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Voto a giugno o nel 2018? I possibili scenari


Voto a giugno o nel 2018? I possibili scenari
15/02/2017, 15:42

E' uno degli argomenti si parla di più sui giornali: quando si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento? Ma c'è poca chiarezza: i giornali e le Tv si limitano a riportare le parole di questo o quell'esponente politico e basta. Ma è chiaro che i politici dicono quello che è conveniente dire per attirare i consensi; e questo non corrisponde necessariamente alla verità (giusto per non dire che non corrisponde mai). In ogni caso, le posizioni sono chiare: Lega Nord e Movimento 5 Stelle vogliono andare a votare subito; Forza Italia, centristi ed esponenti della sinistra sono per arrivare alla fine della legislatura, a febbraio 2018. Il Pd è spaccato, con Renzi che vorrebbe andare al voto rapidamente, per tornare a Palazzo Chigi; mentre la minoranza dem vuole arrivare a fine legislatura. Ma quali sono le prospettive, nei due casi? 

Il "voto subito" significa comunque non prima di maggio-giugno. Per legge bisogna lasciar passare 30 giorni per raccogliere le firme per le liste elettorali e da 45 a 70 giorni per i comizi elettorali. Se anche Mattarella sciogliesse le Camere domani, ed immaginando una campagna elettorale ridotta a 45 giorni, arriviamo comunque ai primi di maggio. Ma questo significa arrivare con le leggi elettorali attuali: il cosiddetto "Consultellum" al Senato e il cosiddetto "Legalicum" alla Camera. Cioè al Senato un sistema proporzionale puro, con soglie di sbarramento del 4% o dell'8% (a seconda se si tratta di una coalizione o di un partito) su base regionale. Alla Camera invece un sistema elettorale proporzionale, con sbarramento al 3% e premio di maggioranza alla lista che raggiunge il 40% dei consensi. Guardando ai sondaggi, è facile capire che non ci sarebbe nessun vincitore. Al di là delle balle propagandistiche (detto senza offesa: non c'è politico o partito che non ne spari a volontà 24 ore su 24), nessuno dei partiti può raggiungere una maggioranza. Neanche il 40% è alla portata di qualcuno. Abbiamo il Pd stabilmente poco sopra il 30%, M5S stabilmente poco sotto questo limite, Lega Nord e Forza Italia tra il 10 e il 15% a testa. Per tutti gli altri, bisogna andare al 4% o più giù. Per di più si tratta di un voto che io definisco "fideistico". Cioè non c'è una valutazione politica del programma del partito oppure dei singoli candidati. Si vota quel partito perchè si ha cieca fiducia nel suo leader, qualsiasi cosa dica o faccia; oppure perchè si odia quell'altro partito che è "nemico" del proprio. E' chiaro che questo limita moltissimo anche le oscillazioni di ogni partito: se non c'è una valutazione politica, non importa quello che un partito o un leader politico fa o non fa. 

E allora perchè Lega e M5S vogliono andare al voto? Proprio perchè non ci sarà alcun governo. Sono partiti che sguazzano nel caos e nella confusione. Sono due partiti populisti e, come tutti i partiti populisti, non hanno bisogno di un programma. A loro basta un colpevole. Poichè la previsione facile è quella di un Pd che vince le elezioni ma è nell'impossibilità di creare un governo, se non al prezzo di una ammucchiata pazzesca e incontrollabile, sarà facile per loro dare addosso al Pd accusandolo di incapacità e peggio. E, nello stesso tempo, se ci dovesse essere una alleanza tra Pd e Forza Italia, anche solo per creare un governo, M5S e Lega comincerebbero a parlare di inciucio e a dare addosso anche a Berlusconi, al fine di cercare di dividersi il suo elettorato. E i problemi dell'Italia? E la popolazione? Non sono problemi loor. Lo dimostra il fatto che hanno nessun programma, nesusno straccio di idea. La Lega si limita a ripetere che vuole uscire dall'euro; i grillini rilanciano con il loro reddito di cittadinanza (una misura che costerebbe qualcosa come 200 miliardi l'anno, altro che i 17 miliardi di cui cianciano, che è invece la cifra riferita alla legge che loro hanno chiamato "reddito di cittadinanza" e che invece è solo un sussdio di disoccupazione). 

D'altronde, non è che Forza Italia e gli altri partiti che vogliono arrivare al 2018 lo fanno per amore del popolo. Semplicemente sono partiti che sanno di non avere un futuro. E quindi vogliono posporre il più possibile le elezioni. Tranne per Forza Italia, il cui obiettivo è quello di restare come partito indispensabile per fare un governo (e quindi c'è bisogno di una legge elettorale proporzionale) per avere poi un forte potere di ricatto sulle decisioni future. Per quanto riguarda il Pd, invece, la lotta è solo intorno a Renzi. Il segretario del partito vuole le elezioni velocemente per poter tornare rapidamente a Palazzo Chigi; ma non è uno stupido, ha capito che non potrà facilmente avere una maggioranza (anche se secondo me lui spera di poter condurre una campagna elettorale così brillante da portare il Pd al 40%). Per questo negli ultimi giorni sta ammorbidendo le sue posizioni. Vuole prima sistemare la minoranza interna, la sta mettendo spalle al muro. La quale minoranza interna a sua volta vuole che le elezioni siano il più lontane possibili, per logorare Renzi e fargli perdere consenso. E' una manovra distruttiva; o meglio, autodistruttiva, in termini dipartito. Ma questo è uno dei problemi della politica attuale in Italia: l'assoluto distacco dei politici dalla realtà e l'incapacità di pianificare il futuro, anche a breve termine. 

Esiste una soluzione? Io non ne vedo. Anche perchè c'è poi un problema di qualità. Cioè mettiamo che dal Parlamento esca fuori una legge elettorale eccellente (attualmente siamo a proposte che ondeggiano tra il proporzionale puro e una riedizione del Mattarellum, cioè una legge in parte proporzionale e in parte uninominale con un solo turno). Chi può vincere? Oggettivamente, le alternative sono due: o il Pd o il Movimento 5 Stelle. Il Pd ha governato in maniera mediocre in questi ultimi quattro anni; ma i sindaci del Movimento 5 Stelle sono stati un disastro. E i parlamentari grillini, come opposizione, sono stati anche peggio. Quindi, anche se si riuscisse ad avere un vincitore, avremmo governanti pessimi (Pd) oppure incapaci e pessimi (M5S). Non so voi, ma io trovo la cosa abbastanza inquietante. Eppure non c'è una soluzione diversa o migliore. Sinceramente non conosco Enrico Rossi, se è un buono o cattivo amministratore; ma gli altri presunti avversari di Renzi hanno dimostrato di non essere bravi. Anche Michele Emiliano, che pure non è disprezzabile, non è andato al di là della mediocrità, sia come sindaco di Bari che come governatore della Puglia. 

Delineato lo scenario generale, parliamo dei singoli partiti. Del Pd abbiamo detto. Il Movimento 5 Stelle continua con la sua propaganda, basata su due punti fermi. Il primo riguarda la bufala del reddito di cittadinanza; il secondo consiste nello sputare veleno ed odio contro il Pd e contro Renzi o contro chiunque dovesse prendere il suo posto. E nessuno se ne abbia a male se definisco "bufala" quella del reddito di cittadinanza. Vediamo di capirci sui dettagli. Il reddito di cittadinanza è, per definizione, una somma che viene data a chiunque sia cittadino italiano e non abbia altri redditi. Ora, in Italia ci sono circa 20 milioni di persone (esclusi i minorenni) che non hanno altri redditi. Quando i grillini dicono che bastano 17 miliardi l'anno, significa che vogliono dare a ciascuno più o meno 1000 euro l'anno, 80 euro al mese. E' un reddito? Ovviamente no. In realtà, i 780 euro al mese di cui parlano i grillini significano quasi 10 mila euro l'anno (9360 euro, se vogliamo mettere i puntini sulle i). Se moltiplichiamo questa cifra per le quasi 20 milioni di persone che non lavorano, abbiamo una spesa di quasi 200 miliardi l'anno. Per capirci, le spese dello Stato italiano ogni anno si aggirano sugli 800 miliardi l'anno. Significa che, per applicare il reddito di cittadinanza, bisogna aumentare le entrate dello Stato del 25%. Sarebbe possibile solo se si recuperasse almeno il 75% dell'evasione fiscale. E allora i 17 miliardi di cui parlano i grillini, da dove escono? E' una valutazione sulle spese della legge che hanno presentato in Parlamento (stando bene attenti a non portarla mai in Commissione Bilancio, dato che serve solo per poterne parlare) intitolata "reddito di cittadinanza". Ma non è un reddito di cittadinanza, è solo un sussidio di disoccupazione. Infatti vale solo per tre anni e vale solo per chi viene licenziato. Rispetto all'attuale legge sul sussidio di disoccupazione, offre solo un sussidio più alto: 780 euro al posto di 600. Quindi è solo un trucco per poter dire: "Noi vogliamo applicare il reddito di cittadinanza ma il Pd non ce lo permette". Come ho detto prima, il loro scopo è solo di sputare veleno contro il Pd. 

Poi c'è la Lega. Anche qui, come per il Movimento 5 Stelle, abbiamo un registro monocorde. Solo che in questo caso, gli obiettivi sono l'euro e gli extracomunitari. E quindi ecco le balle sugli extracomunitari che portano la meningite (in Africa non è diffusa la meningite di tipo C, che è quella più diffusa in Italia), la scabbia (che si cura con una pomata e si trasmette solo per contatto diretto) e via elencando. A cui si aggiungono le balle sui 35 euro al giorno che prendono gli extracomunitari, quelle che arrivano in Italia con l'iPhone e così via. A queste si aggiungono le balle sull'euro che avrebbe danneggiato l'Italia, che l'Europa sia agli ordini della Germania, ecc. Come ho detto prima, i partiti populisti non hanno bisogno di fare un programma politico; gli basta trovare un colpevole. Due è meglio. E così l'immigrazione e l'Europa sono due ottimi colpevoli su cui scaricare tutte le colpe di qualsiasi cosa succeda. La politica della Lega inizia e finisce qui, dato che non sono capaci di fare altro. E l'abbiamo visto: la gente se l'è dimenticato, ma la Lega Nord ha governato per 9 anni, tra il 2001 e il 2011. E con quale risultato? Crescita sempre negativa, quasi 500 miliardi di debito pubblico in più, un deficit che, senza l'intervento di Prodi, a fine 2006 avrebbe superato il 6% e che nel 2009 aveva superato il 5% (nonostante nel frattempo Prodi l'avesse ridotto all'1,7%), una procedura di infrazione per deficit eccessivo... insomma, un disastro. E vogliamo parlare delle tante leggi a favore della criminalità? Certo, erano le leggi ad persoinam di Berlusconi, ma la Lega le votava e le difendeva pubblicamente. 

Forza Italia è un discorso diverso. E' un partito che sta agonizzando. Perchè questa è la fine di ogni partito padronale: esiste finchè esiste il padrone. Per Forza Italia il padrone è in grave declino fisico per l'età e la salute cagionevole e non può candidarsi (almeno fino al 31 luglio 2019) a causa della sentenza di condanna ottenuta per frode fiscale. Quindi può solo declinare. Quanto velocemente dipenderà solo dalla resistenza fisica di Berlusconi. Naturalmente, è inutile immaginare un rinnovamento della classe dirigente. Non solo perchè non ci sarà, ma anche perchè Berlusconi finora ha dimostrato di sapersi circondare solo di leccapiedi. E i leccapiedi, tranne qualche caso isolato, sono leccapiedi proprio perchè non sanno fare nient'altro. 

Restano poi i partitini. Ncd e Scelta Civica sono partiti che ricevono consensi solo in virtù dei singoli che hanno un loro consenso elettorale in questa o quella zona (ai tempi della Dc venivano chiamati "feudi elettorali"). Fratelli d'Italia è al 4% e non credo che salirà più di tanto: è un partito di estrema destra, ma non ha la forza nè la dirigenza per poter aspirare a qualcosa di più. Ci sono poi i partiti di sinistra, ma quelli sono troppo impegnati a litigare tra di loro e a frazionarsi, per fare altro. Adesso è nato un nuovo partito di sinistra, guidato da Giuliano Pisapia, ma anche questo - ci scommetto - avrà vita breve. E non per le qualità politiche di Pisapia, comunque non eccelse; ma sono quasi 30 anni che la sinistra continua a spaccarsi. Sin dalla Bolognina e dall'addio al PCI di Occhetto, a cui seguì la spaccatura di Rifondazione Comunista. 

Qualcuno, arrivati a questo punto, potrebbe chiedermi: ma a questo punto, visto che hai detto peste e corna di tutti, chi voti? Innanzitutto io decido all'ultimo momento, dipende da quali sono le persone presenti nel mio collegio elettorale come candidati. Ma adesso come adesso, io non voterei nessuno. Non c'è nessuno che sia votabile, neanche turandosi il naso, come diceva Montanelli. Allora sto forse proponendo di non votare? A questa domanda, fino al 2012 avrei risposto di sì. Ero convinto che una forte astensione alle elezioni avrebbe spostato l'attenzione dei politici su quell'astensionismo per conquistarlo migliorando la propria dirigenza. E contemporaneamente ritenevo che vincere delle elezioni con una affluenza del 30 o del 40% avrebbe fatto capire ai politici quanto poco fosse solido il loro potere. Poi nell'autunno del 2012 ci fu l'elezione regionale in Sicilia: affluenza del 48%. E tutti i partiti (TUTTI, senza eccezione) che governano o fanno opposizione come se nulla fosse. Cioè nessuno ha puntato l'attenzione sulla scarsissima affluenza. I politici hanno continuato a parlare delle loro alchimie politiche, senza fare alcun tentativo di cambiare. E questo mi ha fatto capire che anche l'astensionismo non porta a nulla. E quindi? Quindi niente. Siamo su un autobus che sta andando a tutta velocità nel burrone. E nessuno preme sul freno....

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di Antonio Rispoli
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