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Violenza sulle donne, sì; ma quante reagiscono?


Violenza sulle donne, sì; ma quante reagiscono?
20/05/2013, 15:34

E' notizia di questi giorni un brutto episodio di cronaca accaduto nel casertano: un 27enne che picchia la propria fidanzata, tanto da mandarla in ospedale in prognosi riservata. Lui è stato denunciato, verrà processato, eccetera eccetera. Tuttavia c'è una cosa che ha stonato: il fatto che la donna abbia dichiarato: "Nonostante tutto, lo perdonerei". Il che come affermazione lascia sbalorditi: come si fa a perdonare chi ti ha massacrato di botte? Il rischio è che la prossima volta oltre alle botte l'uomo uccida la partner. 
Eppure non è così strano. Capita abbastanza spesso che la donna picchiata dal marito o dal fidanzato resti vicino a lui, senza andarsene. Il punto è: perchè fanno così? Non si rendono conto che rischiano la vita? Molti non se ne rendono conto, ma spesso la differenza tra un doloroso pestaggio e la morte è minima. Il punto è che alcune risposte ci sono, ma di sicuro non sono soddisfacenti.
Uno dei motivi è la paura (fondata o meno, considerate le paturnie che le ragazze vivono) di non trovare un'altra persona con cui vivere, di rimanere sola. Ma a parte che la cosa è improbabile, resta il fatto che non è certo rischiando la vita che una donna possa vivere tranquillamente. 
Un altro motivo è la perversa "trasformazione" delle percosse subite in "manifestazioni" di gelosia e quindi di affetto. In realtà la persona gelosa è solo possessiva. E nel possesso non c'è affetto, mai. Quindi gli atti di violenza commessi in nome della gelosia, non sono nè giustificabili nè confondibili con una manifestazione di affetto. 
Poi ancora ce ne sono altre, di giustificazioni. Ma nessuna di esse ha senso. Eppure sono tantissimi i casi di donne che ritornano dai loro uomini, nonostante le violenze. Ricordo un caso limite, di alcuni anni fa. Un caso limite perchè si finì in Tribunale, a Milano. Un tizio aveva sparato alla moglie in garage, poi era andato in casa ed era rimasto lì, tranquillo, per un'oretta. Solo dopo aveva chiamato l'ambulanza, convinto che la moglie fosse morta. Invece era viva e la storia del "colpo esploso accidentalmente dall'arma" non resse a lungo. Per cui si fece il processo. E durante l'interrogatorio della moglie, uscì fuori che quello era il terzo tentativo di omicidio: il primo era stato quando aveva tentato di strangolarla (episodio per cui c'era stato un altro processo, che si era chiuso con una lieve condanna); la seconda quando era entrato nella casa di lei, violando una ordinanza restrittiva del giudice che lo obbligava a non avvicinarsi alla casa e al luogo di lavoro di lei, e aveva aperto il gas, chiudendo poi le finestre. Per fortuna in questo caso, la donna, quando aveva aperto la porta, si era accorta del gas e non aveva acceso la luce, evitando che l'intera casa esplodesse. E nonostante questo, nonostante i tre tentativi di omicidio, quando il giudice chiese alla donna se vivesse da sola, lei rispose che no, viveva ancora col marito. 
Allora, diventa cattivo dirlo, ma se la sono cercata. Non perchè sia giusto picchiare una donna, l'uso della violenza non è mai giustificato. Ma perchè erano consapevoli del pericolo, l'avevano visto, lo conoscevano; e nonostante tutto non hanno fatto nulla per evitarlo. Insomma, è come camminare verso un precipizio: se uno continua a camminare, raggiunge l'orlo e prosegue, la colpa di chi è, se non sua? Perchè l'uomo violento è un uomo violento. Non cambia, non si modifica, se picchia, continuerà a picchiare. Insomma, è come un precipizio: se uno supera l'orlo, cadrà comunque. 

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di Antonio Rispoli
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