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Una immagine che unisce ragioni e soluzioni della crisi economica


Una immagine che unisce ragioni e soluzioni della crisi economica
31/08/2013, 15:09

Sul sito dell'Espresso del 30 agosto c'è un interessante articolo sulla mobilità sociale all'interno dei singoli Paesi, rapportata alle disuguaglianze dei redditi. Cioè spiega come all'interno di ciascun Paese ci sia maggiore o minore possibilità per i figli di persone socialmente depresse di risalire la china. Per intenderci: quante probabilità ha il figlio di un operaio di diventare un avvocato? E quanta differenza c'è tra il guadagno di un avvocato e quello di un operaio? Il grafico incrocia queste due domande. 
L'articolo è corredato di uno specchietto, che è quello allegato, che risulta particolarmente interessante, se esaminato da un altro punto di vista. Infatti notiamo che più andiamo verso destra, più abbiamo Stati che sono stati colpiti pesantemente dalla crisi. Infatti, se andiamo nei Paesi scandinavi, che sono vicino al margine sinistro, possiamo vedere che la crisi lì è durata meno di un anno, è stata assorbita ed ora quei Paesi procedono regolarmente. E sono anche Paesi dove la mobilità sociale è elevata. Se ci spostiamo verso il centro, troviamo la Germania, che è stata colpita anche lei dalla crisi, ma anche qui i problemi sono stati contenuti e l'economia già nel 2010 cresceva del 4% all'anno. Andando ancora verso destra troviamo l'Italia (e non credo ci sia bisogno di spiegare quanto siamo nei guai) e gli Usa, dove la crisi ha fatto sfracelli: hanno raggiunto il record assoluto di debito pubblico, la disoccupazione è ai massimi da oltre 30 anni, di recente è addirittura fallita la città di Detroit. 
Non è un caso. In un solo grafico hanno spiegato le cause della crisi economica e la sua soluzione. Vediamo di capire perchè, parlando di un Paese generico. Naturalmente, quando si passa da un Paese generico ad un Paese specifico, bisogna immettere le specificità di quel Paese: politica interna, rapporti con gli altri Paesi, ecc. 
Innanzitutto sfatiamo un mito, che si sente sempre in Tv, quando si parla di economia: "La ricchezza di un Paese la portano le aziende". Questa è una balla colossale, nonchè uno dei capisaldi del liberismo. In realtà, anche se prendiamo una grande industria come la Fiat, essa non varrà nulla se non riesce a vendere le sue auto. E perchè possa venderle, è necessario che ci sia un mercato disposto ad acquistarle. Quindi la ricchezza di un Paese risiede nell'esistenza di un mercato disposto a comprare quello che le aziende nazionali vendono. E, nel senso sopra specificato, il "mercato" è costituito da tutti i suoi abitanti. Cioè è necessario avere una grande fetta della popolazione disposta ad acquistare i prodotti delle aziende nazionali e con i soldi per farlo. Questa specificazione è essenziale, perchè rovescia completamente un principio base del liberismo. Il liberismo guardava all'economia esclusivamente dal punto di vista dell'azienda; ma questo è un errore metodologico gravissimo, perchè bisogna valutare anche l'interazione tra l'azienda e chi compra i prodotti dell'azienda. Con una conseguenza ancora più grave: il salario è visto come una spesa dell'azienda da ridurre per aumentare il guadagno. Cosa vera nell'immediato, ma sbagliatissima in una economia di medio periodo. Mi spiego con un esempio: diciamo che sono il proprietario di una fabbrica che produce telefonini. Ho 10 operai a cui pago 1000 euro al mese a testa, mentre io guadagno altri 10 mila euro al mese. E supponiamo che con quello stipendio gli operai comprano un telefonino ogni 6 mesi da me (cioè 20 telefonini l'anno). Diciamo che a questo punto io comprimo i salari dei dipendenti, secondo la teoria liberista: li pago 800 euro al mese, non più 1000. Quindi io guadagnerò 12 mila euro al mese. Chiaramente loro dovranno ridurre le loro spese, per cui non compreranno più 20 telefonini l'anno, ma solo uno all'anno ciascuno, cioè 10 telefonini. Quindi, cosa ho ottenuto? Che ho ridotto le mie vendite. Ma io a quel punto voglio mantenere il mio guadagno, quindi licenzio un operaio. Ma così i telefonini che gli altri acquistano da me sono 9 all'anno. e così via. Cioè è una situazione dove io ci vado sempre più a perdere. 
Adesso rovesciamo la situazione: sono il proprietario di una fabbrica, guadagno 12 mila euro al mese e ne pago 800 al mese a ciascuno dei miei operai; e ognuno di loro compra un telefonino all'anno tra quelli della mia fabbrica. Decido di rinunciare a parte dei miei guadagni e quindi aumento lo stipendio a 1000 euro a testa ai miei operai. Certo, riduco il mio guadagno, ma i miei dipendenti compreranno un telefonino ogni 6 mesi, quindi aumento le vendite. Inoltre parleranno bene della mia azienda con i loro vicini, sicchè, se a qualcuno servirà un telefonino, loro lo indirizzeranno sui miei prodotti, garantiscono loro. E quindi, nel lungo periodo finiro col guadagnarci di più. 
A questo punto un liberista avanzerebbe l'obiezione: ma se tu aumenti gli stipendi, aumenti anche il prezzo del telefonino; e quindi non vendi di più perchè verrai soppiantato dai telefonini cinesi che costano di meno. Un discorso che non è campato in aria, ma che poi dipende: le persone di chi si fideranno? Di una marca straniera sconosciuta o di una affidabile marca nazionale? E tenendo una maggiore disponibilità di soldi, preferiranno il prodotto più economico o quello più costoso, da sfoggiare agli amici? Insomma, qui ci addentriamo in tante variabili che è difficile rispondere. Possiamo solo guardare a ciò che succede nella vita reale. Prendiamo per esempio la BMW: i suoi operai prendono 2500 euro al mese più i premi che ogni tanto arrivano (nel 2011 ebbero 7500 euro di bonus annuale); le sue macchine non sono economiche, ma sono di qualità; ma la sua produzione è concentrata quasi esclusivamente in Germania, così come in Germania ci sono le società che forniscono le parti staccate delle autovetture. Il risultato è che la BMW continua ad aumentare la propria fetta di mercato. 
Passiamo invece alla Fiat, che ha fatto esattamente il contrario: ha abbassato gli sttipendi ai propri dipendenti, li ha licenziati (in Italia hanno perso il lavoro oltre 20 mila persone negli ultimi 3 anni e altre 60 mila sono state in cassa integrazione per periodi più o meno lunghi) e ha cercato di avviare produzioni in posti dove i costi sono più bassi, come la Serbia. Il risultato? Una produzione crollata miseramente, ha perso quasi il 40% di quello che vendeva nel 2008 e la Fiat pormai in Europa praticamente non esiste. Se Marchionne perde anche il mercato italiano, gli resta solo il Brasile. 
La differenza è quindi evidente. Questi comportamenti ovviamente vanno applicati anche dagli Stati: se si vuole più ricchezza non bisogna tagliare pensioni, ospedali pubblici, scuole pubbliche, ecc.; ma al contrario bisogna spendere di più. Spendere ovviamente non vuol dire sperperare. Ma la spesa pubblica di per sè non è qualcosa di negativo. Lo diventa solo se è male allocata. Per esempio in Italia è allocata malissimo: troppi privilegi per pochi. Per esmepio è inammissibile che oltre il 70% della spesa pensionistica è riservata a coloro che prendono più di 5000 euro al mese, ma numericamente costoro sono solo una piccola parte del totale delle persone che incassano una poensione. La massa è fatta da pensionati che prendono 500 o 1000 euro al mese, che però assorbono solo il 30% della spesa pensionistica nazionale. Un altro esempio sono le spese per i politici: auto blu, aerei di Stato, scorte, ecc. E così via. Tutte spese che potrebbero essere allocate in modo migliore e più efficiente. 
Ma anche questo ha una risposta: lotta all'evasione fiscale. La risorsa peggio allocata è la riscossione fiscale: ogni anno lo Stato italiano si lascia sfuggire 150 miliardi di euro, a causa dell'evasione fiscale. 150 miliardi significa 10 punti di Pil; significa l'8% del debito pubblico. Se nel 2013 per un miracolo, tutti gli imprenditori, gli industriali, le banche, i liberi professionisti, se tutti pagassero le tasse, avremmo oltre 100 miliardi da destinare allo sviluppo economico del Paese e alla riduzione del debito pubblico. Ripeto, sono 100 (dicesi cento) miliardi. E senza tartassare chi soldi non ne ha. Io dico che con una somma del genere si possono fare tante belle cose. A cominciare da una secca riduzione del debito pubblico, in modo da avere sempre più risorse man mano che si va avanti nei prossimi anni. Qualcuno obietterà: ma non è possibile recuperare tutta l'evasione fiscale. Verissimo. Ma se cominciassimo? Nel 2007 Prodi ottenne un aumento delle entrate fiscali di 30 miliardi solo perchè sostituì l'allora capo della Guardia di Finanza, il generale Speciale (eletto nelle file del Pdl), che aveva dichiarato che non intendeva obbedire agli ordini dle Ministro delle Finanze Visco di mandare i finanzieri a fare controlli nelle aziende. Bastò quella sostituzione e i soldi affluirono. Che succederebbe approvando una legge che preveda la galera da 4 a 20 anni per chi fa il falso in bilancio (attualmente lapena è da zero a 3 anni)? Valutare in 30 miliardi i soldi che alcuni imprenditori pagherebbero perchè si mettono paura di essere scoperti è troppo? E se maghari si beccasse anche qualche nome noto? Per esempio Dolce e Gabbana, di recente condannati in primo grado per aver evaso un miliardo di euro. Oppure Berlusconi, da poco condannato dalla Cassazione per aver frodato al fisco 376 milioni. O De Benedetti, che ha un contenzioso col fisco di oltre 250 milioni. Un po' di visitine della Fi nanza permetterebbe di prendere qualche nome famoso e di metterlo in galera. E a quel punto la gente correrebbe a pagare e di corsa. 
Quindi qual è la summa di questo articolo? Che bisogna spostare la posizione dell'Italia, verso il basso e verso sinistra in quella immagine. E per farlo è necessario agire con maggiore severità verso coloro che evadono il fisco e bisogna aumentare stipendi e pensioni a chi prende poco. Ma non aumenti di 10 o 20 euro al mese, quelli non servono a niente. Io parlo di cifre nell'ordine dei 300 euro al mese. Allora sì che vedremmo l'economia italiana crescere e, in meno di 24 mesi, arrivare a crescere del 2-3%

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di Antonio Rispoli
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