Istruzione e lavoro / Lavoro

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ANCHE GLI ATENEI SCENDO IN PIAZZA


ANCHE GLI ATENEI SCENDO IN PIAZZA
21/10/2008, 20:10

La miccia l'ha accesa il Governo - prima con i tagli della Finanziaria poi con il decreto che ripristina il maestro unico alle elementari - e ora il mondo dell'istruzione è una polveriera pronta ad esplodere. Partita in sordina, la protesta - alimentata anche dalla rigidità della maggioranza su alcune questioni e da incursioni a gamba tesa come quella della Lega che ha proposto classi "a parte" per gli studenti immigrati - sta dilagando, dalle elementari alle università. E oggi il livello del contrasto si è alzato: a Milano, in uno scontro tra studenti e forze dell'ordine ci sono scappati feriti e contusi. Insomma, dalle scaramucce si rischia di passare al conflitto vero. Una gatta da pelare non da poco per il ministro Mariastella Gelmini che sapeva, sì, di occupare una poltrona scomoda, ma forse non si aspettava che le sue "riforme" avrebbero sollevato un polverone simile. Forse per questo ora, dopo aver parlato fino a ieri di "frange minoritarie" di contestatori, torna sui suoi passi. In un'intervista a un settimanale assicura che le ragioni della protesta le interessano: "So fare autocritica, mi va bene il confronto anche quando è aspro. Sono una donna determinata, non una panzer ottusa". Oggi a dare man forte al ministro Gelmini è sceso di nuovo in campo il Premier, Silvio Berlusconi, puntando l'indice sulla disinformazione - "é una cosa inaccettabile che si strumentalizzino anche i bambini e che su molti mezzi di informazione si dicano tante falsità, come quelle sul tempo pieno" - e sottolineando come "i problemi si risolvono solo in un modo, nel nostro modo, lavorando tutte le ore, tutti i giorni, tute le settimane. Non è andando in piazza per manifestare contro non si sa che cosa o contro le riforme per ammodernare il Paese che si risolvono i problemi".

La situazione è critica e una delegazione di studenti, incontrando stamani a "La Sapienza" di Roma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha consegnato una lettera in cui chiede al Capo dello Stato di "prendere posizione, affinché il carattere pubblico della formazione non venga definitivamente dismesso". Il presidente, pur assicurando che l'università "é una priorità del Paese", ha ribadito che la sua funzione "non è politica", promettendo di rispondere ai ragazzi, secondo quanto riferito dal rettore Frati, "con la sua responsabilità morale, nei modi consentiti". Intanto, però, la protesta continua: un centinaio di studenti ha fatto irruzione nel rettorato dell'università di Bologna e poi ha occupato simbolicamente il primo binario della stazione; oltre 40 mila persone hanno sfilato a Firenze ("la ricerca si fa non si distrugge", "Gelmini sei, sei, sei rimandata"); lezioni a singhiozzo in molte scuole superiori e occupazioni in altre a Trieste; occupati anche molti istituti superiori della Capitale dove da oggi fino a giovedì gli insegnanti del I circolo didattico Pietro Maffi simuleranno il modello Gelmini: maestri unici nelle classi con orario ridotto (8.30-12.30); autogestioni e manifestazione a Napoli e, nel pomeriggio, assemblea permanente nella facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II con all'ordine del giorno il blocco della didattica. Se non bastasse il "no" della piazza, contro le politiche scolastiche del Governo si sono scagliati oggi anche il presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso, e il settimanale "Famiglia Cristiana". La prima facendo notare al ministro Gelmini che dal prossimo anno la materia dell'istruzione passa alle Regioni e dunque "il piano brutale di tagli che vanno fino al 2011 andavano concordati con i soggetti interessati". Il secondo attaccando la proposta delle classi-ponte per i bambini immigrati: "la mozione della Lega fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione" scrive il settimanale, per il quale "la fantasia padana non ha più limiti, né pudore

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di Fabrizio Pirone
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