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Presentato il Rapporto Cei sul tema del lavoro

Cei: “Il lavoro è la prima emergenza”

Ruini: “La Chiesa non può restare indifferente”

Cei: “Il lavoro è la prima emergenza”

13/05/2013, 19:18

ROMA - In Italia, «le persone con un lavoro sono solo 22 milioni, a fronte di una popolazione di poco superiore ai sessanta milioni». E di fatto «la crisi economica e finanziaria degli ultimi anni ha solo esasperato, nella sua severità e persistenza, i precari equilibri di un mercato del lavoro poco inclusivo e storicamente condizionato da un tasso di occupazione largamente insufficiente a garantire la sostenibilità del sistema di welfare». Lo denuncia il Rapporto della Cei intitolato «Per il lavoro», edito da Laterza e presentato oggi.  

 Davanti a una realtà così difficile, sottolinea nella presentazione il cardinale Camillo Ruini, già presidente del Comitato per il Progetto Culturale, la Chiesa non può restare indifferente. «Le problematiche del lavoro, come quelle dell'educazione e della demografia, sono parte costitutiva della sollecitudine pastorale della Chiesa, che concepisce la propria missione come finalizzata alla salvezza e pertanto al bene integrale dell'uomo», scrive il cardinale Ruini nella prefazione al rapporto. «Le proiezioni al 2020 di tutti i principali indicatori in materia di occupazione e crescita vedono l'Italia e più ancora il Mezzogiorno in una posizione di ritardo e grave difficoltà rispetto al resto d'Europa», rileva il Rapporto smentendo i facili ottimismi. A partire da una riflessione sulla crisi attuale del senso del lavoro, il documento traccia un quadro approfondito della situazione italiana, focalizzandosi sulle difficoltà d'inserimento dei giovani, sui cambiamenti strutturali, sulla partecipazione delle donne.
«Il documento della Cei - rileva da parte sua l'Osservatore Romano - getta uno sguardo attento anche a fenomeni più specifici, come i `Neet´ (Not in education, employment or training, ossia le persone sfiduciate che non lavorano né studiano), la condizione del credito alle famiglie e alle imprese, gli investimenti nella ricerca, la partecipazione degli immigrati e il ruolo dei nuovi mezzi di comunicazione». «Tutto ciò - commenta il giornale vaticano - per cercare di gettare le basi di una `nuova cultura del lavoro´ che ponga la persona al centro».

 

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