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Trump e il bilancio Usa dei primi due anni di presidenza


Trump e il bilancio Usa dei primi due anni di presidenza
02/01/2019, 15:53

C'è stata una vignetta, pubblicata da un giornale statunitense, che mi è capitata di vedere in questi giorni. Si vedono tre tizi che guardano dentro un sacco vuoto e uno dei tre dice: "Ehi, dove è il nostro muro di confine pagato dal Messico? E il bilancio federale in equilibrio? E quel taglio delle tasse alla classe media che avevi promesso?". E c'è un Trump vestito da Babbo Natale che si allontana dicendo: "E voi credete ancora a Babbo Natale? Che tristezza". Una vignetta che sintetizza bene i risultati di Trump come presidente degli Usa, almeno in questi due anni appena trascorsi. 

A cominciare dalla vicenda del muro al confine con il Messico. E' ininfluente il fatto che già il muro sia stato costruito in parte nei decenni scorsi anche da Bill Clinton. Il fatto è che la decisione venne criticata all'epoca dai democratici e continuano a criticarla oggi. Trump ha fatto decine di promesse, in questo senso. Addirittura ha promesso di farlo pagare al Messico, come se un governo potesse pretendere soldi da un altro governo. Con le minacce ha costretto il Messico a sottoscrivere un nuovo accordo commerciale (molto favorevole agli Usa) al posto del trattato precedente, il NAFTA. Ma più di tanto è difficile che possa ottenere. E sicuramente non otterrà nè l'azzeramento del deficit Usa verso il vicino centroamericano nè altri benefici che a questo punto per il Messico sarebbero mortali, economicamente. 

Ma Trump non riesce ad ottenere neanche in patria i soldi per il muro. Infatti, le leggi di spesa vanno approvate al Senato con una maggioranza qualificata di 60 voti su 100. E i repubblicani ne hanno solo 52. Dovrebbero ottenere otto voti dei democratici, ma la pressione degli elettori è così forte che chi dovesse votare a favore sarebbe sicuro di non essere rieletto. Anche perchè la cifra è elevata: 5 miliardi solo per il 2019 e il 2020. E comunque permetterebbe di costruire solo una parte del muro che Trump vuole erigere. Ma anche qui, come tutti i governi di destra, lui ha promesso una sicurezza che non può dare, sostenendo nella sua campagna elettorale che tutti i crimini sono commessi da stranieri. La stessa propaganda che in Italia è stata fatta da Salvini. Ma chiunque abbia mezzo grammo di cervello sa che la microcriminalità non è eliminabile e non è straniera. Finchè esistono poveri e ricchi, esisteranno i criminali. Persino in un Paese come la Norvegia, dove economicamente stanno tutti bene e c'è un welfare che noi possiamo solo sognare, esiste il ladro che ti ruba il portafogli o l'auto. Certo, avviene più di rado che in Italia, ma avviene. 

Poi c'è il discorso del bilancio federale. Qui c'è da spiegare una cosa sui termini. Negli Usa, quando si usa il termine "statale" si intende il singolo Stato. Per esempio, il bilancio statale è quello della California, quello del Texas, quello dello Utah e così via. Quando invece si parla di tutti gli Stati Uniti d'America, si usa il termine "federale". Quindi il bilancio federale è quello di tutti gli Usa, quello che viene approvato a Washington. Un bilancio federale che negli Usa è negativo da molti anni e che ha portato il debito pubblico a superare quota 20 mila miliardi di dollari. Trump ovviamente ha individuato subito le cause di tale deficit: la spesa per il welfare, la spesa per i migranti, la bilancia commerciale in negativo. E così ha attaccato soprattutto queste spese, togliendo le cure a milioni di americani troppo poveri per pagarsi una assicurazione, bloccando gli accessi di migranti nel Paese e scatenando guerre commerciali a destra e a sinistra. E con che risultato? La legge di bilancio che è in discussione al Senato Usa prevede un deficit maggiore di quella approvata nel 2016, ultimo anno di Barack Obama. 

E qui vorrei soffermarmi un attimo sulla questione della bilancia commerciale. Che è stata usata per decenni come arma di geopolitica negli Usa. Cioè gli Usa hanno volutamente creato un sistema per cui loro importano più di quanto esportano. Si tratta di un sottilissimo ricatto nei confronti degli altri Paesi: tu hai una buona economia grazie al fatto che noi compriamo merci da voi; vedi di essercene riconoscente quando lo ordiniamo altrimenti smettiamo di comprare da te e ti mandiamo in fallimento. Trump invece ha deciso una diversa strategia: vuole usare la forza militare ed economica degli Stati Uniti per ottenere trattati commerciali più comvenienti per gli Usa. E soprattutto vuole trattati bilaterali, non multilaterali. Non gli interessa il Nafta (accordo con Messico e Canada), ma un accordo con il Messico ed uno con il Canada. C'è stato nel passato un altro capo di Stato che adottò la stessa tattica: Adolf Hitler. E lo faceva per lo stesso motivo di Trump: se ogni accordo è bilaterale, se viene rotto l'unico che può protestare è il partner. Ma è difficile protestare con chi può mandare decine di divisioni ad invaderti. Anche se non lo fa, la minaccia persiste. 

Il risultato qual è stato? Un danno all'economia mondiale. Trump ha messo dazi alla Cina e la Cina ha risposto con altri dazi, riducendo notevolmente gli scambi commerciali tra i due Paesi. Poi ha messo dazi all'Europa, che però ha risposto solo a parole. Ha messo dazi al Messico, che è troppo debole e troppo vicino per dire qualsiasi cosa. Ha messo dazi all'Argentina, al Brasile, all'India, al Sudafrica e ad altri Paesi. E ogni dazio significa minor commercio internazionale e quindi una economia mondiale che procede più lentamente. Non è un caso se il Fondo Monetario Internazionale ha previsto un aumento del Pil nel 2019 inferiore alle previsioni di inizio 2018; e la stessa cosa vale per le previsioni della Bce sulla crescita del Pil europeo. Naturalmente ci sono anche altre cause, ma i dazi di Trump incidono pesantemente. 

Poi c'è la terza "richiesta" della vignetta: il taglio delle tasse per le classi medie. Anche questa è una promessa fatta da Trump in campagna elettorale. Ed è la più costosa, visto che parliamo di ridurre le tasse a più di 100 milioni di persone. Per farlo si deve scegliere di mandare al diavolo il bilancio federale e gli Stati Uniti in default; oppure trovare migliaia di miliardi di dollari. Non credo ci sia bisogno di spiegare perchè siano entrambi improponibili. E poi a Trump non interessa nulla della classe media: ha tagliato le tasse ai più ricchi, cioè a se stesso. Gli altri possono anche andare a fare un giro, adesso. 

Tuttavia, attenzione ad un dettaglio. Taglio delle tasse, lotta agli immigrati e aumento - reale o solo di propaganda - della forza di un Paese sono i capisaldi della propaganda dei partiti di destra. Tre punti che in realtà indeboliscono fortemente il Paese ma che per chi abbraccia politiche di destra sono una forza. Perchè la propaganda afferma che la criminalità è solo quella portata dagli immigrati, che lo Stato fa pagare troppe tasse (indipendentemente da quante, sono sempre troppe) e che la forza di uno Stato è nel suo potere di vincere gli altri Stati. Non importa che si parli di Mussolini, di Hitler, di Salvini o di Trump. Queste sono le caratteristiche che accomunano i partiti di destra. 

Però se andiamo a vedere i Paesi che contano in Europa, si scopre che non è così. O almeno, non lo era fino a qualche anno fa. La Germania, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca si sono mossi su una strada esattamente opposta: tante tasse, accoglienza e accordi con gli altri Paesi. E' stata questa la forza di questi Paesi. Certo, negli ultimi anni le cose stanno cambiando. Il virus (perchè tale io lo considero) dell'intolleranza razzista si è diffuso, contagiando sia Paesi già razzisti come l'Italia, la Francia o gli Stati Uniti; sia Paesi che ne sembravano immuni, come i Paesi nordici e la Germania. Un esempio banale è dato da tutte le polemiche che sono avvenute negli ultimi anni in Europa sull'immigrazione. Quante volte abbiamo sentito: "Mica possiamo ospitare tutti gli africani"? Ma non sono tutti gli africani che vogliono venire qui. Solo quelli che vivono in mezzo alle guerre. 

E poi è vero che non possiamo ospitarli? Il Libano, nonostante sia un piccolo Paese e non abbia una economia di rilievo, schiacciato come è da Israele, ospita un numero di profughi equivalente alla sua popolazione. Con lo stesso criterio, l'Unione Europea potrebbe ospitare quasi la metà della popolazione africana. E senza che questo imponga particolari sacrifici alla popolazione europea. Il motivo per cui viene detto no è semplicemente l'egoismo e la paura. La paura di dividere il nostro benessere con gli altri. E' il concetto che Hitler espresse con il Lebensraum, lo spazio vitale che, a suo dire, gli ebrei rubavano agli ariani. oggi si usano termini diversi, più politicamente accettabili, ma il concetto resta quello. Ed è un concetto che la gente deve cominciare a rifiutare. Non basta rifiutarlo ignorandolo, ormai deve essere un rifiuto gridato. E quanto più urla la propaganda delle destre, tanto più bisogna gridare il no al razzismo. Altrimenti, l'unico risultato sarà il conflitto. Che può sfociare in una guerra o meno, ma che resta un conflitto le cui conseguenze sono imprevedibili e non immaginabili. 

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di Antonio Rispoli
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