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Sionismo e antisemitismo: le due armi della propaganda israeliana


Sionismo e antisemitismo: le due armi della propaganda israeliana
19/04/2017, 15:42

Oggi Repubblica pubblica un articolo su una "edizione critica" del Mein Kampf di Adolf Hitler, edito da Frei Ebrei. Nell'articolo, per descrivere questa associazione, scrive: "nasce come sito d'informazione, per promuovere lo studio e la comprensione dell'identità ebraica". E poi, a proposito di Vincenzo Pinto, curatore del libro, scrive: "studioso del sionismo e dell'antisemitismo". Il tutto in poche righe. Ed è una curiosa scelta. Vediamo perchè. 

Innanzitutto, cosa sono sionismo e antisemitismo? Il 90% di voi penserà: "Che domanda idiota. Lo so". Davvero? Perchè sono due termini il cui significato è stato abbondantemente stuprato ed adattato. Cominciamo dall'antisemitismo, che non è odio verso gli ebrei. E' odio verso le popolazioni semite, termine con cui si intendono le popolazioni che parlano alcune lingue: arabo, ebraico, cananaico, accadico, e aramaico (definizione presa da wikipedia). Come si vede, quindi, anche Salvini o Grillo, quando attaccano le persone di religione islamica, spesso sono antisemiti. Gli stessi ebrei (in Israele o fuori) che attaccano i palestinesi, che li chiamano terroristi o peggio, che li segregano in un campo di concentramento gigantesco come è oggi la Striscia di Gaza sono antisemiti. Così come è ovvio che sono antisemiti quelle persone (in Italia e fuori) che aggrediscono gli ebrei in quanto tale. 

Attenzione al punto essenziale. Criticare il governo israeliano non è antisemitismo. Solo un idiota potrebbe considerarlo tale. Così come solo un idiota potrebbe dire che io sono anti-italiano solo perchè critico Renzi o Grillo o Salvini o Barlusconi (giusto per fermarci ai capi dei principali partiti italiani) o anche tutti quanti. Che io abbia torto o ragione, se io vedo che un governo fa cose sbagliate io lo critico. E nessuno può accusarmi di alcunchè, se la critica è politica. Alla stessa maniera non sono anti-russo se critico Putin o anti-turco se critico Erdogan o anti-americano se critico Trump. L'antisemitismo è odiare la gente per la loro origine araba o israeliana, non criticare quello che fa un ebreo in particolare. 

Ora passiamo al sionismo. Anche qui, prendo da Wikipedia: "Il sionismo è un movimento politico internazionale il cui fine è l'affermazione del diritto alla autodeterminazione del popolo ebraico mediante l'istituzione di uno Stato ebraico". Ma non è un caso che sulla pagina c'è l'avvertenza che la pagina non è attendibile perchè troppo filo-israeliana. Perchè già la definizione è solo quella propagandistica, quella che i sionisti raccontano. In realtà il sionismo ha il fine di affermare la creazione di uno Stato ebraico che "ricopra" tutti i territori che secondo la tradizione religiosa sono stati ebrei o dove comunque gli ebrei erano in gran numero. Per avere una idea, usando i confini odierni, parliamo (tutto o in parte) di Libano, Siria, Iraq, Giordania, Egitto e parte dell'Iran. E' quello che nella propaganda elettorale (di cui i giornali occidentali non parlano mai) viene definito il "Grande Israele", e che è l'obiettivo di parecchi partiti della Knesset. Però nessuno fa presente questo. E allora si continua a dire che il sionismo è "l'autodeterminazione del popolo ebraico". Mentre non esiste un popolo ebraico, come non esiste un popolo cristiano o un popolo musulmano. Si tratta solo di persone che seguono la stessa religione, senza nessun altro elemento comune. 

Ma sionismo e antisemitismo sono diventati armi potenti per Israele. Perchè gli consentono di controllare il livello di critica al governo israeliano all'interno dei Paesi europei. Samantha Comizzoli fa un documentario sulle atrocità commesse dal governo e dall'esercito israeliano contro i palestinesi? E' una antisemita, quindi guai a chi trasmette quel documentario. Il Bds organizza convegni per spingere la gente a boicottare i prodotti israeliani, spiegando qual è la realtà dei palestinesi nei Territori Occupati? E' una organizzazione antisemita, a cui non va permesso di fare nulla. Persino l'Anpi ha preferito dare il via libera alle bandiere israeliane nel corteo del 25 aprile e di vietare la partecipazione del Bds che voleva solo mostrare cartelli con i nomi dei villaggi e delle città palestinesi che gli israeliani hanno distrutto dal 1948 ad oggi per creare le loro città e le loro colonie. Come si vede, è un'arma, un oggetto contundente da scagliare in faccia all'avversario, come se fosse un contenitore di vernice. Una vernice indelebile, ovviamente, dello stesso colore del nazismo. 

In realtà, il movimento politico più vicino al nazismo è proprio il sionismo. Entrambi predicano l'odio verso chi non segue quella ideologia, entrambi predicano la superiorità di una "razza" umana (razza ariana per i nazisti, razza eletta per i sionisti) sulle altre, entrambi usano la violenza per assoggettare il prossimo. La differenza è solo nei tempi utilizzati: il nazismo cercò di agire con la massima velocità possibile, mentgre Israele agisce con calma, conquista il terreno in maniera indelebile, senza fretta ma senza fermarsi mai. Del resto pensateci: quando il nazismo venne sconfitto, i territori conquistati vennero "restituiti" agli Stati proprietari (più o meno, ma non puntualizziamo); se oggi si volesse agire contro Israele per fargli abbandonare i Territori Occupati, sarebbe facile per loro dire - come ha già fatto Netanyahu - che si tratta di una deportazione di ebrei come ai tempi del nazismo. Anche se parliamo di quegli israeliani che vivono in territori che non sono israeliani, ma sono stati strappati ai legittimi proprietari, che non possono riaverli indietro perchè sono stati trucidati con un colpo alla testa o con una raffica di mitra nel petto. 

Anche la legge sul negazionismo risponde agli stessi criteri. E' una legge che è stata approvata a spron battuto, come se fosse una urgenza per il Paese. E qual è stato il primo effetto? Che ci sono decine di libri di cui è stata vietata di fatto la vendita. Qualcuno potrebbe dire: "Meglio così, se sono libri negazionisti". Ma se uno non li legge, come fa a sapere se sono negazionisti? E poi chi dice cosa è negazionista e cosa no? Dei giudici? Cioè persone che non sanno nulla di storia, dato che sono esperti di diritto? Oppure dei professori di storia schierati? Ma così diamo voce solo ad una campana? Non è corretto. Purtroppo, anche se la storia è considerata come un insieme di fatti, e quindi di per sè indiscutibile, in realtà non è così. Studiando da autodidatta, dopo la fine dell'università, mi sono reso conto che in realtà quello che si studia è solo una versione dei fatti. Molte cose non sono conosciute, e questo impedisce di capire quali fatti sono veri e quali sono manipolati. E col negazionismo sono stati eliminati tutti i testi che contestano il numero di 6 milioni di ebrei morti nei campi di concentramento e di sterminio nazisti. Cifra che - è bene ricordare - venne tirata fuori non si sa come da gruppi ebrei, dato che al processo di Norimberga si parlava di un milione e mezzo di ebrei. E non mi si venga a dire che quel Tribunale era negazionista...

Ovviamente, queste cose le dico anche per esperienza diretta. Ci sono molti blog sionisti (o come li chiamo io, nazisionisti) che mi hanno riempito di insulti per le mie critiche a certe notizie e al governo israeliano. E finchè sono stato su Facebook, ero spesso aggredito da gruppi di squadristi nazisionisti, quando non mi hanno fatto bloccare il profilo con montagne di segnalazioni. Se qualcuno fa una ricerca con il mio nome su un motore di ricerca, trova innanzitutto non i miei articoli, ma i blog nazisionisti che mi danno dell'antisemita, dell'ignorante, del nazista e peggio. Peccato che io non sono nessuna di queste cose. Ma è chiaro che con la diffamazione si ottiene molto. Soprattutto quando è portata avanti da vere e proprie organizzazioni di influencers, che possono aggredirti sui social network e sputtanarti senza temere alcuna reazione. E così, chi si imbatte nel mio nome su Internet, viene convinto che io sia un antisemita, E senza aver letto neanche una mia riga...

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di Antonio Rispoli
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