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"Siria first", tristi ricordi di storia


'Siria first', tristi ricordi di storia
27/08/2013, 17:05

QUando nel 1943 cominciarono gli incontri tra Winston CHurchill, Franklin Roosvel e Stalin per coordinare le attività di guerra (a gennaio la VI Armata tedesca era stata annientata a Stalingrado, aprendo un vuoto incolmabile nelle file dell'esercito tedesco; e un altro enorme vuoto si era creato a luglio, quando i tedeschi scatenarono il più potente attacco di carri della Seconda Guerra Mondiale, con l'Operazione Cittadella, tesa alla riconquista di un nodo nevralgico come la città russa di Kursk e vennero respinti dai russi), la regola che i tre si imposero fu "Germany first", cioè prima la Germania. Questo perchè era l'avversario più pericoloso e potente. L'Italia infatti aveva già firmato l'armistizio e il Giappone, con la sconfitta alle Midway, non aveva più portaerei con cui combattere nè carburante con cui rifornire le navi. Quindi nessuno dei due era più un pericolo, per le tre nazioni, che così poterono concentrarsi sulla Germania. E lo fecero radendo al suolo ogni centimetro quadrato del territorio tedesco con i bombardamenti, ammazzando milioni di civili. 
Adesso uno scenario simile sta per abbattersi sulla Siria, ma questa volta il "Siria first" è motivato non dal fatto che il Paese sia il più forte, ma dal fatto che è più debole dell'obiettivo finale. Che rimane l'Iran. Ma prima di Teheran è necessario eliminare Assad. Non tanto perchè è un alleato dell'Iran, quanto perchè il territorio siriano è fondamentale per un attacco all'Iran. E questo per vari motivi. 
Innanzitutto per capirlo, bisgnoa dare un'occhiata alla cartina geografica. Tra Iran e Siria c'è un pezzo di Iraq, che però è occupato quasi esclusivamente dalle montagne dove abitano i curdi. Quindi, se l'esercito americano dovesse entrare in Iran dall'Iraq adesso, i rifornimenti per i soldati passerebbero attraverso corridoi abbastanza sottili che l'esercito siriano potrebbe interrompere con rapidi raid. Un rischio che gli Usa non intendono correre, dato che - come recita il vecchio adagio - gli eserciti marciano sul loro stomaco (intendendo per "stomaco" gli approvviggionamenti di cibo, carburante, armi e munizioni). Inoltre l'Iran ha un forte apparato difensivo, fatto di missili antiaerei ed armi similari. Per superarlo, l'esperienza e l'abilità dei piloti israleiani è fondamentale. Ma Israele, senza una Siria amica (o serva) non può raggiungere l'Iran. Già così gli aerei hanno bisogno di un rifornimento a metà strada (cioè proprio sulla Siria); ma chiaramente gli aerei militari israeliani non possono sorvolare la Siria di Assad. Potrebbero sorvolare però una Siria come quella che Usa, Israele, Turchia, Arabia Saudita e Qatar stanno creando. 
Infatti, tutti dimenticano che il nuovo governo siriano, se viene abbattuto Assad, è già stato deciso. Si tratta di Ghassan Hitto, 50enne texano. Il suo sostituto, nel caso in cui le cose dovrebbero andare male col primo, dovrebbe essere Osama al-Kadi, altro statunitense di origini curdo-siriane. Da ricordare che Obaida Hitto, figlio di Ghassan, è uno dei fornitori di armi all'esercito di mercenari che sta distruggendo la Siria; nonchè colui che si occupa di dotare i "ribelli", come vengono chiamati dai nostri mass media, di telecamere e trasmettitori satellitari per poter inviare a Londra, ai servizi segreti inglesi, i filmati che preparano in Siria. 
Con un personaggio del genere, è chiaro che Israele sarebbe libero di scorazzare a proprio piacimento in Siria. Un piccolo aneddoto, qui ci vuole. Nel 1967 Israele, con la Guerra dei Sei Giorni, conquistò tutta la penisola del SInai (poi restituita all'Egitto dopo il trattato di pace del 1974) e le alture del Golan, al confine tra Israele e Siria, oltre ad altri territori (quelli dove ci stanno sempre meno palestinesi). Ma la sconfitta fu così bruciante ed umiliante, per la rapidità con cui avvenne, che in Siria si è diffusa la favoletta che in realtà fu il padre di Assad, che guidò la Siria prima di lui, a regalare ad Israele quella zona di confine, dando ordine ai soldati di ritirarsi. Se ora Assad dovesse essere battuto, c'è da scommettere che il nuovo governo regalerebbe ad Israele le vaste pianure fertili che stanno alla base del Golan e che fanno gola, non da oggi, alle mire espansionistiche di Israele e dei suoi coloni. Una vera e propria vendetta della storia.
Ma tornando alla guerra prossima ventura, resta una cosa da far notare. Già in un precedente editoriale, ho fatto notare come la storia dell'attacco con il gas nervino sia sostanzialmente una balla, se si vuole scaricare la colpa su Assad. E i fatti accaduti negli ultimi giorni confermano che si trattava di una messa in scena: le navi americane e inglesi già di fronte alle coste siriane (sono partite ben prima dlel'attacco con i gas), pronte a sparare i loro missili; i cecchini che sparano sugli ispettori Onu scortati dall'esercito di Assad (e si vuole far credere che a sparare siano stati i soldati di Assad; chi sa come funziona un esercito, sa che un soldato non ammazzerebbe i propri commilitoni neanche dietro un ordine diretto); il presunto bombardamento della zona colpita dai gas, raccontato dal segretario di Stato Usa Kerry, ma che nessuno  in Siria ha visto; e così via. Insomma, è la classica campagna di disinformazione che viene fatta prima della guerra. Come quando venne invaso l'Iraq: allora si disse che Saddam Hussein aveva bombe nucleari; su Panorama uscì un reportage (poi dimostratosi completamente falso) in cui si asseriva che l'Iraq si procurava l'uranio in Nigeria; ecc. Alla fine si scoprì che era tutte balle. Ma nel frattempo l'Iraq era stata invasa e distrutta dall'esercito americano, si era scoperto cosa era il carcere di Abu Grahib, e così via. E nel frattempo quanti iracheni sono morti? Mezzo milione? Un milione? Di più? Non si sa. Perchè quando ti esplode una bomba in faccia, non restano molti pezzi da cui poter stabilire chi eri. 

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di Antonio Rispoli
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