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Alla Provincia di Napoli un seminario sulle problematiche lavorative delle donne


Alla Provincia di Napoli un seminario sulle problematiche lavorative delle donne
04/02/2009, 17:02

“Libere di lavorare – La violenza alle donne e le problematiche lavorative: dialogo tra istituzioni e società civile”: è il titolo di un seminario svoltosi oggi nella sala Mariella Cirillo della Provincia di Napoli, al quale ha preso parte anche l’assessore provinciale alle Pari Opportunità, Angela Cortese. Negli ultimi anni la violenza sulle donne è ai primi posti tra le emergenze sociali soprattutto in Italia, dove le lavoratrici sono ancora costrette, più spesso di quanto si pensi, a fare i conti con le discriminazioni dovute ai retaggi di una mentalità sessista. Donne, spesso immigrate, alle quali vengono negati i diritti: vittime di abusi, di violenze, indotte a prostituirsi, non tutelate dalla legge. Se è vero che il femminismo appartiene ormai a un’epoca tramontata, come ha sottolineato nel corso del seminario il presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Napoli, Anna Riccardi - esso ha tuttavia tracciato un solco importante lungo il sentiero delle conquiste nella battaglia per la parità tra i sessi. Sono due documenti dell’ONU ad aver segnato una tappa importante nel contrasto del fenomeno della violenza sulle donne, che spesso si consuma tra le stesse mura domestiche, tra persone che si conoscono: la “Dichiarazione dei diritti umani delle donne”, approvata a Vienna nel 1993, e la "Piattaforma d’azione" di Pechino, del 1995. Ma la strada da percorrere è ancora lunga e richiede un impegno più assiduo da parte di Stati e comunità per interrompere questa spirale di sofferenza e umiliazioni. Un interessante quadro “tecnico” che evidenzia gli squilibri nelle condizioni di lavoro che penalizzano le lavoratrici napoletane, è fornito dai dati raccolti dalla Struttura Centrale di Psicopatologia del Lavoro della ASL Na1 diretta dal dott.Claudio Putrella che si articola in un servizio di ricerca epidemiologica e di psicodiagnostica (responsabile il dott.Giovanni Nolfe) ed in un Centro Clinico (responsabile il dott. Francesco Blasi). I volumi di attività vanno dall’anno 2000 al 2008 e riguardano circa 1300 pazienti presi in trattamento e circa 3000 contatti complessivi. Da una prima analisi dei dati si evidenzia che la popolazione è costituita in maggiore quantità da lavoratori di sesso maschile - 60% - rispetto alle lavoratrici - 40%. Considerando tale dato va però osservato che le donne costituiscono in Italia meridionale solo il 30% della forza lavoro complessiva per cui esse sono in realtà quelle più frequentemente colpite dai fenomeni del mobbing e dalle altre forme di disagio lavorativo. Mentre tra i maschi il rischio di disagio lavorativo cresce con l’età, le donne esprimono una maggiore sofferenza in fasi più precoce del ciclo vitale. “L’azienda moderna – si legge in una nota diffusa dal Centro Clinico di Psicopatologia del Lavoro dell’ASL Na1 - è una macchina che produce, in percentuali variabili, una grande quantità di mobbing, sotto forma di vessazione e sofferenza, oltre che  merci o servizi. E’ una struttura complessa che si comporta spesso ambivalente e paradossale, e che dissimula  facilmente le transazioni psicotiche al suo interno. Pochi, infatti, si rendono conto dei danni umani ed economici che tale vessazione produce, al mondo circostante ma anche alla stessa azienda. Contrastare questo fenomeno ingravescente - conclude la nota - sarà sempre più compito di una psicopatologia del lavoro centrata non solo sull’analisi dei vissuti, ma soprattutto sulla prevenzione e sulla cura del lavoratore.”
 

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di Francesca Pellino
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