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Il commento sugli ultimi dati diffusi dall'Istat

Acli: la disoccupazione ora colpisce anche i lavoratori a tempo indeterminato


Acli: la disoccupazione ora colpisce anche i lavoratori a tempo indeterminato
23/09/2010, 20:09

ROMA - "Se il primo impatto della crisi aveva colpito soprattutto i lavoratori con contratti atipici - tra il 2008 e il 2009 - siamo ora arrivati ai settori più strutturali della nostra economia, che stanno mettendo in discussione i contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, soprattutto al Nord e nelle imprese manifatturiere di medie dimensioni». E' il commento di Maurizio Drezzadore, responsabile del dipartimento Lavoro delle Acli, ai nuovi dati diffusi oggi dall'Istat, che rivelano l'aumento del tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2010 all'8,5%, il livello più alto dal 2003.

"E' evidente - spiega Drezzadore - che l'inizio di ripresa della nostra economia, trainata quasi esclusivamente dalle esportazioni, sta avvenendo con una forte ristrutturazione del tessuto manifatturiero. Ma se sostenuta esclusivamente dalle esportazioni, la ripresa non potrà che continuare a dare ancora per il futuro ulteriori e consistenti cali occupazionali. E' indispensabile allora rilanciare i consumi interni agendo soprattutto sulla leva fiscale ed in particolare aumentando il potere d'acquisto dei salari".

Il responsabile del lavoro per le Acli sottolinea poi la forbice dei saldi occupazionali, che per i lavoratori italiani evidenziano un calo di 366 mila unità, mentre per i lavoratori stranieri rivelano una crescita di 171 mila unità. "Bisogna contrastare una cultura che ha relegato nell'indesiderabile una fetta non irrilevante di lavoro manifatturiero, di lavoro agricolo, nella pesca, nell'autotrasporto, nei servizi alberghieri e nei servizi alla persona. Il sistema economico del Paese non può svilupparsi armonicamente se i suoi cittadini - complice il grave e permanente disallineamento tra percorsi scolastici e mercato del lavoro - continuano a rifiutare una fetta importante di attività lavorative, alcune delle quali tra l'altro destinate ad una crescita".

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di Redazione
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