è così. Quando un virus ci colpisce, c'è sempre una fase in cui non abbiamo ancora i sintomi della malattia, ma già siamo in grado di "infettare" il prossimo (è la cosiddetta incubazione). Se prendiamo una delle malattie per cui siamo vaccinati, prima che il virus venga eliminato dal nostro organismo, possiamo diffonderlo per diversi giorni. Quante persone possiamo infettare? Senz'altro parecchie. Ma se sono tutte vaccinate, il virus andrà a sbattere contro un altro muro di anticorpi. E se qualcuno non lo è? Lì attecchisce. Magari lentamente, perchè è un virus non troppo in forma; ma attecchisce. E a poco a poco fa scattare la malattia. Una malattia che - attenzione - potrebbe non essere la stessa per cui noi siamo vaccinati. Infatti, a contatto con l'organismo e con i globuli bianchi, il virus può mutare ed infettare anche chi è vaccinato contro la malattia originale. Insomma, non vaccinarsi è un pericolo non solo per se stessi, ma anche per chi ci sta intorno. 

Vorrei terminare con una scenetta presa dalla prima serie del telefilm "Dottor House". Il medico sta visitando una bambina di un paio di anni, accompagnata dalla madre. House chiede conferma alla donna del fatto che la bambina non è vaccinata e lei dice che non l'ha vaccinata perchè è convinta che la vaccinazione sia solo un favore alle multinazionali del farmaco. Allora House replica: "Sa qual è un'industria che va bene? Bare. Delle splendide piccole bare bianche". A quel punto la madre preoccupata lo guarda e fa: "La prego, dottore, mi dica cosa ha mia figlia". House: "Il raffreddore". La scenetta ha una traccia di comicità, ma anche un fondo di verità. Quella madre che non ha vaccinato il figlio o la figlia, cosa farebbe se quello stesso figlio cadesse ammalato della malattia per cui non l'ha vaccinato? Sarebbe contenta e soddisfatta in quella situazione, per il mancato guadagno delle industrie del farmaco? 

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di Antonio Rispoli
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