Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Un'altra menzogna via web, "Il debito pubblico è inestinguibile"


Un'altra menzogna via web, 'Il debito pubblico è inestinguibile'
17/01/2013, 17:57

Ormai su Internet è un fiorire delle idee più astruse e più stupide. Grazie ad alcuni noti blogger che hanno un ampio seguito e diffondono notizie false, si può leggere di tutto. Naturalmente sono tutte affermazioni categoriche, assolute, che non lasciano spazio a repliche; peccato che non abbiano alcun rapporto con la realtà e non siano suffragate da dati o prove di alcun tipo. Ma sono storielle affascinanti e con due caratteristiche salienti: permettono di creare un nemico contro cui canalizzare l'odio della gente e allo stesso tempo scaricano su questi nemici qualsiasi responsabilità sgravando i cittadini e i politici che i cittadini votano. Due ottimi motivi per fare presa sulle menti deboli degli  italiani, che non ammetterebbero mai di aver sbagliato o di essere collusi con chi sta distruggendo l'Italia. 
Già in passato ho parlato di altre bufale: che l'euro ha danneggiato l'Italia, il signoraggio, la sovranità monetaria. Questa volta tocca ad una conseguenza della bufala sulla sovranità monetaria: il debito pubblico si può estinguere? Chi sostiene la bufala che abbiamo bisogno di lasciare l'euro e tornare alla lira per conquistare la sovranità monetaria, dice che no, non è estinguibile. Perchè - sostengono falsamente queste persone - noi ci facciamo prestare i soldi dalla Bce al tasso di interesse previsto dai titoli di Stato. E quindi, poichè non siamo in grado di restituire questa somma, il debito pubblico sale sempre di più. 
In realtà i titoli di Stato che vengono versati alla Bce (come quelli che ogni Paese versa alla propria banca centrale) non sono un pagamento, ma solo una garanzia. E, come tutte le garanzie, ha un valore ben preciso. Serve solo come deterrente per impedire che un Paese accumuli denaro per le speculazioni. Gli utili della Bce - compresi quelli del signoraggio e degli interessi derivanti dai titoli - poi vengono divisi tra le varie banche centrali, come previsto dallo Statuto della Bce. Per l'Italia, la quota spettante a Bankitalia viene unita alle altre entrate e poi, a fine bilancio, gli utili vengono divisi secondo statuto. Cioè il 6% (elevabile al 10% se viene deciso in una apposita assemblea del Consiglio di AMministrazione; e viene deciso così tutti gli anni) se lo dividono gli azionisti, cioè le banche private che nominalmente posseggono Banca d'Italia; il restante 90% va al Tesoro. Quindi una parte degli interessi che noi paghiamo alla Bce ritorna nelle casse del Tesoro; il resto sono soldi che comunque bisogna pagare, in qualche maniera. Perchè la Bce ha un edificio la cui manutenzione costa; ha personale altamente specializzato; ha laboratori all'avanguardia; ecc. ecc. Tutte cose che costano. E' chiaro che questi soldi da qualche parte devono uscire. Attualmente la Bce li prende dal signoraggio e dai titoli di Stato. Se eliminassimo queste due voci, sarebbero soldi che comunque dovrebbero sborsare i vari governi. Per carità poi si può discuterese gli stipendi siano troppo alti, se le spese siano verificate (e quindi se qualcuno ci marcia e se ne appropria) e così via. Ma la sostanza è questa. 
Chiarito questo, osserviamo l'andamento del debito pubblico rispetto al Pil per sommi capi. Dal 1971 (primo anno in cui il Pil è stato calcolato; i dati degli anni precedenti non hanno valore statistico) al 1983 il rapporto debito pubblico/Pil ha ondeggiato tra il 55 e il 70%. Solo dal 1984 ha cominciato a salire molto rapidamente, arrivando al 96% nel 1989 e continuando a salire fino al 120% nel 1996. Dal 1997 in poi scende, fino a raggiungere il 105% nel 2001. Poi da lì comincia lo scempio: il governo Berlusconi aumenta alle stelle la spesa pubblica improduttiva (eufemismo per riferirsi all'aumento sconsiderato di spese per autoblu, per l'abuso di aerei di Stato e per gli appalti a favore delle varie cricche, tipo la cricca Anemone) e il deficit sale. E con lui il debito. Fino al 2012 (dato che il governo Monti si è ben guardato da fare qualcosa in proposito) quando il debito pubblico, nei primi 11 mesi dell'anno è salito di 113 miliardi. 
E' chiaro che se il deficit aumenta, il debito aumenta di conseguenza. E' come un padre di famiglia che ogni mese spensa più di quanto guadagni: un mese 1000 euro; un mese 800; un mese 1300; un mese 600; e così via. C'è da stupirsi che dopo un certo periodo il debito sia arrivato a 100 mila euro? Direi di no.
Quindi il debito può essere estinto con estrema facilità, esattamente come lo estinguerebbe un padre di famiglia che, dopo aver fatto tanti debiti mettesse la testa a posto: taglia le spese inutili (le autoblu, gli aerei di Stato, i privilegi dei politici, ecc.), aumenta le entrate (colpendo gli evasori fiscali e aumentando le tasse a chi ha grossi patrimoni) e cerca di migliorare l'efficienza del suo lavoro (mobilità interna nei lavori pubblici, aumento delle risorse per scuola, sanità, ricerca, giustizia, ecc.). Così si mette il bilancio in attivo e si mantiene tale per un po' di anni. Ogni anno il debito pubblico diminuirebbe; conseguentemente si ridurranno progressivamente gli interessi che paghiamo (anche perchè diminuiranno i tassi di interesse sui titoli di Stato) e questo permetterebbe di liberare progressivamente risorse utilizzabili, a scelta, per ridurre il debito pubblico più velocemente o per stimolare l'economia. 
QUalcuno potrebbe obiettare: se è così semplice, perchè nessuno lo fa? A parte che, come ho già detto, l'abbiamo fatto anche noi, c'è da dire che l'idea di spendere soldi pubblici a piene mani per aumentare il proprio consenso elettorale non è una caratteristica solo italiana (anche se noi esageriamo). Fare una politica di austerità intelligente (non quella di Monti e della Bce basata sull'oppressione fiscale di chi ha poco e sull'arricchimento di chi ha tanto) significa andare contro gli interessi delle lobby che finanziano i partiti. Facciamo un esempio banalissimo: con la questione Ilva, si è scoperto che i Riva hanno finanziato sia Bersani che il Pdl con grosse somme. Tutto lecito, per carità. Ma perchè Bersani dovrebbe rinunciare a 100 mila euro, proponendo una legge che costringa l'Ilva a rispettare l'ambiente? O perchè Berlusconi dovrebbe rinunciare a 250 mila euro per lo stesso motivo? E lo stesso si può dire per ognuna delle grandi industrie italiane. Quindi perchè i politici dovrebbero andare contro chi li finanzia? C'è bisogno di una classe politica veramente onesta per ridurre il debito pubblico. Ed è questo l'ostacolo principale. Non immaginifici complotti orditi dalla Bce o dalla Germania o da Zio Paperone. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©