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"Usciamo dall'euro". E intanto la Lettonia vi entra in tripudio


'Usciamo dall'euro'. E intanto la Lettonia vi entra in tripudio
02/01/2014, 13:34

Appare quasi ridicola la situazione: mentre abbiamo Beppe Grillo, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi gridano che bisogna uscire dall'euro, l'area dei Paesi che usano l'euro si allarga, accogliendo la Lettonia. Che è il 18esimo Paese ad adottare la moneta europea. 
Allora, se uno dovesse dare retta ai vari Grillo, Messora, Berlusconi, Salvini e quant'altro, che parlano dell'euro come di un complotto creato dalle banche (o in alternativa dalla Germania) per danneggiare i Paesi che ne fanno parte - con esclusione della Germania, ovviamente - si dovrebbe chiedere come mai questa decisione. Che ci guadagna la Lettonia ad entrare nell'euro? E' un Paese che non ha grosse risorse naturali (tipo petrolio, gas naturale, miniere di qualche tipo), ha una popolazione di circa 2 milioni di abitanti (più o meno gli stessi abitanti di Roma), un deficit dell'1,4% e un debito pubblico inferiore al 40% del Pil (anche se negli ultimi anni, con la crisi in corso, è salito parecchio). Insomma, un Paese che non avrebbe convenienze, in apparenza ad entrare nell'euro. Allora si deve pensare che i governanti lettoni (oltre agli italiani, ai greci, agli spagnoli e via via fino agli estoni che hanno adottato l'euro nel 2012) siano tutti quanti un branco di coglioni senza cervello? O che sono parte del mega-super-iper-complotto ideato dalle banche (o dal Nuovo Ordine Mondiale, o dal gruppo Bilderberg o da qualcun altro) per distruggere il mondo?
La realtà è molto più semplice. Una moneta forte è uno dei requisiti (ovviamente non il solo) che aiuta a reggere meglio l'impatto di una crisi economica. E chiaramente l'euro è molto più solido della moneta lituana abbandonata. Insomma è una protezione supplementare. A questo punto immagino l'obiezione di qualcuno: "Ma a noi mica ci ha protetto". E invece sì. Purtroppo la martellante campagna contro l'Europa portata avanti dai governi Berlusconi (uniti all'idiozia di coloro che hanno trovato comodi capri espiatori nell'euro, nelle Merkel e in ogni altra cosa) non permette di riflettere su un dettaglio: cosa sarebbe successo ai nostri titoli di Stato, se non avessimo avuto l'euro? Par capirlo, bisogna guardare ai titoli di Stato da parte di chi li compra "per mestiere": banche, fondi di investimento, ecc. Quando un ente economico valuta se acquistare o meno titoli di Stato di un Paese, lo fa rispondendo a due domande. La prima è: quando questo titolo sarà alla scadenza, ci sarà ancora un governo ed una economia in grado di ripagarmi? La seconda: la moneta con cui mi ripagheranno avrà lo stesso valore di adesso oppure sarà carta straccia? In base a quale risposta si valuta sia la più adatta, si decide quale tasso di interesse chiedere per quel certo titolo di Stato. Nel caso dell'Italia, la seconda domanda viene cancellata: l'euro è garantito dalla Germania e dalla Francia e dall'Austria, tutti Paesi che hanno rating altissimi. E questo garantisce anche l'Italia, dimezzando il tasso di interesse che paghiamo sui titoli di Stato. Riflettiamoci: un punto in più di interessi sul debito pubblico significa una maggiore spesa per gli interessi intorno ai 15 miliardi l'anno. Senza l'euro, ad essere ottimisti parliamo di 5-6 punti di interessi in più, cioè 75-90 miliardi in più all'anno. Qualcuno ritiene che mettere tasse ulteriori per 75-90 miliardi l'anno ci avrebbe aiutato? Io dico di no. E quindi risparmiare quella somma io dico che ci ha giovato. 
In fondo, il punto centrale dell'euro è questo: creare una moneta forte fu la soluzione scelta per evitare il ripetersi della debacle del 1992, quando le varie monete europee vennero attaccate una dopo l'altra dagli speculatori internazionali. Cosa impossibile se bisogna confrontarsi con una moneta forte, garantita dalle economie di Paesi forti. Infatti, quando è stato sferrato l'attacco economico nel 2010 e nel 2011 contro l'Europa, nessuno ha provato a prendere di petto l'euro; hanno aggirato il problema speculando sui titoli di Stato. Perchè? Perchè l'euro sarebbe stata una invalicabile muraglia. Se invece avessimo avuto la lira, che sarebbe successo? Che avrebbe attaccato quella, facendo a pezzi la nostra moneta, rendendo estremamente oneroso comprare quello che ci è necessario. 
Infatti, agli affabulatori che descrivono il ritorno alla lira come la panacea di tutti i mali, bisogna ricordare che petrolio e gas naturale vengono pagati in dollari. Una lira svalutata del 50% significa che la benzina aumenta almeno del 50%, così come il riscaldamento e il gas per cucinare e l'energia elettrica (il grosso è creato dalle centrali a turbogas, in Italia). Qualcuno ritiene che questo ci possa avvantaggiare? C'è qualcuno che ritiene che pagare il 50% in più la benzina possa favorire la vendita e la circolazione delle auto? E così via. Tutte domande la cui risposta è ovvia, ma che a quanto pare sfuggono completamente dall'analisi di tutte quelle persone che gridano contro l'euro. 
Eppure è semplice, basta guardare i dati: dal 2001 le cose economicamente sono andate male. Ma siamo sicuri che le colpe siano dell'euro? Perchè quando nel 2006-2008 c'era il governo Prodi, l'Italia in quei 20 mesi è cresciuta del 3%. Nei 5 anni anni prima invece siamo stati a crescita zero e nei 5 anni dopo in recessione completa. E' un caso? Ovviamente no. Il governo Prodi aveva mille difetti, e sarebbe stupido negarlo; ma a livello economico ha fatto le scelte giuste, consentendo di far risalire la crescita economica del Paese. Cosa che non è riuscito a fare il governo Berlusconi nè prima nè dopo quei 20 mesi. 
Perchè il problema è quello: l'andamento dell'economia globale può creare difficoltà o dare opportunità, a seconda dei casi; ma è poi la struttura economica o politica che ne determina l'effetto finale. La Germania sta avendo pochissimi problemi economici non perchè ci sia un complotto, ma semplicemente perchè la Merkel - come tutti gli esponenti di destra - ha dato una impronta fortemente nazionalistica alle linee guida della propria politica; e perchè gli imprenditori tedeschi non sono dei parassiti che vivono grazie ai soldi che elargiscono a grandi manate i politici, come avviene in Italia. Sono persone preparate e capaci, che sanno che bisogna investire per migliorare la qualità dei beni che vendono. E quindi riescono a mantenere le sezioni alte dei mercati, perchè in tutto il mondo si sa che un prodotto tedesco è sinonimo di qualità. Ma la merce italiana? Una volta era economica, ma ormai quel posto è stato preso dai prodotti cinesi e indiani. Mentre, se si cerca roba di qualità, o si va nel settore del lusso (che comunque tira), oppure i prodotti italiani hanno validi rivali in molte altre nazioni. Dopotutto perchè devo comprare le scarpe italiane, quando ho quelle americane o di altri Paesi? La qualità media dei prodotti non è diversa. 
Quindi è su questo che bisognerebbe agire. Ma chi può farlo? Di certo non il singolo cittadino. Solo i politici potrebbero farlo. Ma aspettarsi che qualcuno in Parlamento possa fare una cosa intelligente è come aspettarsi di inciampare in un sacco contenente un miliardo di euro. 

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di Antonio Rispoli
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