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L'analisi di Alessandra Servidori sull'impiego delle donne

2009: il punto su un anno di lavoro al femminile


2009: il punto su un anno di lavoro al femminile
27/12/2009, 14:12

In conclusione dell’anno che ci lasciamo alle spalle è utile fare il punto su alcuni dati che hanno coinvolto il mercato del lavoro femminile e impostare così per priorità il lavoro per il prossimo anno. Per quanto riguarda i monitoraggi e le analisi statistiche in ottica di genere fornite dall’archivio Inps –Coordinamento generale statistico attuariale – la CIG primo semestre 2009 in Italia ha registrato per il NORD OVEST una integrazione salariale ordinaria dei lavoratori beneficiari per i maschi del 77%,per le femmine il 23%,per il NORD EST rispettivamente ancora del 77%, e 23 % ,CENTRO maschi 81% ,femmine 19% ,MEZZOGIORNO maschi 89%,femmine 11%- TOTALE MASCHI 80% FEMMINE 20%.
Per quanto riguarda la GIGS primo semestre . NORD OVEST 61% maschi, femmine 39%-NORD EST 66% maschi ,34% donne – CENTRO 66% maschi,34% donne MEZZOGIORNO 70% maschi ,30% femmine TOTALE MASCHI 65% DONNE 35%. In quanto ai beneficiari di disoccupazione non agricola ordinaria ed edile: NORD OVEST maschi 49% femmine 51%-NORD EST maschi 46% femmine 54% -CENTRO maschi 48% femmine 52%-MEZZOGIORNO maschi 63% femmine 37% -TOTALE maschi 54% donne 46%.
 
E’ da notare bene che è il sud che registra il maggiore numero di maschi invertendo la percentuale nazionale territoriale che vede maggiori beneficiarie le donne nelle altre aree- La mobilità beneficiari invece per area geografica : NORD OVEST maschi 55% femmine 45%-NORD EST 54% maschi, 46% donne-CENTRO 60% maschi 40% donne-MEZZOGIORNO 66% maschi 34% donne - TOTALE maschi 60% donne 40% -beneficiari disoccupazione non agricola con requisiti ridotti :NORD OVEST maschi 38% femmine 62%-NORD EST maschi 35% femmine 65%-CENTRO maschi 38% femmine 62%-MEZZOGIORNO maschi 55% femmine 45% totale maschi 46% femmine 54% TOTALE maschi 46% femmine 54% In questo caso nonostante il sud la percentuale di beneficiarie maggiore sono le donne .
Questo prospetto dimostra che il sistema degli ammortizzatori sociali ha tenuto nei settori dove maggiore è la presenza femminile ,ma che rimane il sud del paese la criticità maggiore di intervento.Il Rapporto Cnel sul mercato del lavoro 2008/ 2009 ricorda che gli occupati sono aumentati dello 0,8% pari a circa 183 mila nuovi posti di lavoro e a sostenere la crescita del tasso di occupazione è stata la componente femminile il cui incremento registrato è stato del 1,9% .
Il tasso di attività delle donne ha ripreso ad aumentare grazie alla maggiore flessibilità del mercato del lavoro della Legge Biagi anche in riferimento alle tipologie di lavoro a orario ridotto,modulato (+2,4% di Part Time in Italia nell’ultimo anno : ora 4,6% uomini e 28,1% donne )Secondo Banca Italia la crescente presenza di lavoratrici/lavoratori stranieri ha accresciuto le opportunità di lavoro per italiani più istruiti e donne.
In relazione all’andamento dell’occupazione femminile,le rilevazioni dei trimestri del 2009 e i dati INPS con riferimento alla cassa integrazione di cui sopra, coinvolge in misura di gran lunga prevalente ,la forza lavoro femminile.In positivo l’andamento della occupazione femminile confermato per il NORD e il Centro Italia,dalle rilevazioni dei trimestri del 2009 ISTAT e ISFOL,riflette in particolare, la maggiore incidenza di questa componente nelle attività di servizio,dove le donne raggiungono il 49,3% del totale degli occupati.
In attesa che si completino le rilevazioni statistiche per l’anno in corso, rileviamo che la grande crisi avrà una maggiore incidenza sulla occupazione maschile – e i relativi tassi di disoccupazione – e che la componente femminile sarà meno penalizzata almeno con riferimento alle regioni del Centro-Nord. Nel II trimestre 2009 l’aumento dei tassi di occupazione femminile non è stato infatti uniforme sull’intero territorio nazionale. Esso resta fermo – su percentuali come noto largamente insufficienti – nelle regioni del Sud. Per le donne il tasso di occupazione è, infatti, del 57 per cento nel Nord, mantenendosi inferiore di 4.3 punti al Centro e di ben 26.3 punti percentuali nel Sud e nelle Isole.
Nel periodo gennaio 2008-settembre 2009 il sistema di comunicazione obbligatorio del Ministero del Lavoro in collaborazione con Istat,Inps, ha registrato 18.655 mila attivazioni di rapporti di lavoro,il 48% delle quali ha riguardato la componente femminile e il 52% quella maschile.I contratti a tempo determinato rappresentano l’istituto più utilizzato con oltre 10 milioni di attivazioni ,il 55,7% delle quali rivolte alle donne( 57,9% attivazioni contro 53,6% a carico di uomini) con un andamento pressochè costante negli ultimi trimestri.
I contratti a tempo indeterminato sono il 21,7% delle attivazioni con un differenziale di genere di circa 5 punti a favore degli uomini ( 24,2% contro il 19,2% delle donne), ma a differenza di quelli a tempo determinato,presentano una dinamica decrescente in tutti i trimestri considerati. Relativamente alle cessazioni il sistema delle Comunicazioni obbligatorie per l’intero periodo ha registrato 17.209 mila comunicazioni, distribuite in maniera equivalente tra uomini e donne . Rispetto alla tipologia dei contratti, circa 9 milioni sono risoluzioni di rapporti di lavoro a tempo determinato e quasi 3,8 milioni a tempo indeterminato,con una predominanza maschile coinvolta (due terzi).

L’apprendistato,nel periodo considerato- con oltre 580 mila comunicazioni di attivazioni,rappresenta poco più del 3% del totale delle attivazioni registrate dal sistema con una prevalenza del genere maschile(58,6%) contro il 41,4% femminile e cessazioni pari a 513,471 anche qui con una prevalenza maschile (60,2% ) contro il 39,8% femminile .Interessante secondo il dossier del Ministero del 1 dicembre ,l’analisi di genere ,tra i contratti attivati di apprendistato per settore di attività :prevalenza maschile per il manifatturiero ( differenziale pari a oltre 10 punti percentuali) costruzioni ( differenziale pari a 28 punti ) prevalenza femminile invece per il settore alberghiero ( con un differenziale pari a 12 punti percentuali; commercio ( differenziale a favore delle donne pari a 7,7 punti ) servizi pubblici sociali personali ( 3,2 di apprendisti attivati contro il 13,6% di apprendiste).
Sul fronte delle cessazioni la maggior percentuale degli apprendisti cessati si rileva nell’alberghiero con il 21,1% ( donne 29%,contro il 15,6% di uomini in coerenza con la percentuale di attivazione) così come nelle costruzioni con il 20% di apprendisti cessati quasi tutti maschi. Per quanto riguarda la distribuzione dell’apprendistato per genere e regione nel NORD le lavoratrici attivate sono state il 57,2% ,i maschi il 51,8% ,le lavoratrici cessate il 57,8%,i lavoratori cessati il 52,2%; nel Centro ,lavoratrici attivate 26,9%,cessate il 26,1% ,lavoratori attivati 26% ,cessati 25,3%; SUD Lavoratrici attivate 15,9,cessate 16,1, lavoratori attivati 22,2 ,cessati 22,5. Sostanzialmente nel nord,nel centro rispetto alle percentuali e al genere le apprendiste non sono state particolarmente penalizzate nelle cessazioni,più marcato invece il differenziale di genere il sud.
Per quanto riguarda la durata dei contratti di apprendistato misurata sulle cessazioni : su un totale di 513,471 cessazioni ,440.379 sono avvenute prima del termine previsto dal rapporto di lavoro,pari all’85,8% con una prevalenza dei maschi 59%,rispetto alle donne 41% ed i motivi sono stati le dimissioni volontarie ( circa il 60%) seguita dal licenziamento ( 23%) senza particolari differenze di genere da segnalare. I dati ci indicano in buona sostanza che anche in una situazione di difficoltà economica con ricadute occupazionale le donne nel mercato del lavoro italiano ,pur registrando ancora dei significativi differenziali rispetto agli uomini in alcuni settori tradizionalmente a occupazione prevalentemente maschili,tengono tenacemente le posizioni in altri settori come l’alberghiero, commercio, servizi alla persona,artigianato e sono disponibili ad entrare e rimanere come forza lavoro , come dimostrano i dati sui contratti di apprendistato diffusi sulla platea di lavoratori/lavoratrici di età inferiore ai 25 anni-
L’apprendistato rappresenta una valenza strategica dell’investimento nel capitale dei giovani e delle giovani donne ed è fondamentale come vengono utilizzate dalle aziende la formazione come strumento di inserimento nel mercato del lavoro. Fondamentale in questo campo sarà la corretta applicazione delle nuove norme in materia di formazione professionale anticipate dal Ministro Sacconi e l’accordo con il Piano Italia 2020 sottoscritto con il Ministro Gelmini per potenziare i livelli di apprendistato.
Le funzioni di orientamento e formazione delle Università e dei servizi per l’impiego pubblici e privati anche declinati al femminile per una efficace incontro domanda e offerta di lavoro ci consente di governare i processi e gli strumenti e i risultati che portano in termini di occupabilità. Peraltro sul versante delle piccole imprese ,la crisi non ha sconfitto la voglia delle donne di fare impresa e stanno sul mercato con tenacia, senza arrendersi. L'Italia ha il primato europeo per numero di imprenditrici e di lavoratrici autonome. Secondo Confartigianato le imprese guidate da donne nel settore dell’artigianato italiano registrano 1.519.100 imprenditrici a fronte di 1.278.700 imprenditrici della Germania, 1.078.900 nel Regno Unito, 1.055.600 in Polonia, 952.400 in Spagna e 767.100 in Francia.
In particolare, tra il 2007 e il 2008, le donne a capo di imprese artigiane sono aumentate dello 0,8%, raggiungendo il numero di 365.913. Le imprese artigiane al femminile si concentrano prevalentemente nel Nord d'Italia, soprattutto in Lombardia (18,6% del totale), in Emilia Romagna (10,9%) e in Veneto (10,5%). Il 47,7% delle imprenditrici artigiane e' impegnato nel settore dei servizi alle persone, il 34,7% nel settore manifatturiero con una spiccata prevalenza nei comparti del tessile-abbigliamento e dell'alimentare, l'11,3% nel settore dei servizi alle imprese. Le regioni che tra il 2007 e il 2008 hanno registrato l'aumento maggiore di artigiane sono il Lazio (+2,9%), la Calabria (+2,7%), la Puglia (+2,5%), la Liguria (+1,8%).
Prudenti sui tempi della ripresa economica (il 70% delle imprenditrici ritiene che l'uscita dalla crisi avverrà non prima di 1 o 2 anni), sono anche ben determinate a resistere: infatti la banca dati rivela che, nonostante tra il 2008 e il 2009 il 61% delle imprenditrici abbia subito un calo del giro d'affari e del fatturato, l'84% ha mantenuto stabile l'occupazione in azienda.

Più che la crisi, il grande problema che preoccupa le imprenditrici e' la conciliazione tra l'impegno lavorativo e la cura della famiglia: lo dichiara l'82% delle imprenditrici. L’Obiettivo credibile è aumentare i servizi integrati pubblici e privati alle famiglie a cominciare dal nido e dai servizi alla persona non autosufficiente in collaborazione con gli enti locali, così come la diffusione di forme contrattuali temporanee flessibili, come prevede il Piano Italia 2020 del Ministro Sacconi/Carfagna, nel cui ambito è già operativo un Osservatorio delle Consigliere di parità sulle attività di conciliazione e mediazione con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di un mercato del lavoro più vicino alle donne. Dunque governare gli strumenti e i processi è la priorità che ci siamo dati come Ministero del lavoro e delle politiche sociali: Consigliere di parità al lavoro è il motto che muove la macchina della partecipazione e delle politiche attive.
 
LE PRIORITA’
Le problematiche della occupazione femminile nel nostro Paese sono largamente imputabili ai persistenti differenziali tra Nord e Sud rispetto alla domanda di lavoro e alle reali opportunità occupazionali offerte dalle economie locali. Considerando i tassi di occupazione femminili per condizioni familiari e classe di età emerge tuttavia un secondo profilo di criticità, meno noto e indagato, relativo ai bassi tassi di occupazione femminile degli under 25 e degli over 55, là dove per le altre classi di età si registrano, come media nazionale, tassi di occupazione femminile in linea con i benchmark di Lisbona.
I dati relativi alle donne giovani e anziane suggeriscono pertanto, rispetto alle politiche occupazionali del nostro Paese, una maggiore attenzione verso i percorsi di transizione dalla scuola al mercato del lavoro, da un lato, e le politiche di invecchiamento attivo nell’ottica di una società attiva e inclusiva, dall’altro lato.
Con riferimento ai tassi di occupazione femminile degli over 50 si deve del resto ricordare l’incidenza del differenziale di età tra uomini e donne nell’accesso alla pensione (65 anni per gli uomini e 60 per le donne) su cui è recentemente intervenuta, per quanto attiene al lavoro pubblico, la Corte di Giustizia, con sentenza del 13 novembre 2008, ritenendo la normativa italiana in contrasto con la legislazione comunitaria in materia di parità tra uomo e donna. Né si può trascurare la circostanza che l’età effettiva di pensionamento per le donne è, in realtà, di 57 anni. anche, ancora una volta, tra le più basse di tutta l’Unione Europea.Tra i 25 e i 44 anni – e tra i 25 e i 34 in particolare – appare per contro ancora fortemente marcato il divario occupazionale delle donne single o nell’ambito di una coppia senza figli rispetto a una coppia con figli. A conferma della circostanza, ribadita da ultimo dal Rapporto CNEL sul mercato del lavoro 2008 / 2009, che a influire sulla minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro è anche una specificità di genere legata all’evento della maternità e alle esigenze di cura e di assistenza.La difficile conciliazione tra lavoro e famiglia non interessa peraltro solo le madri lavoratrici.
Come indicano i dati sul tasso di invecchiamento della popolazione, sempre maggiore è il numero di persone anziane non autosufficienti. Anche in questo caso sono prevalentemente le donne (in particolare di età superiore ai 45 anni) a prendersene cura e a dovere spesso rinunciare a opportunità lavorative.È indifferibile l’adozione di interventi più selettivi e, soprattutto, più attenti all’obiettivo di un generale miglioramento delle performance del mercato del lavoro che colloca il nostro Paese tra i peggiori anche per i tassi di occupazione maschile e, segnatamente, per i segmenti degli under 25 e degli over 50.
Anche al di là della dubbia compatibilità con le regole del diritto comunitario della concorrenza, in queste aree del Paese ben poco potrebbe una tassazione differenziata per genere e una efficace politica di conciliazione. Il problema da affrontare, nelle aree del sud , non è tanto quello della offerta di lavoro femminile quanto, semmai, la scarsa domanda di lavoro e la mancanza di reali opportunità di impiego nella economia regolare.In questo contesto la tecnica degli incentivi economici può avere una preziosa funzione congiunturale, per la soluzione di problemi specifici del mercato del lavoro, ma non può certo rappresentare, di per sé, la scorciatoia per la soluzione di problemi strutturali e in senso lato anche culturali del nostro Paese.
Nel caso della occupazione femminile, le questioni da affrontare vanno infatti ben oltre l’ambito di incidenza delle politiche di incentivazione economica e di pari opportunità in senso stretto, riguardando contestualmente le politiche economiche di sviluppo e di rilancio del Mezzogiorno in particolare, le politiche di sostegno alla famiglia, le politiche di accesso alla istruzione e alla formazione continua, le politiche fiscali, previdenziali e del lavoro, le politiche sociali, culturali ed educative in senso lato.
La loro soluzione non può dunque che dipendere da un approccio di genere integrato e trasversale a tutte le politiche pubbliche; un approccio da tempo evocato ma sin qui mai praticato concretamente ed ora invece dominante nella strategia scelta dal Ministero del lavoro e delle Pari opportunità.
Un Piano strategico di azione per la conciliazione e le pari opportunità che prevede : *il potenziamento dei servizi di assistenza per la prima infanzia e la sperimentazione dei buoni lavoro per la strutturazione dei servizi privati di cura e assistenza alla persona*la revisione dei criteri e delle modalità per la concessione dei contributi per i congedi parentali*Nuove relazioni industriali per il rilancio del lavoro a tempo parziale e altri contratti a orario ridotto,modulato, flessibile e un Osservatorio di monitoraggio delle buone pratiche che si registrano nei nostri mercati del lavoro e nelle aziende con riferimento anche alle prassi di contrattazione decentrata

*La nuova occupazione nel contesto dei cambiamenti in atto relative a nuovi lavori al femminile e sviluppo dei contratti di inserimento al lavoro per le donne con particolare attenzione alla realtà del mezzogiorno* La nuova frontiera dell’orientamento e della formazione : scuola,università ed azienda come volano della formazione, strumento di politiche attive per il bene-essere della persona.

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di Redazione
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