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Venezuela: il golpe di Guaidò è ormai fermo. Ma è stato sconfitto?


Venezuela: il golpe di Guaidò è ormai fermo. Ma è stato sconfitto?
18/03/2019, 15:42

Sono circa due settimane che dai giornali è sparita la parte politica della vicenda in Venezuela. Si è parlato del blackout che ha colpito il Paese e che è durato diversi giorni, oppure del fatto che gli Usa hanno ritirato la propria delegazione diplomatica. Ma politicamente il Paese è fermo. E le notizie degli ultimi giorni hanno creato seri problemi a Juan Guaidò. 

Dopo la sua auto-nomina come Presidente del Venezuela, non c'è stato nessun passo in avanti. Certo, è stato riconosciuto come Presidente dagli Stati Uniti e da diversi altri Stati,ma è tutto qui. Per il resto, non ha fatto alcun passo in avanti. E vorrei puntualizzare una cosa. Molti giornalisti scrivono che Guaidò si è legittimamente proclamato Presidente, perchè questo prevede la Costituzione venezuelana. In realtà la Costituzione prevede che il Presidente dell'Assemblea Nazionale (che è l'unica Camera del Parlamento venezuelano) prenda il posto del Presidente in caso di impossibilità di quest'ultimo. E i casi di impossibilità sono gli stessi in tutto il mondo: morte, malattia, altri gravi impedimenti. Ma di certo il capriccio o la volontà di prendere il potere non sono motivazioni accettate dalla Costituzione. E poichè Maduro non è nè morto nè gravemente malato, Guaidò non aveva alcun diritto di nominarsi presidente. I giornalisti dicono: "Ma le elezioni sono state irregolari, ci sono stati brogli". Peccato che le ultime elezioni presidenziali (avvenute nel maggio 2018) sono avvenute sotto l'occhio di ispettori dell'Onu. E gli unici che hanno parlato di brogli sono stati quelli statunitensi. Il che non li rende garanzia di sincerità, visti i rapporti tesi che esistono tra Usa e Venezuela. 

Anche il blackout della settimana scorsa - che ha colpito l'intero Paese - è sospetto, a voler essere gentili. Infatti, le centrali elettriche hanno funzionato regolarmente. Ci sono state interruzioni lungo le linee dell'alta tensione. E guarda caso, sono state molteplici e in punti chiave, in modo da interrompere l'erogazione di elettricità in tutto il Paese con cinque sole interruzioni. Ognuno è libero di interpretare questa come una pura casualità oppure un intervento deliberato di sabotaggio. Per me è evidente che si sia trattato il secondo. Chi ha buona memoria, ricorda quando l'intera Italia, una decina di anni fa, rimase al buio a causa di un incidente. Fu un episodio casuale: venne interrotta una linea ad alta tensione proveniente dalla Svizzera e questo portò ad uno sbilanciamento della tensione elettrica che mandò in tilt la corrente in tutto il Paese. Ma i danni furono evidenti sin dall'inizio, e vennero rapidamente riparati. Questa volta invece abbiamo avuto cinque "incidenti" contemporanei in cinque parti diverse del Paese. Sarebbe come se avessimo un incidente in Lombardia, uno in Liguria, uno a Trieste, uno a Bari e uno a Messina. Tutto contemporaneamente ocomunque nel giro di pochi minuti. Andiamo, chi ci crede? 

Ed adesso c'è la vicenda dei militari. Dall'inizio del golpe, Guaidò ha invitato i militari ad abbandonare Maduro e a disertare, promettendo loro l'amnistia (non si sa da che cosa, ma comunque...) se l'avessero fatto. invito rinnovato più volte, ad ogni pie' sospinto. E c'è stato qualcuno che l'ha fatto: poche decine di soldati (addirittura quattro hanno preso il loro caro armato per disertare) hanno preso e sono andati in Colombia. Ma non è stato molto utile: il militare più alto in grado è stato un sergente maggiore. Chi conosce i gradi militari, sa che il sergente maggiore è un grado molto basso nella gerarchia, non il tipo che può servire per fare propaganda e proclami alla diserzione. Quindi, nonostante i giornali occidentali abbiano parlato di diserzioni di massa e fiumane di soldati venezuelani che hanno abbandonato il Paese, quei quattro poveracci non servono alla propaganda di Guaidò. E per questo sono stati praticamente abbandonati a loro stessi. Nei giorni scorsi, i soldati si sono lamentati con i mass media colombiani che il governo di quel Paese ha dato loro 350 mila pesos colombiani (circa 100 euro), un materasso e l'ordine di abbandonare il Paese. Non esattamente il trattamento che si aspettavano. Ma non servono alla propaganda, non servono a svelare segreti militari (un sergente maggiore sa a malapena dove si trova il quartier generale della sua unità), quindi ora sono solo un intralcio. 

Questi episodi, per quanto strano possa sembrare, sono un ostacolo al golpe in corso al Venezuela. Per chi conosce la storia, sa che i colpi di Stato hanno la caratteristica che funzionano se sono rapidi. Devono concludersi in una manciata di giorni, al più 4 o 5. Se si va oltre questa soglia, il golpista perde gradualmente terreno. E arrivato ad un certo punto, il golpe muore da solo, per eccessivo affievolimento. Chi conosce la storia del Venezuela, sa che anche nel 2002 tentarono di fare un golpe anche contro Hugo Chavez quando era Presidente. E anche quel golpe morì da solo, persino dopo che Chavez si era consegnato e persino considerando che in quella occasione i golpisti avevano l'appoggio di diverse unità dell'esercito. Proprio perchè il golpe si trascinò stancamente per troppi giorni, senza nessuno sbocco. 

Il problema che nessun giornale sottolinea è che in Venezuela non è solo un colpo di Stato. E' una lotta di classe. A noi può sembrare ridicolo: siamo abituati a parlarne o a sentirne parlare per scopi propagandistici, ma pochi si sentono "classe" insieme a tutti coloro che hanno il loro stesso tenore di vita. Invece in Venezuela è proprio così. Da una parte ci sono Maduro e il governo spinto dalle masse più povere, che hanno avuto notevoli miglioramenti dal governo Chavez, miglioramenti che Maduro sta cercando di mantenere e che Guaidò vuole eliminare. Dall'altra ci sono gli imprenditori di classe medio-alta (sia venezuelani che stranieri), che invece hanno avuto il destino opposto. Le norme a tutela dei lavoratori introdotte da Chavez hanno avuto l'effetto di ridurre il potere degli imprenditori e soprattutto i loro guadagni. Prima di Chavez un lavoratore venezuelano costava un quarto di vino e una gassosa, come diciamo a Napoli. Cioè pochissimo. Adesso invece ha un costo non esorbitante (il costo dlela vita in Venezuela è comunque bassissimo) ma senz'altro qualche centinaio di dollari al mese si spendono. Anche con il bolivar (la moneta venezuelana) svalutato come è adesso. 

E notate che quando parlo di "imprenditori stranieri", nel numero ci comprendo anche gli italiani. Al contrario dell'emigrazione in Brasile o in Argentina, quella in Venezuela non è stata una emigrazione dei poveri alla ricerca di lavoro. E' stata una emigrazione di persone che avevano soldi, ma volevano fare un investimento sicuro. E quindi sono andati in Venezuela, hanno messo su una fabbrichetta o un albergo o un ristorante (in Venezuela sono molte le zone ad alta attrazione turistica) e hanno guadagnato sfruttando i lavoratori locali. Chavez, aumentando i salari e tutelando i lavoratori, ha rotto loro le uova nel paniere. Per questo i giornali si sono riempiti di interviste ad imprenditori italiani in Venezuela che appoggiavano Guaidò e dicevano peste e corna di Chavez e Maduro. Perchè sanno che con Guaidò ritornerebbero i tempi belli per loro, quelli in cui potevano pagare un lavoratore venezuelano con due calci nel sedere. 

Del resto, Guaidò ha annunciato le sue idee. Per prima cosa intende vendere il 51% delle azioni delle due società pubbliche che si occupano dell'estrazione del petrolio ad una società privata statunitense. Non ha parlato delle miniere d'oro, anche queste pubbliche, ma anche loro probabilmente finiranno alla stessa maniera. Inoltre intende chiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale per stabilizzare il bolivar, la moneta nazionale. E cosa pretende il Fondo Monetario Internazionale per concedere un prestito? Taglio del welfare, taglio dei salari, privatizzazioni e liberalizzazioni. Insomma, pretenderebbe il ritorno del Venezuela all'era pre-Chavez, quando c'era una dittatura mascherata e il 95% della popolazione moriva di fame. Avete presente quando si fanno le manifestazioni con lo slogan che l'1% della popolazione è ricchissimo e il 99% della popolazione poverissimo? Ecco, il Venezuela è stato uno di quei Paesi, prima di Chavez, dove questo è stato realizzato in pieno. Era uno dei Paesi più ricchi del Sud America, ma questa ricchezza era concentrata in pochissime mani, mentre il resto della popolazione per vivere aveva bisogno degli aiuti umanitari dell'Onu. 

Naturalmente, come per gli altri editoriali che ho fatto negli ultimi due mesi, nulla di tutto questo lo trovate scritto in giro. Non c'è nessun quotidiano o Tv di rilievo nazionale che ne parli. Sono tutti schierati dalla parte di Guaidò e definiscono Maduro (e Chavez prima di lui) un dittatore. Però pensateci: che dittatore del cavolo è uno che non imbavaglia l'opposizione? Non dico di ucciderli, come fece Pinochet nel 1973 in Cile; ma quanto meno silenziarli, prendendo il controllo di tutti i mass media. Invece in Venezuela esiste la Tv di Stato, ma ci sono anche Tv private che trasmettono su tutto il territorio nazionale. E sono tutte dalla parte di Guaidò. Esattamente come dalla parte di Guaidò sono tutti i giornali, che sono posseduti dai privati. Ovviamente c'è una agenzia di stampa governativa, ma non è l'unica fonte informativa del Paese. Quindi, per essere dittatori, Maduro e Chavez sono decisamente scarsi. Peccato che a nessuno venga in mente la domanda: ma non è che il motivo è che non sono affatto dei dittatori? Ma semplicemente obiettivo di una campagna diffamatoria? 

"Ma i venezuelani muoiono di fame", rispondono. vero. Ma a causa di chi? Si dà per scontato che la causa sia Maduro, ma è vero? Io vorrei ricordare - solo per fare un esempio - che nel 1989 la fame era tale e talmente diffusa che ci furono manifestazioni con centinaia di migliaia di persone (note col nome di "Caracazo", dal nome della capitale venezuelana Caracas), che vennero represse nel sangue, con oltre 3000 morti. Questa volta non solo i venezuelani non si sono ribellati, ma anzi sostengono Maduro. Anche qui: nessuno si chiede come mai? Credono che i venezuelani siano così idioti e imbecilli da non riuscire a fare neanche i propri interessi di base, cioè mangiare e sopravvivere? 

Perchè in realtà i problemi economici del Venezuela nascono a Washington. Perchè gli imprenditori agricoli venezuelani (che sarebbe più esatto chiamare latifondisti, dato che possiedono enormi quantità di terreno) vendono tutta la loro produzione negli Usa. E quando il governo vuole comprare il grano e le altre risorse all'estero, non può. Perchè le banche statunitensi non vendono i dollari - necessari ad acquistare i beni sui mercati internazionali - al Venezuela e fanno boicottaggio verso le banche che finanziano le imprese venezuelane. Questo costringe il governo a creare una dispendiosa rete di false società per acquistare prima il denaro e poi con quello i generi alimentari di prima necessità. Se poi aggiungiamo che da oltre 5 anni c'è un attacco sistematico ai titoli di Stato venezuelani e che questo - insieme alle oggettive difficoltà economiche - ha portato alla svalutazione del bolivar, si ha un quadro completo della situazione. 

Se il golpe di Guaidò fosse andato in porto (adesso non è più possibile a meno di un intervento militare statunitense diretto o mediante gli eserciti di Colombia e Brasile), mentre il neo Presidente si sarebbe occupato di distruggere l'economia e di tartassare la popolazione, sarebbero cessati gli attacchi speculativi contro il Venezuela e gli imprenditori avrebbero rimesso in circolo i beni alimentari. i nostri giornali e telegiornali sarebbero stati pienissimi di notizie su come i supermercati sarebbero stati pieni di cibarie di ogni tipo. Certo, i venezuelani non avrebbero avuto i soldi per comprare nulla, ma vogliamo soffermarci sui dettagli insignificanti?

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di Antonio Rispoli
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