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No alla differenza di genere per gli omicidi

Violenza sulle donne, basta Femminicidio: in ogni senso


Violenza sulle donne, basta Femminicidio: in ogni senso
10/08/2013, 11:53

Non credo mi abbia mai convinto molto il termine “Femminicidio”. Forse fino a qualche tempo fa mi sarebbe sembrato anche inopportuno e sconosciuto. Oggi è uno dei vocaboli invece maggiormente ascoltati, pronunciati, sentiti, attuali. Andando a vedere su quella che si considera ormai l’enciclopedia dei nostri tempi , Wikipedia, leggo che con il termine di cui sopra ci si riferisce a “tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere. Cioè di regola in relazione al fatto che la medesima è o è stata la moglie o in relazione sentimentale con l'autore del delitto, ovvero il medesimo autore presumeva che la vittima dovesse iniziare o continuare la relazione sentimentale o sessuale”. Non mi ha mai convinto come termine forse perché ho sempre pensato che venga prima il concetto di persona, essere umano, poi la distinzione di genere. Comunque leggendo e rileggendo, la mente poi è andata al decreto legge approvato di recente dal Consiglio dei Ministri, dopo circa due ore di riunione a Palazzo Chigi. Il testo il cui obiettivo principale è di combattere il fenomeno della violenza sulle donne. Su tale decreto il Premier Letta si è mostrato soddisfatto affermando: "Abbiamo approvato un decreto molto agile che interviene su temi essenziali. C'era bisogno nel nostro Paese di dare un segno fortissimo, ma anche un cambiamento radicale sul tema. Sono molto orgoglioso del fatto che il governo abbia deciso questo intervento, che deve dare un chiarissimo segnale di contrasto e di lotta senza quartiere al fenomeno del femminicidio”. Obiettivamente, semplificando di molto la cosa, far si che sia possibile l’arresto in flagranza per stalking o cacciare fuori da casa i coniugi violenti, rappresentano dei deterrenti e degli strumenti significativi per arginare la violenza sulle donne. Ma inducono a riflettere. Perché si è arrivati a tanto? Come è possibile che in Italia il fenomeno degli omicidi su donne, ex mogli, compagne fidanzate o amanti sia così sia divenuto un triste rituale quasi all’ordine del giorno. Cosa spinge un uomo a tale follia? Cosa porta una donna a confondere l’amore con la morbosità di un’attenzione malata o violenta? Di certo i risvolti e le possibili risposte a tali quesiti richiederebbero maggiore attenzione e meno pressappochismo. Ma mi viene da pensare quanto manchi in questo Paese una vera educazione sentimentale. L’idea di far capire ai ragazzi cosa significa rispettare se stessi e gli altri, amare e capire che il possesso è di per sé qualcosa di preoccupante. E rendersi conto che vanno riformulati i ruoli in una società che è in continua evoluzione diventa un obiettivo prioritario. Poi in un Paese dove la mamma è sempre la mamma le donne madri hanno un compito da assolvere: educare i loro figli, futuri compagni , mariti, genitori … a rispettare l’altro sesso. A Prescindere. Evidentemente il discorso vale anche all’inverso. Ma è difficile sentir parlare di un uomo violentato o un ragazzo ridotto in fin di vita per gli schiaffi o le botte di una donna sua ex compagna. La forza fisica, checché se ne dica , è una discriminante lapalissiana tra maschio e femmina. E questa non può essere sottovalutata o usata per marcare un territorio o riconfermare un proprio ruolo sociale. E se a scuola, in famiglia si iniziasse a insegnare che la società cambia, che non si perde la propria identità o virilità se una donna si emancipa, e che il rispetto per l’altro è un valore ... Forse si eviterebbero categorizzazioni e timori inutili. Non è più il tempo delle società patriarcali o matriarcali … è anacronistico legarsi a questi schemi preconfezionati.

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di Titti Alvino
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