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Il Rettore:"Sono folklore,docenti fannulloni vanno cacciati"

Alla Sapienza esami notturni per protesta


Alla Sapienza esami notturni per protesta
06/07/2010, 20:07

ROMA - Continuano, con giornaliero incremento, proteste e manifestazioni contro i tagli annunciati dal Governo ad Università e ricerca e, come spesso accade in simili casi, si cercano forme di contestazione forti e simbolicamente valide. Il dramma, però, è la politicizzazione assoluta dei principali quotidiani nazionali; con conseguente impossibilità da parte di un lettore poco informato su determinati di discernere le notizie (e quindi i fatti) dalle opinioni, dalle strumentalizzazioni e addirittura dalle falsità.
Con una conferenza stampa tenuta ieri, infatti, alcuni docenti, ricercatori e studenti del polo umanistico dell'Università "La Sapienza" di Roma, hanno annunciato che "Dal 13 luglio nella facoltà di Lettere del primo ateneo capitolino gli esami si terranno in notturna, dalle 21 alle 5 del mattino". Una forma di dissenso dunque metaforico che, a detta degli organizzatori, intende imporsi "contro il buio che i tagli del governo vogliono far calare sulla ricerca e la didattica".
Sulle testate vicine alla sinistra, i prof vengono descritti come eroi romantici pronti a lavorare a lume di candela pur di assicurare un futuro ai propri amati studenti. Su quotidiani come "Il Tempo" e "il Giornale", invece, l'iniziativa viene liquidata come un tentativo a metà tra il goffo ed il patetico per conservare i soliti privilegi baronali della casta accademica e strumentalizzare la tanto contestata(ma necessaria) riforma Gelmini. In particolare vengono messe in risalto le considerazioni del rettore dell'Ateneo Luigi Frati che osserva:"È un'iniziativa folkloristica, con le azioni di protesta non bisogna danneggiare gli studenti". E se Frati potrebbe anche essere visto come il nemico dei "manifestanti frikkettoni", lo stesso non si può dire di Marco Merafina, Coordinatore nazionale dei ricercatori universitari che "a sorpresa", si trova in linea con le parole dell'austero rettore ed ammette:"Puro folklore, è un'idea nata da una minoranza di docenti. La protesta non va mitizzata senza una valida proposta di controparte come quella dei ricercatori che chiedono il riconoscimento del loro stato giuridico, a costo zero, convinti che i pochi fondi debbano essere utilizzati per i giovani". Subito dopo è ancora Frati che incalza facendo notare che "Il 30% dei ricercatori della facoltà di Giurisprudenza non ha prodotto niente nell'ambito della ricerca scientifica e, in generale, alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni. Chi ruba lo stipendio va cacciato dall'Università".
Parole difficilmente non condivisibili, alle quali risponde però con considerazioni opposte il presidente di Scienze Umanistiche Roberto Nicolai:"Siamo preoccupati per i tagli al fondo di finanziamento ordinario di cui le università si nutrono, il blocco del turnover, il mancato riconoscimento giuridico e i contratti a tempo per i ricercatori e lo stop alle progressioni stipendiali per i docenti". Per Nicolai, dunque, la situazione è catastrofica e "dal turnover arriveremo al game over dell'università". Carica di tensione poetica è in ultimo la docente di Archeologia Laura Faranda che, sugli esami tra tramonto e l'alba, spiega:"Gli appelli si terranno dalle 21 alle 5 di mattina. Aspetteremo insieme, studenti e prof, le prime luci del giorno, se è vero che l'ora più buia è quella prima dell'alba. È un ordine temporale inusuale ma fedele all'inversione di senso cui sembrano orientati i provvedimenti del governo in materia di università. Siamo professori "ombra", oscurati e delegittimati nel nostro impegno quotidiano. Ma la protesta è condivisa e appoggiata sia dagli studenti che dal personale ausiliario disposto a tenere aperta l'Università anche gratis".
Insomma, come intuibile, anche in questo caso bisogna sforzarsi di cercar nel mezzo uno scampolo di obiettiva verità; ricordandosi che docenti e ricercatori fannulloni e raccomandati esistono e sono una piaga profonda ed innegabile del sistema universitario italiano; d'altro canto, però, bisogna ricordare che il governo sacrifità atenei e ricerca ogni volta che c'è necessità di stringere la cinghia, che il precariato all'interno delle università esiste e che una riforma che migliori le condizioni di lavoro e la qualità delle lezioni e quindi di laureati è improrogabile. In ogni caso, per i lettori più volenterosi ed esigenti, inseriamo il link diretto al testo di legge completo proposto dalla Gelmini e, questa volta, ci asteniamo da ogni commento.

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di Germano Milite
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