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CAMBIARE LA CULTURA DELLO SVILUPPO


CAMBIARE LA CULTURA DELLO SVILUPPO
10/11/2008, 08:11

La lunga crisi della Alitalia e le scelte del Governo hanno prodotto, nella nostra Regione, una perdita secca in termini economici e sociali. Questa perdita è ben rappresentata dai dati dell’Aeroporto di Capodichino che ha visto diminuire i viaggiatori nel mese di Settembre del 8,3%, mentre nel mese di Ottobre la perdita è stata del 12,7%. In termini quantitativi il numero dei passeggeri in meno è stato di 98.740. Si prevede che per la fine dell’anno saranno oltre 210.000, dato che porterà la tendenza annuale verso una diminuzione dei traffico passeggeri del 13,9%.

Per il semplice motivo di avere permesso che la nuova compagnia aerea, nata dalle ceneri della Alitalia, lasciasse 12 tratte aeree di partenza ed arrivo da Capodichino, in un anno si perderanno oltre 625.000 passeggeri; portando la quota totale dei viaggiatori in transito al di sotto dei 4 milioni all’anno. Questa quota non rende attivo lo scalo napoletano, che corre il rischio di essere declassato e tornare ad essere un aeroporto di secondo livello, con pochi scali europei e poche tratte italiane.

Una cosa risulta evidente, in presenza di questa significativa ristrutturazione del trasporto aereo italiano, in Campania non possono convivere tre aeroporti: Capodichino, Grazzanise e Pontecagnano.

L’aeroporto di Salerno è di secondo livello ed ha l’ambizione di sostenere un traffico turistico, fatto di voli charter e di alcune tratte europee che possono sostenere la crescita dell’offerta turistica delle bellezze della costiera amalfitana, del Cilento e della manifestazione internazionale che si svolge a Giffoni Valle Piano.

Mentre sono sicuramente in antagonismo Capodichino e Grazzanise, perché la contraddizione sarà aggravata dal ridimensionamento di Fiumicino; che tenderà a coprire le sue difficoltà accentrando nel grande scalo romano tutte le tratte italiane ed internazionali dell’area centro meridionale del nostro paese.

L’aeroporto di Grazzanise, era uno scalo militare, scelto come aeroporto civile della Campania da Antonio Rastrelli, Presidente della Regione espresso dal centro destra, negli anni tra il 1995 ed il 1998. La scelta era in contrapposizione a quella di Bassolino che aveva deciso di rilanciare Capodichino chiamando la società inglese B.A.A. a gestire lo scalo napoletano.

Sono oltre 13 anni che va avanti questa vicenda, che ha registrati l’unico risultato che l’unica pista in conglomerato di Grazzanise fosse abilitata al traffico di aerei civili. Ma di questa autorizzazione non ha approfittato nessuno.

Negli ultimi tempi, l’aeroporto è ritornato al centro di un grande progetto infrastrutturale, legato al Programma Integrato Territoriale che riguarda il tratto di litorale che da Lago Patria arriva fino al Garigliano e dove insistono gli insediamenti di: Pineta a Mare, Baia Domizia, Baia Verde, Mondragone e Sessa Aurunca.

Questo immenso territorio attraversa e confina con l’area denominata dei “Mazzoni”, che comprende parte dei Comuni di Giugliano, di Casal di Principe e Villa Literno. Grazzamise dista pochi chilometri da Casal di principe e da Villa Literno, antico cuore agricolo della Regione ed oggi territorio devastato dalla camorra, dai rifiuti e dal degrado del territorio.

Per rendersi conto di quanto andiamo affermando, dobbiamo tenere presente che il comune di Giugliano è quello che ha assorbito la maggiore quantità di spazzatura indifferenziata della Regione, prima in discarica e poi ammassata in milioni di balle nel territorio di Taverna del Re. Mentre il nuovo sito di smaltimento di rifiuti urbani indifferenziati è stato scelto nel territorio del comune di Santa Maria la Fossa che dista veramente poco dalla pista dell’aeroporto di Grazzanisre. Addirittura, i militari che si occupano dello smaltimento dei rifiuti, stanno utilizzando le strutture dell’aeroporto come loro base operativa. Verrebbe da pensare che la promessa dell’aeroporto è servita a bilanciare l’utilizzo del territorio come grande sversatoio di spazzatura.

Non c’è da meravigliarsi che ci sia stato un utilizzo ufficiale ed uno abusivo ad opera della camorra di quel territorio come una grande discarica.

Quando si mettono in moto dinamiche di involuzione dello sviluppo, il degrado è senza fine, basta ricordare che l’oro bianco di questa terra: la mozzarella di bufala; è stata investita da una crisi spaventosa in merito alla diossina riscontrata nel latte ed alla epidemia di brucellosi che aveva colpito gli animali.

Il programma europeo che finanzia il progetto dell’aeroporto di Grazzanise è di oltre 250 milioni di euro, mentre il progetto per il risanamento ed il rilancio del litorale Domizio è di oltre 400 milioni di euro. Insieme ad investimenti privati, ad altre opere, come il raccordo tra l’autostrada A1 e Villa Literno; si stima che l’investimento complessivo per l’area supererà il miliardo di euro.

Presidente dei giovani industriali della Campania è Cristina Coppola, nipote di quel Coppola condannato per abusivismo edilizio e per appropriazione di suoli del demanio, responsabile della distruzione di gran parte della meravigliosa pineta di CastelVolturno.

Come si vede tutto si spiega, da i massacri degli extra comunitari, alla tremenda guerra di camorra che investe Casal di Principe, la distruzione ed il degrado del territorio, le proposte sbagliate per uno sviluppo impossibile da realizzare.

La crisi del Nord mette definitivamente a nudo la distorta crescita del Mezzogiorno, che rincorrendo un consumismo diffuso ha semplicemente consumato l’unico patrimonio che aveva: il suo territorio fertile e bellissimo.

Bisogna cambiare la cultura dello sviluppo per avere uno sviluppo vero e duraturo. Se non si cambia l’impostazione, il punto di vista della crisi, possiamo ottenere solo dei successi parziali nella lotta alla camorra, mentre per lo sviluppo abbiamo bisogno di sicurezza sociale e credibilità delle istituzioni.

Che fare? Ripensare da subito all’impatto economico e sociale di investimenti stabiliti sulla carte, finanziati e mai realizzati. Scegliere tra Capodichino e Grazzanise sarebbe molto intelligente, ma in ogni caso essere veloci è diventato un obbligo. Occorre essere dinamici e meno rigidi nella definizione di nuove strategie che non devono rincorrere modelli fallimentari di uno sviluppo solo predicato, ma utilizzare appieno il tempo e le decisioni sbagliate del Governo per cambiare i destini del Sud. Per fare questo, ai cittadini che sfilano per Castelvolturno, agli studenti, ai docenti, ai sindacati della scuola del Sud, riuniti anche essi a Pineta a Mare, bisognerebbe offrire un’altra classe dirigente, un cambiamento vero della politica.

 

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di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco
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