Editoriali / L'opinione

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Un week end passato a farsi insultare su Twitter


Un week end passato a farsi insultare su Twitter
08/07/2019, 15:56

Di solito, l'editoriale lo dedico a qualche notizia oggettiva ma poco discussa o poco esaminata. Questa volta, parlerò di un piccolo esperimento che ho fatto. 

E' da tempo che ho a che fare sui social network con gruppi organizzati di persone che disseminano bufale o che mi aggrediscono per i miei articoli. Ma questa volta ho voluto lanciare una provocazione a freddo: ho postato su Twitter la foto allegata a questo articolo con un testo che accusava esplicitamente il Ministro dell'Interno Matteo Salvini per quella morte. Ovviamente, Salvini non è direttamente responsabile per la morte del piccolo Aylan Kurdi: la foto è del 2015 e allora Salvini non aveva alcun potere di governo. Inoltre, quel bambino è naufragato mentre dalla Turchia - proveniente dalla Siria - cercava di raggiungere la Grecia. Ma solo una persona su oltre 1000 che hanno interagito con quel tweet ha capito che il riferimento a Salvini riguardava il fatto che noi abbiamo quella foto perchè c'erano testimoni; mentre oggi eventuali cadaveri annegati nel Mediterraneo non hanno testimoni. E questa è colpa di Salvini, che ha allontanato tutte le navi. Restano solo quelle delle Ong, che però sono poche e passano più tempo bloccate nei porti italiane che in mare a cercare di salvare naufraghi. Quindi gli Aylan di oggi non verranno neanche ricordati sui giornali o nei video. 

E quali sono state le reazioni? Quelle prevedibili: ho fatto il pieno di insulti da leghisti, fascisti, nazisti e sovranisti di vario tipo. Ma al di là di quello ho potyuto notare come tutti si sono concentrati su alcune bufale per "dimostrare" che avevo scritto un post falso. Sempre le stesse bufale, senza che nessuno si accorgesse che altri le avevano postate. Io non ho risposto a quasi nessuno di loro, mi sono accontentato di bloccarli. Tuttavia queste risposte monotematiche dimostrano che c'è una organizzazione dietro queste "aggressioni social di massa", chiamiamole così. Così come l'organizzazione è dimostrata dall'uso di alcuni termini, troppo diffusi per non essere significativi. Come per esempio "accoglione", frutto evidente dell'unione di "accoglienza" e "coglione". 

Quali erano le bufale su cui si concentravano tutti? A cominciare da quella secondo cui la foto è un fake. Alcuni sostenevano che era un fake in assoluto; qualcuno più accorto è andato a riprendere alcune sequenze manipolate a suo tempo per dire che il corpo del bambino era stato messo lì appositamente per fare la foto. In realtà, la foto era assolutamente vera. E le immagini dove si vede una persona con indosso la tenuta di salvataggio in mare che va verso il corpo del bambino sono le immagini di quando il bambino è stato trovato. Non c'è stato alcuno spostamento del corpo, non c'è stato alcun fake. La foto è vera. Ed è stata scattata sulle coste turche nel 2015. Ma, come ho già detto, non era la foto in sè che contava, quanto ciò che rappresenta: una testimonianza della morte di un migrante, che oggi non si potrebbe mai scattare perchè il governo italiano ha eliminato tutti i testimoni dal Mediterraneo. 

La seconda bufala è di una crudeltà inaudita. Infatti, approfittando di una dichiarazione resa ad alcune testate da una donna che si presentò come facente parte dell'organizzazione criminale che si occupava di trasportare le persone, venne diffusa la notizia che il padre di Aylan era uno scafista. Cioè che il bambino era annegato perchè il padre l'aveva caricato su una barca destinata ad affondare. In realtà quella cosiddetta testimone non si sa chi fosse, si sa per certo che non aveva nulla a che fare con gli spostamenti dei migranti. E del resto, quale padre è così snaturato da mettere il proprio bambino di soli 4 anni su una barca destinata ad affondare, se esistono alternative? Uno scafista ha i soldi per comprare un biglietto aereo. E siccome il padre di Aylan è siriano come il figlio, se avessero avuto i soldi anzichè dirigersi verso il mare si sarebbero diretti a sud, verso Damasco. E qui avrebbero avuto il passaporto, il visto turistico per entrare in qualsiasi Paese europeo e i soldi per comprare un biglietto aereo. 

Poi c'erano le bufale, diciamo così, non specifiche. La più diffusa è stata quella di pubblicare la foto di un tizio di colore fisicamente ben messo a fianco di quella di un bambino africano che sta morendo di fame. Per dire che sui barconi delle Ong si trovano i primi ma non i secondi. Ora, tralasciamo il fatto che la foto del tizio fisicamente ben messo è sempre una foto che non ha segni distintivi, per cui può essere stata fatta ovunque (e non di rado si usano foto di attori o atleti facilmente riconoscibili). Ma qualcuno veramente crede che un bambino africano scheletrico possa fare a piedi o trasportato in braccia o su camion scassati un viaggio di 2 o 3000 Km, della durata di settimane, e sopravvivere? E stiamo parlando solo del viaggio per arrivare in Libia; cioè escluso quello che poi bisogna passare prima di attraversare il Mediterraneo. Sfido che sui barconi non si trovano bambini così: se partono dal loro Paese, muoiono prima di arrivare a metà strada. 

Naturalmente poi c'è la bufala che le Ong sono esse stesse organizzazioni criminali che gestiscono l'immigrazione clandestina. Bufala che a volte viene ammorbidita, dicendo che le Ong incentivano con la loro presenza le persone a cercare di venire in Italia, perchè i migranti sanno che quando si mettono in mare poi verranno accompagnati fino in porto. Due falsità smentite non solo dai fatti, ma anche dalla magistratura. Il Pm di Catania Zuccaro ci ha provato per due anni a dimostrare un rapporto tra le Ong e gli scafisti e poi si è dovuto arrendere. E anche se alcuni magistrati (l'ultimo in ordine di tempo è stato quello di Agrigento, Patronaggio) cercano di portare avanti questa tesi, contestando alle Ong il favoreggiamento all'immigrazione clandestina, in realtà sono in un vicolo cieco. Infatti, per esserci un favoreggiamento deve esserci un accordo, anche verbale, anche momentaneo, ma un accordo. E deve essere un accordo tra le Ong e gli scafisti. Ma andare a salvare 20, 50 o 100 migranti che stanno affogando non è un accordo. E quindi la tesi del favoreggiamento è morta prima di nascere. 

E infine c'è la bufala della sostituzione etnica. Il buon vecchio piano Kalergi, che ogni tanto viene tirato fuori, così come ogni tanto contro gli ebrei viene tirato fuori il Protocollo dei Savi di Sion. Sarebbe la balla che le Ong (che secondo queste persone sono tutte quante finanziate da Soros) agirebbero per far entrare in Europa milioni di africani allo scopo di sostituire la manodopera di pelle bianca con quella di pelle nera, molto più obbediente e quindi sfruttabile dagli imprenditori a basso costo. In realtà viene rovesciata la realtà delle cose. Perchè la realtà è che in tutte le società economicamente benestanti, c'è un calo di natalità (e non parlo solo delle società odierne, ma anche di quelle del passato). E ovviamente alla lunga questo calo di natalità viene compensato con l'immigrazione. E' un fenomeno assolutamente normale, lo si studia in demografia e anche in sociologia. 

Del resto, basta guardare all'Italia. Negli anni '70, nel nord Italia c'era un calo demografico, che però veniva compensato dall'emigrazione proveniente dal sud. E questo perchè il nord era ricco, il sud no. Poi, man mano che il sud ha aumentato il proprio benessere medio, ha avuto un progressivo calo nelle nascite, compensato - a partire dagli anni '90 - dall'arrivo di rumeni, slavi e albanesi. Nel tempo costoro si sono integrati, mentre la natalità degli italiani (del nord e del sud) scendeva ancora. E quindi si è aperto lo spazio per l'immigrazione dall'Africa. E' un procedimento naturale. Laddove questo non avviene, c'è un crollo della popolazione. Come in Giappone, dove l'immigrazione è quasi zero e negli ultimi 40 anni hanno perso ben un terzo della popolazione. Al punto che ci sono delle città che hanno fatto dei bandi internazionali in cui offrono gratis una casa e la cittadinanza, a condizione che arrivino persone giovani che restano nel Paese per almeno 30 anni. Un tentativo come gli altri per cercare di favorire l'immigrazione. 

Ma su tutte le cavolate che mi sono state scritte, troneggia quella classica, cioè quella per cui io sono del Pd. E' una cavolata - quella che io sia parte di un partito - che mi offende profondamente, perchè mette in dubbio la mia onestà intellettuale di giornalista; e che considero diffamatoria, perchè insinua che io possa scrivere quello che scrivo non perchè lo penso ma perchè fa parte della politica di un partito. Ma è quello che scrivono sempre tutti gli appartenenti alla Lega e a M5S, per qualificare in senso negativo chi non fa parte del loro partito. In questo caso, vista la cronaca, al fatto che io fossi del Pd si aggiungeva qualche riferimento alla vicenda dei bambini che in Emilia Romagna sono stati tolti ai genitori per essere venduti o abusati. E in particolare al sindaco di Bibbiano. Peccato che coloro che facevanoquesti riferimenti si erano persi la parte più importante: il sindaco di Bibbiano è accusato (e bisognerebbe sempre aspettare un processo) solo di non aver rispettato la legge nel concedere alcune aule del comune alle associazioni coinvolte. Quindi è completamente estraneo alla vicenda dei bambini e di quello che è successo loro.

Insomma, questi sono i social network quando si parla dell'immigrazione. Nessuno che parli di fatti, della gente che annega, delle gente che fugge dalla guerra o dalla morte. Anzi, molti sostengono che i migranti non scappano dalla guerra e che anzi sono persone benestanti ("possono pagare 5000 euro a persona per venire in Italia" è la frase ricorrente). Ora, io nella mia vita non ho mai visto una persona benestante che attraversa il deserto del Sahara, si fa torturare per settimane o mesi nei lager libici e poi rischia la vita attraversando il Mediterraneo solo per avere l'onore di raccogliere pomodori a 2 euro l'ora con 40 gradi all'ombra. Per affrontare tanti rischi, bisogna essere disperati. Disperati al punto di dire: "Tanto se resto, muoio lo stesso; tanto vale che rischio". Purtroppo questo è un concetto che non si può spiegare. Se uno non lo vive, direttamente o indirettamente, non lo può capire. Non si può capire solo leggendo quello stato di disperazione, se vogliamo di nichilismo, che ti prende quando la tua vita è in pericolo tutti i giorni e in tutti i minuti del giorno. 

La realtà alla fine è molto più semplice di come viene raccontata. Ci sono persone che scappano dal loro Paese perchè c'è la guerra, c'è la fame o perchè sono perseguitati. E che cercando la salvezza in Europa perchè sanno che qui possono guadagnare abbastanza per aiutare le famiglie nel loro Paese in attesa di farli venire qui regolarmente. Non ci sono complotti, non ci sono piani segreti, nulla del genere. C'è solo da una parte la necessità di sopravvivere e da questaparte del Mediterraneo il razzismo degli idioti ignoranti. Un razzismo che però è sempre più diffuso, sempre più violento e quindi sempre più pericoloso. 

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di Antonio Rispoli
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