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Siria: ultimo atto. Scende in campo chi ha scatenato la guerra


Siria: ultimo atto. Scende in campo chi ha scatenato la guerra
08/10/2019, 15:53

Per chi come me segue le vicende della Siria sin dal 2011, era una evoluzione prevedibile e scontata. E le notizie che la Turchia si prepara all'invasione della Siria (in realtà la Siria è già stata invasa da oltre un anno; ma ora la Turchia vuole prendersi tutta la parte nord del Paese) sorprendono solo chi non sa cosa è successo finora, magari perchè ha letto solo i quotidiani italiani o ha seguito i TG italiani, che non hanno raccontato neanche una cosa di vero. 

La Turchia ha collaborato sin dall'inizio nello scatenare la guerra in Siria. Ha accolto i mercenari reclutati dalla Cia in diversi Paesi del mondo (Africa, Afghanistan, Giordania, Cecenia, ecc.) che hanno formato il sedicente Esercito Libero Siriano e ha dato loro due campi in cui addestrarsi. Ha fatto passare sul suo territorio le armi a loro destinate che la Cia comprava in varie parti del mondo (su un giornale turco, quando in Turchia c'era ancora la libertà di stampa, si descriveva il viaggio di alcune batterie di missili antiaerei comprate in Croazia e trasportate in Turchia su una nave battente bandiera di un paradiso societario, prima di essere avviate via terra al confine turco-siriano). Ha fatto in modo che centinaia di questi mercenari penetrassero in Siria per scatenare il primo attacco militare, contro un deposito di armi di Idlib, nel nord della Siria. E ha schierato decine di batterie di missili Patriot (antiaerei e antimissile) al confine per evitare che l'aviazione siriana colpisse le linee di rifornimento dell'ELS, abbattendo anche alcuni aerei. 

Oltre agli Usa, dietro l'attacco c'erano anche Israele, anch'esso nella veste di fornitore di armi, Arabia Saudia e Qatar (quest'ultimo fino a due anni fa) nella veste di finanziatori. Ovviamente, ciascuno di loro aveva interesse a vedere la Siria distrutta. Per Usa ed Arabia Saudita, la distruzione della Siria era solo un passo per togliere all'Iran l'ultimo alleato che gli era rimasto in Medioriente, prima di attaccare l'Iran stesso. Per la Turchia e per Israele era solo una questione imperialistica e territoriale. Israele vuole annettersi le alture del Golan e guarda con avidità ai pianori che sono dietro quelle alture, per poter trasferire altri coloni come hanno fatto in Cisgiordania. La Turchia vuole la parte del nord della Siria, montuosa ma ricca di miniere e con qualche giacimento di petrolio. Inoltre, sarebbe stata la scusa buona per sterminare e sottomettere i curdi, considerati da Erdogan dei terroristi e dei traditori della Turchia. Come si vede, ognuno aveva il suo bravo tornaconto. 

Fu per questo che l'Arabia Saudita mandò emissari a corrompere alcuni generali di Bashar al Assad, in modo che fornissero loro tutte le informazioni sull'esercito, compreso il livello di addestramento delle truppe e i piani di allerta in caso di invasione. Cosa che costrinse inizialmente i siriani a stare sulla difensiva e a cercare solo di rallentare le truppe dell'ELS. Quando poi i piani vennero riscritti, le tattiche migliorate e senza che nessuno passasse al nemico le informazioni, l'esercito siriano passò all'offensiva e in pochi mesi uccise o catturò oltre 50 mila componenti dell'ELS. A quel punto bisognava proseguire l'attacco con altre persone e gli Usa fecero scendere in campo la "filiale" siriana di Al Qaeda. Come Al Qaeda, Al Nusra aveva milizie formate da giovani fanatici religiosi, a cui i contractors della Blackwater, assoldati dagli Usa, potevano dare poco più delle basi necessarie all'uso del kalashnikov. Ma non siamo più nella Prima Guerra Mondiale, dove le masse di soldati potevano avere la meglio con i nemici. E infatti l'esercito siriano in linea di massima è sempre riuscito a sconfiggere le milizie di Al Nusra. 

In questa situazione in cui la Siria sta vincendo, arriva la terza sorpresa. Improvvisamente, nell'Iraq dove ci sono migliaia e migliaia di soldati statunitensi, sorge dal nulla l'ISIS. Non solo, ma l'esercito iracheno e quello americano si ritirano senza combattere dalle zone in cui l'ISIS si sviluppa, si addestra e fa proselitismo. E cosa fa l'ISIS? Attacca l'Iraq? Ma neanche per sogno. Fa un lunghissimo viaggio prima verso nord e poi verso ovest (sempre senza incontrare alcun intoppo di tipo militare) ed entra in Siria, per attaccare le città siriane. L'esercito di Damasco viene preso alle spalle e quindi vacilla un attimo. Ma l'appoggio degli Hezbollah libanesi, dei pasdaran iraniani e poi dell'aviazione russa permette loro di far fronte anche a questo terzo nemico. Qui la lotta diviene più difficile, perchè l'ISIS si nasconde nelle città e usa i civili come scudi umani; cosa che costringe i russi a fare ancghe vittime civili. Ma nonostante questo l'ISIS viene socnfitta, anche perchè fanno un errore gravissimo: cercano di stabilire un percorso sicuro verso la Turchia - da cui ricevono armi e rifornimenti in cambio dle petrolio iracheno - attaccando i curdi. Il problema è che i curdi non sono avversari da prendere sotto gamba: in un primo tempo sorpresi dall'attacco, si ritirano; ma poi ritornano all'offensiva e con la collaborazione dell'esercito siriano sconfiggono l'ISIS anche tra le montagne. 

E qui va fatta una parentesi. Sui giornali si è parlato a lungo del fatto che i curdi abbiano agito contro l'ISIS insieme agli Usa. In realtà gli Usa hanno fornito solo le armi, esattamente come le hanno fornite all'ISIS attraverso la Turchia. Ma non c'è stato alcun attacco Usa contro l'ISIS. Del resto, se gli Usa avessero voluto, avrebbero potuto usare le truppe in Iraq per sterminare le milizie dell'ISIS in un amen. Considerando l'addestramento dei soldati Usa rispetto alle milizie dell'ISIS, i primi avrebbero potuto prendere a calci nel sedere gli estremisti islamici  fino a spedirli in India, se avessero voluto. Anche con una inferiorità di 5 contro uno. 

Chiarito questo, si era arrivati ad una posizione di stallo. Era evidente che ELS, Al Qaeda e ISIS non avrebbero mai potuto conquistare la Siria. Erano stati colpiti troppo duramente e nell'ELS pare ci siano state migliaia di diserzioni. D'altronde, nonostante gli attacchi dell'esercito siriano, per salvare i civili presi in ostaggio era stato necessario salvare la vita e mandare in Turchia migliaia di esponenti di Al Nusra e dell'ISIS. Bisognava che qualcuno smuovesse la situazione. E fu il presidente turco Erdogan a farlo, invadendo la parte nord della Siria. La scusa era quella di voler combattere l'ISIS, ma in realtà ha distrutto numerosi villaggi curdi, creando una zona in cui l'esercito turco potesse prepararsi a sferrare l'attacco finale contro i curdi. Attacco finale che sta per partire adesso. Si vede che Erdogan non ci sta a rinunciare alla parte della Siria che gli è stata promessa. E visto che Bashar al Assad è troppo debole, dopo 8 anni continui di combattimenti, per opporsi, ha lanciato l'invasione. 

E così da una parte abbiamo l'esercito turco, addestrato secondo gli standard NATO, fresco come una rosa, dotato di tutti i mezzi più moderni. Dall'altra parte abbiamo l'esercito siriano dopo 8 anni di guerra. E' stato notevolmente indebolito dalle perdite (nessuna battaglia è a costo zero, in termini di vite umane) ed è sicuramente stanco. Non ho idea di quale sia il morale, ma per quanto sia alto più di tanto non potrà fare. L'apporto di Hezbollah e dei pasdaran, contro l'esercito turco, sarà di minima importanza. Sono truppe poco addestrate ed armate con armi individuali, non con i cannoni e i carri armati, per intenderci. Possono agire bene contro i soldati turchi, ma se venissero attaccati da un gruppo di carri armati o di elicotteri potrebbero fare ben poco. L'esito purtroppo è scontato. Ed è difficile che Putin intervenga, se Erdogan rimane sulle montagne. A lui interessano le basi sul Mediterraneo, delle montagne non gli interessa nulla. 

D'altronde la Siria non può spostare le truppe dai propri confini. Ad ovest la Siria confina con Israele, che è sempre pronto ad invadere il Paese, come fece nel 1967. A sud c'è la Giordania, che è comunque un alleato degli Usa e quindi va tenuta d'occhio. A nord c'è la Turchia. Ad est c'è l'Iraq, dove rimangono ancora migliaia di soldati statunitensi che potrebbero invadere il Paese e colpire alle spalle l'esercito. Non c'è da stare allegri nè si può abbassare la guardia. 

A questo punto, per la Siria ci sono solo due speranze: l'Onu o l'Unione Europea. Ma sono speranze illusorie. L'Onu perchè viene sempre bloccata dai veti Usa, che continuano ad avere come unico obiettivo l'Iran e tutti i suoi alleati. L'Unione Europea perchè ci sono troppi interessi contrastanti. In particolare, abbiamo Germania, Francia e Italia che hanno buoni rapporti commerciali con la Turchia e quasi nulla con la Siria. Inoltre la Germania, se ha abbandonato l'idea di far entrare la Turchia nella Ue, non ha perso la speranza di diventare un interlocutore commerciale privilegiato della Turchia. E trattandosi di un Paese con 80 milioni di abitanti, è un mercato decisamente ampio e interessante. Quindi anche la Ue difficilmente si muoverà. La Siria a questo punto rischia di restare quasi da sola ad affrontare uno degli Stati militarmente più potenti della zona. 

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di Antonio Rispoli
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