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Troppi terremoti in Italia? No, meglio così


Troppi terremoti in Italia? No, meglio così
25/01/2013, 19:41

ANche oggi c'è stato un terremoto in Italia, piuttosto forte: grado 5 della scala Richter, in provincia di Lucca. Non era molto profondo (15 Km.) ma si è sentito anche a Milano. 
Tuttavia mi è capitato di leggere dei commenti su Internet che accennano al "pericolo" costituito dal fatto che le scosse di terremoto si ripetono con troppa frequenza nel nostro Paese, negli ultimi anni. E questo potrebbe essere pericoloso. 
In realtà non lo è. Innanzitutto, il fatto che ci siano terremoti è normale in una Italia che (Sardegna esclusa) è completamente zona sismica. In questo senso è indicatore la presenza degli Appennini sull'asse nord-sud e delle Alpi sull'asse est-ovest. Entrambe le catene montuose sono dovute allo scontro di sottoplacche della crista terrestre. E quando c'è una zona di scontro, anche quando è poco attiva, accumula comunque energia elastica che poi, di quando in quando, viene rilasciata attraverso il terremoto. E che l'Italia sia una zona attiva, lo dimostra anche la presenza dei vulcani: il Vesuvio, lo Stromboli, l'Etna non sono spenti. Sotto di loro ci sono ancora enormi camere magmatiche che possono esplodere da un momento all'altro. E finchè si tratta dell'Etna o dello Stromboli, che hanno delle eruzioni effusive (cioè dove esce la lava che scende lungo i fianchi) le cose vanno ancora bene: è facile prevedere cosa succederà e quindi evacuare in tempo. Ma il rischio riguarda il Vesuvio, che può esplodere con conseguenze disastrose. E questo proprio perchè non erutta lava periodicamente. Mi spiego. Immaginiamo  un vulcano, con la sua camera magmatica, come se fosse una pentola a pressione. Quando la pressione raggiunge livelli di guardia, scatta la valvola di sicurezza, che diminuisce la pressione interna (cioè il vulcano erutta). Ma questo, nel caso del Vesuvio, non è possibile, perchè la lava è densa e ci vuole tanta pressione per farla uscire. Ma nel tempo in cui si crea abbastanza pressione, la lava della precedente eruzione ha creato un tappo. Tappo che progressivamente, col passare del tempo, si ispessisce. Quindi è sempre più difficile farlo saltare; ma la pressione aumenta. Per cui ad un certo punto la pressione spacca il tappo e il vulcano esplode. Ma più il tappo è spesso, più la pressione necessaria a farlo saltare creerà una eruzione disastrosa. Fino a certi estremi, come il vulcano Santorini o il vulcano Krakatoa: sono due vulcani che hanno subito un'esplosione così disastrosa da sparire completamente e distruggere in tutto o in parte l'isola su cui sorgevano. Una cosa simile successe molte migliaia di anni fa al Monte Faito, che si trova vicino al Vesuvio: una volta era un vulcano, ma ci fu una esplosione così violenta da far esplodere la parte superiore, per una altezza di almeno 600 metri. Per cui ha perso il primato di vetta più alta della Campania a vantaggio del Vesuvio, ed oggi è più piccolo. 
Un discorso del genere si può fare anche per i terremoti: quando in una zona sismica non avvengono terremoti, l'energia si sta accumulando; e più si accumula, più il terremoto sarà disastroso. Se invece i terremoti sono frequenti, e con ogni tanto un terremoto abbastanza forte, è sintomo che la zona sta scaricando energia e quindi il rischio di un terremoto distruttivo  Non bisogna confondere con la situazione che ci fu a L'Aquila nel 2009: in quel caso erano tutte scosse a bassa magnitudo. Insomma un po' come gli scricchiolii di una casa che sta per crollare. In quel caso quei terremoti erano il segno che le due parti della faglia stavano per rilasciare tutta la loro energia; ma purtroppo non ci sono segnali tipici che possano far capirte questo. E in un Paese dove avvengono 20 mila terremoti l'anno, non è facile capirlo. 
Quindi, finchè i terremoti sono di questo genere, le preoccupazioni sono minime. Certo, basta che le case non siano costruite con la sabbia come a L'Aquila...

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di Antonio Rispoli
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