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Un annuncio che lascia stupefatti

"Vuoi lavorare? Ti pago 150 euro al mese, ai giovani basta"


'Vuoi lavorare? Ti pago 150 euro al mese, ai giovani basta'
22/11/2012, 18:32

Su un sito di annunci pochi giorni fa è uscito questo annuncio: "Cerco un fattorino con patente B per lavoro di facile distribuzione volantini e lettere, il lavoro è di 6 ore al giorno e si svolge solo sulla città di Torino, si richiede buona conoscenza delle vie principali della città di Torino, e sopratutto velocità nella consegna della merce, pagamento mensile di 150 euro al mese, contratto di 2 mesi iniziale poi possiamo allungarlo senza problemi,ovviamente portando lo stipendio anche a 200 euro al mese che in questo periodo di crisi sono abbastanza per voi giovani alle prime armi". 
Due cose voglio far notare di questo annuncio. La prima è ovviamente l'esiguità della cifra: con 150 euro al mese, uno che ci fa? La seconda è l'arroganza contenuta nella frase finale: "...portando lo stipendio anche a 200 euro al mese che in questo periodo di crisi sono abbastanza per voi giovani alle prime armi". Cioè un giovane alle prime armi deve essere trattato come una pezza da piedi? 
In realtà, questo annuncio ha un significato simbolico molto superiore a quanto appaia: è la spiegazione del perchè l'Italia è in crisi e, contemporaneamente, del perchè non può uscire dalla crisi senza un cambiamento significativo. 
Infatti la crisi nel nostro Paese non nasce dai conti pubblici (che comunque sono stati disastrati per 10 anni dai governi Berlusconi, dopo che gli italiani avevano fatto tanti sacrifici per sistemarli con i governi di centrosinistra); non nasce dall'euro, che è un problema irrilevante ed una grossa possibilità ancora in potenza; ma nasce proprio da questi contratti e dal modo di agire "furbo" di una classe imprenditoriale - quella italiana nel suo complesso - che fa assolutamente schifo. Senza se e senza ma. 
Infatti, quando si decise di adottare l'euro, tutta Confindustria era contraria. Chi va a vedere i giornali dell'epoca, troverà che tra il 1995 e il 2000 si creò un asse (alquanto intermittente) tra Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi per ottenere quella che loro chiamavano "l'Europa a due velocità": una Europa di serie A, formata dai Paesi che erano perfettamente in regola con i parametri di Maastricht (Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Finlandia e Inghilterra); e dall'altra una Europa di serie B che si sarebbe poi associata nel tempo e con calma, di cui facevano parte gli altri Paesi, tra cui l'Italia. Questo avrebbe consentito all'Italia - secondo i proponenti - di continuare ad usare la lira e svalutare per continuare ad esportare. La proposta fu bocciata, perchè avrebbe garantito solo inflazione alta e altissimi interessi sul debito pubblico. Inoltre è chiaro che in Europa, come dimostra l'evidenza dei fatti, non ci saremmo entrati mai. 
Non potendo più svalutare, gli imprenditori italiani ripiegarono su un'altra strada, che potremmo definire "cinese": abbassare il più possibile il costo del lavoro. E quindi ci fu il via alle leggi per la precarizzazione dei posti di lavoro, a cominciare dal pacchetto Treu. Tenendo presente che, comunque, a causa del'abolizione della scala mobile, già da una decina di anni ogni anno gli stipendi perdevano potere di acquisto. Poi venne l'euro, e quello ha segnato la fine: il governo Berlusconi prima annuncia urbi et orbi che non avrebbe fatto alcun controllo al momento della transizione tra lira ed euro, nè che ci sarebbero state sanzioni per chi avrebbe aumentato a dismisura i prezzi. Il risultato fu il boom dell'inflazione (e quella reale fu molto superiore a quella registrata dall'Istat), che causò ulteriore perdita di potere d'acquisto degli stipendi. Contemporaneamente, vennero prese dal governo Berlusconi altre decisioni: la legge 30 (o legge Biagi) che precarizzava ulteriormente il mondo del lavoro; Tremonti che decide di non restituire il fiscal drag (cioè quella parte di tasse che si pagano in più a causa dell'aumento degli stipendi legato all'inflazione), una misura che comunque contribuiva a non far cadere troppo il potere di acquisto; poi i licenziamenti di massa dal settore pubblico (a cominciare con la Gelmini e gli insegnanti); ed ora la Fornero e il governo Monti che hanno tolto qualsiasi efficacia all'articolo 18, la cancellazione di fatto delle pensioni per gli operai (in media gli operai hanno una aspettativa di vita di 67 anni; con l'ultima modifica prendono la pensione a 67 anni; ergo, muoiono contemporaneamente all'invio della pensione stessa) e le continue tasse hanno annientato la capacità di spesa degli italiani. QUesta è la causa della crisi. 
E in tutto questo, gli imprenditori hanno continuato ad aggravare le cose, approfittando delle leggi sul precariato e dell'aumento della disoccupazione: falsi contratti con partite Iva, falsi stage, contratti dove i lavoratori rocevono la metà di quanto dovrebbero ricevere o anche meno, ecc. Certo, nel breve periodo in questa maniera le aziende hanno guadagnato di più sulla pelle dei lavoratori; ma hanno incrementato il calo della domanda interna. Contemporaneamente, gli imprenditori hanno evaso il fisco e continuano ad evaderlo, sottraendo soldi dall'Erario, che se li prende dalle tasche dei cittadini, riducendo ulteriormente il potere d'acquisto dei salari. E quei cittadini non hanno più i soldi per comprare i prodotti che quella stessa azienda (oltre a qualsiasi altra azienda) vende. 
Purtroppo gli imprenditori italiani (fatta salva qualche piccola eccezione) hanno deciso di puntare su quella strada: guadagno immediato a scapito dei propri lavoratori e del futuro aziendale. Il che, unito alla fortissima evasione fiscale, hanno dissanguato gli italiani. Certo, poi ci sono anche le colpe della politica, che non ha fatto nulla per porvi rimedio; e quelle del sistema bancario che ha rinunciato al proprio compito di sostenere l'economia nazionale per pensare solo all'arricchimento speculativo immediato. Ma queste sono situazioni di contorno. Il punto centrale resta la domanda interna: se la gente non compra, l'economia è bloccata. E se la gente non ha i soldi, perchè i salari non aumentano allo stesso ritmo dell'inflazione, non può comprare niente. 
Quindi questi annunci sono non solo conseguenza della crisi che stiamo vivendo, ma anche causa della stessa crisi.  

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di Antonio Rispoli
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