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Tria: "Bisogna monetizzare il deficit pubblico". Ma è impazzito?


Tria: 'Bisogna monetizzare il deficit pubblico'. Ma è impazzito?
21/05/2019, 15:51

Mi è capitato di leggere ieri una intervista al Ministro dell'Economia Giovanni Tria, su Repubblica. Nel testo, è riportata virgolettata una frase: "Credo sia venuto il momento di affrontare il tabù della monetizzazione del deficit". E poi ha aggiunto che per farlo bisogna cambiare lo statuto della Bce. 

Ora, che significa "monetizzare il deficit"? Significa che la Banca centrale emette più denaro appositamente per ridurre il deficit di uno Stato. In pratica, secondo Tria, la Bce dovrebbe stampare denaro sufficiente per coprire il deficit di tutti i Paesi. Per capirci, per l'Italia servirebbero 40 miliardi solo per il 2019. Una precisazione per i più pignoli: quando uso l'espressione "stampare denaro" la intendo in senso lato. Cioè intendo sia la creazione fisica delle banconote, sia la creazione di denaro elettronico. Infatti, come insegna l'economia, sia il contante che il denaro elettronico fanno parte di quella che viene definita "massa monetaria M1" (che comprende anche gli assegni circolari, ma non gli assegni bancari), che comprende tutto ciò che è immediatamente utilizzabile per comprare beni o servizi. 

Se consideriamo che bisogna fare lo stesso per ognuno dei 28 Paesi europei, si capisce facilmente che la somma richiesta alla Bce è enorme. Certo, per qualche Paese non è necessario: per esempio la Germania ha un avanzo di bilancio sin dal 2014. Ma la somma totale resta gigantesca. Se venisse fatta una cosa del genere, in breve si creerebbe un problema di inflazione. Lo si è visto negli ultimi anni: la Bce ha speso quasi 3000 miliardi per sostenere le banche e le società private e l'inflazione è aumentata di oltre un punto. E' poco? Sì, dato che c'erano altre dinamiche che spingevano ad un calo dell'inflazione (come per esempio il bassissimo livello dei consumi di Paesi come Italia e Grecia). Ma continuando su questa linea, senza far riassorbire in qualche maniera l'enorme quantità di denaro in circolazione, quell'1% può diventare il 2%, poi il 5%, poi il 10% e così via. Senza contare che poi ci sarebbe la solita dicotomia: i Paesi con conti pubblici in ordine (Germania, Austria, Olanda, Portogallo, ecc.) che dovrebbero fare da garanzia ai Paesi più spendaccioni come l'Italia e la Grecia. E perchè dovrebbero farlo? E soprattutto: visto che c'è questa minaccia per loro, ci stupiamo tanto che ci mandino a fare un giro ogni volta che si parla di conti pubblici? 

C'è poi un'altra considerazione da fare, solo apparentemente minore. Tria dice che per farlo bisogna cambiare lo statuto della Bce. Questo perchè è previsto che la Bce non possa dare soldi agli Stati, ma solo al sistema bancario delle varie nazioni, attraverso le rispettive banche centrali. Ma nello statuto della Bce questa clausola è prevista proprio per evitare stupidaggini del genere. La Bce non deve prestare i soldi agli Stati perchè i politici non possono controllare la diffusione del denaro. C'è il rischio che abusino di quel potere per guadagnare consenso, sperperandolo. Molto meglio che il denaro sia gestito dai "tecnici", cioè dal sistema bancario. Per carità, l'esperienza dimostra che i danni che le banche possono fare all'economia sono notevoli; ma sono nulla ai danni che storicamente hanno fatto i politici che hanno gestito la Banca centrale del proprio Paese. 

E anche Tria vuole fare lo stesso. Non so se se ne renda conto o meno, ma una iniziativa come quella proposta da Tria è politica, non economica. E' una iniziativa pensata semplicemente per poter lasciare il nostro debito alla Bce e poter spendere allegramente soldi pubblici in prebende e false assunzioni, in modo da aumentare il consenso. Come succedeva negli anni '80, con la "Milano da bere" di craxiana memoria. Qualcuno ricorda le conseguenze successive? Da una parte Mani Pulite e decine di politici processati; dall'altra un debito pubblico che dal 1984 aumenta vertiginosamente, fino a raddoppiare in meno di 10 anni. E quel debito pubblico noi lo stiamo pagando ancora adesso. Nonostante la forte riduzione degli interessi, che grazie all'euro sono al di sotto del 4%, ogni anno paghiamo 65 miliardi di euro di interessi. E il debito pubblico cresce di oltre 50 miliardi l'anno. Certo, se la Bce pagasse il debito pubblico italiano per noi sarebbe meglio; ma onestamente, si può pretendere che gli altri Paesi possano essere d'accordo? Cioè possiamo credere che la Germania e gli altri Paesi possano essere d'accordo a pagare i nostri debiti? 

Del resto, la monetizzazione del deficit noi l'avevamo in Italia. Negli anni '70. Funzionava così: quando venivano messi in vendita dei titoli di Stato, veniva fissato un tetto massimo di tassi di interesse. Se non venivano piazzati tutti i titoli di Stato, la Banca d'Italia li acquistava, stampando il denaro necessario. Finchè i tassi di interesse erano bassi, la cosa funzionava. Ma quando - dopo le due crisi petrolifere del 1973 e del 1978 - i tassi di interesse decisi dal Ministro dell'Economia divennero troppo bassi per il mercato e la Banca d'Italia si ritrovò ad acquistare a volte l'intero quantitativo di titoli di Stato, la quantità di denaro in circolazione divenne eccessiva e l'inflazione cominciò a crescere rapidamente. Nel 1980 superava il 20%. E in alcune delle manifestazioni di protesta che ci furono allora, tra gli slogan c'era quello che chiedeva che il salario venisse pagato due volte al mese, perchè gli adeguamenti della scala mobile arrivavano troppo tardi per salvaguardare il potere d'acquisto dei salari. Con lo stipendio pagato in due tranche quindicinali, si potevano acquistare i beni nella prima quindicina del mese, quando costavano di meno che nella seconda metà. 

Fu per questo che ci fu il cosiddetto "divorzio" tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro. Cioè la nostra banca centrale smise di acquistare i titoli non piazzati. Questa misura, insieme all'abbandono della scala mobile, permise di riportare sotto controllo l'inflazione. Anche se a costo di un aumento della spesa per interessi. La proposta di Tria ci riporterebbe in quell'incubo. Per di più, un incubo esteso a 28 Paesi europei e a 400 milioni di persone. Ci rendiamo conto della pericolosità di certe proposte, fatte solo per trovare una soluzione al fatto che quei geni che sono al governo ci stanno spendendo al default a tutta velocità?

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di Antonio Rispoli
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