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8 marzo: al sud lavora solo una giovane su 4


8 marzo: al sud lavora solo una giovane su 4
08/03/2012, 10:03

Al Sud nel 2010 lavora regolarmente meno di una giovane su quattro, con un tasso di occupazione fermo al 23,3%. In testa le sarde (38%), in coda le campane (17,9%). Mentre secondo la SVIMEZ le donne meridionali laureate, anziché essere oggetto di politiche di sviluppo, rischiano di restare a casa con bambini e anziani a causa del sistema di welfare che ostacola la conciliazione lavoro-famiglia.
È quanto emerge, all’indomani dall’8 marzo, dal dossier SVIMEZ “La condizione e il ruolo delle donne per lo sviluppo del Sud” di Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano.

Meno di una giovane su quattro è regolarmente occupata: in coda le campane – Nel 2010 su una popolazione di donne di età 15-34 anni al Sud solo meno di una su quattro, pari al 23,3%, lavora regolarmente.
Con forti differenze regionali: le giovani sarde e abruzzesi registrano un tasso di occupazione di poco inferiore alla media nazionale (38%), rispettivamente del 36% e 35%. Mentre vanno decisamente peggio tutte le altre: 29% in Molise, 27% in Puglia, 24% in Basilicata. Agli ultimi posti le donne calabresi (21%), siciliane (20%), fino alle campane, fanalino di coda (17,9%).
Se quindi in Lombardia è occupata regolarmente una donna su due (51%), in Molise e Puglia meno di una su tre, in Basilicata, Calabria e Sicilia meno di una su quattro, fino alla Campania: qui fra le under 34 lavora regolarmente una su cinque.
Situazione critica anche se si considerano le donne under 64: qui il tasso di occupazione è del 30,5%, pari a meno di una su tre. Un divario dal resto d’Europa di quasi trenta punti (la media europea nel 2010 è 58,2%).
A livello regionale si conferma la stessa dinamica registrata per le giovani: in testa abruzzesi (44%) e sarde (41,8%), seguite da molisane (39%), lucane (35%), calabresi (30%) e pugliesi (29%). In coda, siciliane (28%) e campane (25%). In altri termini, se in Abruzzo è occupata regolarmente meno di una donna su due, in Calabria e Puglia una su tre, e in Campania solo una su quattro.








Tab. 1 Tasso di occupazione maschile e femminile nel 2010

età 15-34 età 15-64
REGIONI MASCHI FEMMINE MASCHI E FEMMINE MASCHI FEMMINE MASCHI E FEMMINE
Piemonte 60,3 49,6 55,0 71,3 55,8 63,5
Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 63,7 52,2 58,0 74,3 60,3 67,4
Lombardia 63,6 51,0 57,4 74,2 55,8 65,1
Trentino-Alto Adige 66,2 51,3 58,9 76,8 60,1 68,5
Bolzano/Bozen 69,9 54,0 62,0 79,1 62,9 71,1
Trento 62,5 48,6 55,6 74,5 57,3 66,0
Veneto 63,4 49,8 56,7 75,3 53,3 64,5
Friuli-Venezia Giulia 61,0 49,2 55,2 71,5 55,5 63,6
Liguria 54,2 48,2 51,2 71,1 55,0 63,0
Emilia-Romagna 63,5 50,2 56,9 74,9 59,9 67,4
Toscana 59,4 46,7 53,1 73,3 54,5 63,8
Umbria 62,9 43,5 53,3 72,7 53,0 62,7
Marche 60,1 45,0 52,7 72,4 54,8 63,6
Lazio 52,8 40,7 46,8 69,6 49,0 59,2
Abruzzo 50,6 35,3 43,1 67,0 44,1 55,5
Molise 46,9 29,0 38,1 62,9 39,2 51,1
Campania 35,6 17,9 26,8 54,4 25,7 39,9
Puglia 44,7 26,9 35,9 59,6 29,5 44,4
Basilicata 38,7 24,2 31,6 59,1 35,2 47,1
Calabria 35,2 21,2 28,3 54,3 30,2 42,2
Sicilia 38,8 20,6 29,8 57,1 28,7 42,6
Sardegna 43,9 36,1 40,1 60,2 41,8 51,0
Mezzogiorno 39,9 23,3 31,7 57,6 30,5 43,9
Centro-Nord 60,7 48,1 54,5 73,1 54,8 64,0
Italia 52,6 38,4 45,6 67,7 46,1 56,9

Fonte: elaborazioni SVIMEZ su dati ISTAT


Il grande paradosso delle donne laureate: studiare non basta – Eppure le donne meridionali sono state protagoniste di una grande rivoluzione culturale. Nel 2010 le meridionali laureate sono state il 18,9% sul totale della popolazione 30-34 anni, quasi 7 punti in più dei maschi (12,3%), pur se distante dalla performance del Centro-Nord (27,1%).
A livello regionale, le donne molisane laureate sono il 31,5%, quasi il doppio degli uomini (17,1%), seguite dalle abruzzesi (27,9% rispetto al 14% dei maschi) e calabresi (23,1%). Vengono dopo le lucane (22,8%), le sarde (20,3%), le siciliane e pugliesi quasi allineate al 18%. Da segnalare che in Sicilia nell’età di riferimento solo 1 maschio su 10 è laureato, mentre le donne sono quasi 2 su dieci.



Tab. 2 Percentuale di donne in età 30-34 anni per regione che hanno conseguito la laurea nel 2010


REGIONI
Totale Uomini Donne
Abruzzo 20,9 14,0 27,9
Molise 24,4 17,7 31,5
Campania 12,9 11,2 14,6
Puglia 15,4 12,5 18,3
Basilicata 19,8 16,9 22,8
Calabria 19,2 15,3 23,1
Sicilia 14,6 10,3 18,9
Sardegna 16,8 13,4 20,3
Piemonte 20,1 16,1 24,1
Basilicata 19,8 16,9 22,8
Friuli-Venezia Giulia 19,6 15,3 24,1
Calabria 19,2 15,3 23,1
Veneto 18,6 14,8 22,6
Sardegna 16,8 13,4 20,3
V.d'Aosta/V.d'Aoste 15,8 10,5 21,3
Puglia 15,4 12,5 18,3
Sicilia 14,6 10,3 18,9
Campania 12,9 11,2 14,6
Mezzogiorno 15,6 12,3 18,9
Centro-Nord 22,1 17,3 27,1
Italia 19,8 15,5 24,2



Donne moderne e società antica: senza welfare a casa con bambini e anziani - Il sistema di welfare familiare e informale che ancora in molti casi è dominante nel Mezzogiorno, si regge sulla donna, non lavoratrice, costretta ad un ruolo casalingo secondo un modello sociale tradizionale: allevare i bambini, accudire gli anziani.
Nel 2009, la percentuale di bambini da 0 a 3 anni che hanno usufruito dei servizi
per l’infanzia (essenzialmente asili nido) è stata pari al 5% al Sud contro il 17,9% del Centro-Nord.
Il welfare certo non sostiene le donne del Sud: nel 2008 in base a elaborazioni SVIMEZ
la spesa comunale per interventi e servizi sociali è stata al Nord Est di 155 euro pro
capite, al Sud di 52 euro, tre volte di meno. Spicca su tutti il caso dell’assistenza ai
disabili, che vede il Nord Est con oltre 5mila euro a testa a fronte dei 657 del Sud.

Il Fattore D per far ripartire il Sud – “Nella giornata dell’8 marzo dobbiamo riflettere sul potenziale di crescita che il nostro Paese, in particolare nel Sud, spreca lasciando giovani donne con elevata formazione fuori dal mercato del lavoro o sottoutilizzate con contratti precari, ha dichiarato il Vice Direttore Luca Bianchi. La politica per la crescita è legata soprattutto a interventi in grado di inserire nel sistema questo patrimonio di intelligenza. Lo Stato deve fare la sua parte assicurando i servizi essenziali per la conciliazione del lavoro con i carichi familiari. E’ inaccettabile che in alcune regioni meridionali il livello di copertura dei servizi per l’infanzia e dell’assistenza agli anziani sia così distante dal resto del Paese,. In presenza di un sistema di welfare incompleto che si scarica essenzialmente sulle donne, rischiano di riproporsi vecchi modelli sociali (in occupazione e rinuncia all’istruzione superiore) in contraddizione con i progressi in termini di formazione scolastica e universitaria che sono stati fatti dalle donne soprattutto nelle regioni meridionali.

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di Redazione
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