Editoriali / L'opinione

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Riflessioni su un fallimento che si poteva evitare

Studi filosofici? Quando la cultura non è al passo coi tempi

La soluzione è il semplice EBOOK

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Studi filosofici? Quando la cultura non è al passo coi tempi
30/08/2012, 13:20

L’Istituto degli Studi Filosofici di Napoli rischia la chiusura ed una parte della città soffre l’eradicazione di un punto di riferimento per i pochi appassionati della cultura cittadina. La struttura è stata per anni gestita con i fondi di un privato, l’avv. Marotta, che nella sua tarda età si è dedicato nel raccogliere centinaia di migliaia di libri che hanno fatto la storia del pensiero napoletano ed anche internazionale. Premesso che la filosofia non è il mio forte e che considero l’avv. Marotta un cittadino speciale di questa città, devo constatare purtroppo che la sua nobile idea e forza di volontà non è stata ricompensata dal volere delle istituzioni nel rimediare allo sfratto che poteva essere evitato o quanto meno arginato. Inutile dire che molti di quei libri forse non servono perché inutili, ma comunque rappresentano un patrimonio per l’umanità e per una città che, proprio a causa della mancanza di cultura, diventa sempre più distante dai valori e dai principi della consuetudine, favorendo l’escalation dell’ignoranza e delle strade alternative come la criminalità organizzata ola corruzione. Lacultura è importante, ma non deve basarsi sulla concezione obsoleta della sua collocazione all’interno di un mercato moderno e fruibile. Sono poche le adesioni dei cittadini normali, cioè coloro che non strumentalizzano la difficoltà dell’Istituto per i propri scopi di propaganda politica, al grido di rabbia e di dolore di una persona che, pur esercitando la professione forense, per passione ha creato una realtà poco utile alla sua formazione professionale ed al suo core-business, ma indispensabile per la crescita di un territorio così disastrato come la città di Napoli. L’eredità che l’avv. Marotta lascia alla città di Napoli rischia di confinarsi dietro depositi e pile di libri che mai verranno sfogliati e che saranno destinati alla conservazione sotto una valanga di polvere. Come fare allora? Invece di mandarli al macero, la formula del deposito è davvero quella più consona con i tempi che corrono. Ma se pensiamo che il volere dell’avv. Marotta è quello di lasciare alla città un patrimonio culturale, questo desiderio deve essere esaudito dalle istituzioni applicando sistemi di fruizione consoni alle nuove generazioni per evitare che questi volumi vadano persi o dimenticati per sempre in archivi che assumono con il passare del tempo la forma di deposito o di discarica culturale. Invece di prevedere una nuova sontuosa sede per gli studi filosofici, basterebbero dei locali più umili, ma ospitali per l’organizzazione degli incontri e dei convegni che mantengono in vita il confronto culturale in città. Come distribuire e conservare al meglio questa struttura? Semplice digitalizzandola ed archiviandola per bene. Un lavoro di dieci anni e molto costoso direbbe qualcuno, ma se questo lavoro fosse iniziato anni fa e si fosse trovata una sede meno costosa, adesso il lavoro sarebbe a metà. Infatti si è arrivati a questo proprio perché nessun amministratore, comunale, regionale o di condominio che sia, si è mai interrogato sul futuro dei cittadini e della loro formazione culturale. Oggi con la crisi che corre, la cultura è considerata un bene di lusso, ma cosa ha reso fruibile ai cittadini cose che prima erano destinate a pochi? Semplice,la rete. Scansionarei libri, o almeno archiviare la loro presenza in un database, può essere utile non solo per preservarli dal vecchio caro tocco di mano per sfogliare le pagine che con il tempo usura i volumi, ma anche per rendere disponibili nel mondo questi pezzi di storia che non meritano di stare in un museo, ma nella testa delle persone. Se in Svezia hanno creato un caveau con tutti i semi di tutte le piante del mondo, così come fece Noè conla sua Arcaper preservare la fauna prima del diluvio, non vedo perché non iniziare un processo di digitalizzazione per rispettare ed onorare il sudore e gli investimenti dell’avv. Marotta in favore della cultura cittadina? Fa rabbia infatti vedere che dall’Apple store, i volumi che si possono consultare gratuitamente sono in lingua tedesca, francese ed inglese senza trovare alcuna traccia della lingua italiana e latina. In conclusione, la domanda che vi pongo quindi è la seguente: è l’avvocato Marotta che ha voluto avere la cultura tutta per se quando la mangiatoia era bassa, oppure sono le persone a lui vicine oggi che non hanno mai pensato a come diffondere il verbo del patrimonio culturale napoletano perché proiettate verso altri interessi? Una cosa è certa: meglio troppi ignoranti che una massa di colti… e questa è la dimostrazione. 

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