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Turismo sessuale e prostituzione minorile: due facce della stessa medaglia


Turismo sessuale e prostituzione minorile: due facce della stessa medaglia
16/09/2013, 13:25

Di recente è uscita una statistica poco lusinghiera nei confronti degli italiani: siamo i numeri 1 nel turismo sessuale minorile. Cioè gli italiani che vanno all'estero per fare sesso con minorenni sono più degli altri Paesi. Ma è tutta qua la realtà del fenomeno? 
Decisamente no. Purtroppo, anche se a molti non piace che sia detto, la verità è che c'è un istinto naturale dell'uomo o della donna verso i giovani. Può essere per diversi motivi: voglia/desiderio di educare sessualmente il/la giovane, voglia/desiderio di essere il primo, per paura di confronti (questa è tipicamente maschile), ecc. Ma anche pura e semplice volontà di infliggere dolore ad una persona più debole. Tuttavia qualsiasi persona razionale mette questo desiderio o questa voglia, coscientemente o inconsciamente, in un cassetto e lo lascia lì. Ma ci sono due categorie di persone che non lo fanno: la prima è quella delle persone che hanno qualche problema psicologico. Teniamo presente che non parlo di pazzi o persone malate, ma anche di persone ordinarie che vivono male alcune loro situazioni. Per esempio, una volta mi capitò di leggere di un tizio, arrestato per aver violentato diverse ragazzine. Uno psicanalista aveva appurato che tutto era nato perchè gli era capitato diverse volte di trovarsi in imbarazzo perchè era stato a letto con donne che lo avevano preso in giro per le dimensioni non entusiasmanti (diciamo così) del suo pene. Quindi si vendicava esercitando violenza su chi non poteva fare confronti per lui umilianti. Certo, questo è un caso abbastanza limite, ma il meccanismo psicologico è piuttosto diffuso: le vittime diventano capri espiatori di problemi psicologici.  
Un altro esempio di motivazione che sta alle spalle di un pedofilo, c'è la volontà di controllo, il desiderio di poter fare degli altri ciò che si vuole. Cosa può fare la bambina per difendersi da un adulto che la sovrasta fisicamente in ogni aspetto?
E, come insegna il mercato, laddove c'è una domanda, c'è una offerta. E l'offerta è sempre nei Paesi più poveri. Costa centinaia di euro andare in Thailandia, per esempio; ma lì con una cifra inferiore è possibile avere una prostituta di 10 anni per una settimana, a cui fare qualsiasi cosa si voglia. E con una cifra di poco superiore addirittura comprarla. E non è diverso in altri Paesi poveri: Centro e Sudamerica, Africa, est Asia, ma anche Iraq, Afghanistan (anche se qui per lo più gli stupratori sono i soldati di tutte le nazionalità, compresi quelli italiani) e così via. In alcuni Paesi la prostituzione femminile è addirittura istituzionalizzata. Per esempio in India coloro che vogliono abbandonare i propri figli neonati, possono farlo davanti ad un tempio. Se si tratta di una femmina, all'età di 8 anni diventerà una prostituta del tempio, a disposizione di chiunque sia disposto a pagare. E sotto gli occhi di tutti, per di più. Per non parlare poi dello stupro di casta, sempre in India: trovare una ragazza dalit (cioè della casta più bassa, quelli che una volta erano chiamati paria) che arrivi ai 16 anni senza essere stata stuprata è quasi un miracolo. E non di rado, a commettere il reato sono proprio le istituzioni, soprattutto nei piccoli villaggi, dove la legge di fatto non arriva. Uno degli episodi più frequenti inizia con la Polizia che arriva in casa dei contadini dalit e arresta una delle ragazze della famiglia (ovviamente arrivano dopo aver già deciso la vittima), portandola in una cella della stazione di polizia. E lì si danno appuntamento un folto gruppo di persone, anche 15 o 20, che poi a turno stuprano la ragazza. Rivolgersi alla giustizia? Spesso non ascolta: nei Paesi poveri, tendenzialmente, l'indice di corruttibilità delle istituzioni è alto. 
Il problema esiste anche in altri Paesi, anche se in alcuni, come in Giappone, è molto più discreto. Non si parla quasi mai di pedofilia, per esempio, ma di "mogli bambine" oppure di uomini "con il complesso di Lolita". Ma dai principali aeroporti giapponesi ci sono viaggi praticamente quotidiani per la Thailandia, il Laos o la Cambogia o il Vietnam (anche se in questi Paesi il livello economico medio si sta alzando negli ultimi tempi, e quindi si riduce la quantità di vittime a disposizione) e agenzie di viaggio che ti danno l'hotel giusto dove, oltre alla sauna e la bagno nella Jacuzzi, nel prezzo è compresa anche una prostituta bambina a richiesta. In Brasile invece la "compravendita" è fatta praticamente all'aperto, sulle spiagge. Ci sono coloro che cercano gli uomini soli e propongono l'incontro, ovviamente ad un prezzo. 
E potrei continuare a lungo. Ma una realtà del genere non può essere cambiata con uno schiocco di dita. Purtroppo è quello che succede sempre, quando c'è povertà. Ne ho parlato pochi giorni fa a proposito delle spose bambine di cui si ha notizia nei Paesi islamici, ma il concetto è estendibile: finchè ci saranno poveri, ci sarà sempre la possibilità di comprare anche individui. Anche una bambina di 10 anni, posta davanti alla scelta di morire di fame oppure subire un dolore momentaneo, sceglierà sempre il secondo, se le permetterà di sopravvivere. Perchè il punto è questo: la sopravvivenza è un istinto naturale e ciascuno di noi cercherà sempre di seguirlo; tutti i discorsi sul sesso, comprese le aberrazioni tipo lo stupro o la pedofilia, sono invece una sovrastruttura culturale. E la cultura conta solo fin quando uno ha la pancia piena. Se la pancia è vuota, la cultura, l'etica, la morale, si buttano nel cesso. E senza ripensamenti. 
Se l'obiettivo è di far cessare il più possibile lo sfruttamento sessuale delle bambine nel mondo, è indispensabile eliminare tutte le sacche di povertà. E non parlo solo dei Paesi ricchi, ma anche da noi. Se si leggono con attenzione gli episodi di pedofilia in Italia, non capita di rado di leggere casi dove è la madre o il padre o lo zio (rigorosamente italiani) che "vende" le bambine per 20, 30 o 50 euro l'uno. La cifra la dice lunga sul fatto che si tratta di una scelta di necessità. Per carità, questo non li assolve minimamente dalla gravità di ciò che fanno, tuttavia è importante capire le motivazioni, se si vuole risolvere un problema. E la motivazione che c'è dietro la prostituzione minorile è quasi sempre la povertà della vittima e dei suoi parenti. Anche nei casi in cui la bambina venga rapita, non si rapisce la figlia del parlamentare o dell'industriale, che è in grado di spingere le forze di Polizia ad impegnarsi senza tregua notte e giorno. Si rapisce la figlia dell'impiegato, dell'operaio, del disoccupato. Cioè la bambina che esce per strada da sola, magari per andare a casa dell'amica a giocare. E a quel punto botte, minacce, in qualche caso anche la droga, sono tutti mezzi ottimi per ottenere la collaborazione - non importa se volontaria o forzata - della vittima. 
 

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di Antonio Rispoli
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