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CISL-SICET: IN CAMPANIA TROPPI SFRATTI E TROPPI VANI SFITTI, URGENTI NUOVE POLITICHE PER LA CASA


CISL-SICET: IN CAMPANIA TROPPI SFRATTI E TROPPI VANI SFITTI, URGENTI NUOVE POLITICHE PER LA CASA
06/10/2008, 14:10

In occasione della giornata internazionale degli inquilini che viene celebrata in tutto il mondo oggi, 6 Ottobre 2008, la Cisl Campania, con il segretario regionale Alfonso Amendola  e il Sicet (Sindacato Inquilini Casa e Territorio), con il segretario regionale Ciro Grillo, denunciano la crisi delle politiche abitative e presentando un pacchetto di proposte rivolte al Governo Nazionale e alle Istituzioni Locali.

 
In Campania, infatti, la situazione è particolarmente critica: nel 2007 sono stati circa 2mila i provvedimenti di sfratto emessi (1700 dei quali solo nella provincia di Napoli), moltissimi dei quali per morosità e 5mila le richieste di esecuzione; contemporaneamente restano circa 330mila unità abitative vuote (delle quali oltre 98mila nella Provincia di Napoli, quasi 95mila a Salerno, 66mila a Caserta, più di 46mila ad Avellino e circa 22mila a Benevento).
 
Alla Regione Campania Cisl e Sicet chiedono un incontro urgente e una maggiore concertazione che coinvolga il sistema degli Enti locali e le parti sociali, per coniugare la politica abitativa alle scelte di politiche per lo sviluppo.
 
A partire dalla prossima Legge Finanziaria regionale, la Campania deve: impegnare risorse proprie in aggiunta a quelle nazionali restituendo al capitolo Casa quelle sottratte; finanziare un programma straordinario di Edilizia Residenziale Pubblica; procedere al recupero edilizio e sociale di molte aree urbane e periferiche; migliorare le infrastrutture e i servizi; garantire il pieno funzionamento dell’Osservatorio regionale sulla casa; aumentare le risorse per il Fondo per l’acquisto Prima Casa e il Fondo per l’affitto alloggi; snellire le procedure per ridurre notevolmente i tempi per l’erogazione di tali contributi agli aventi diritti; definire criteri e procedure per una migliore trasparenza e legalità; definire un piano triennale di intervento individuando risorse e tempi, realizzando una banca progetti per  i programmi per nuove costruzioni e/o di recupero, privilegiando quelli concertati con le parti sociali.
 
I Comuni devono fare altrettanto, impegnando risorse proprie dai rispettivi bilanci e migliorando le procedure per ridurre i tempi dei propri adempimenti.
 
Si tratta di misure necessarie tenuto conto che, seppure il problema casa non è una specificità regionale, in Campania la situazione è più preoccupante ed esplosiva stante all’aggravarsi delle difficoltà socio-economiche, ambientali ed urbanistiche, derivanti dall’elevato numero di senza lavoro e dal sommerso, dal basso reddito pro-capite, dalla elevata concentrazione e dalla alta densità abitativasulla fascia costiera, dall’uso selvaggio del territorio.
 
La logica dei tagli, invece, prevale anche sulla politica abitativa cancellando l’edilizia pubblica a discapito, come sempre, delle categorie più deboli e svantaggiate che dovrebbero essere invece sempre oggetto di maggiore protezione e tutela.
 
Un pacchetto di proposte in questa direzione è rivolto anche al Governo nazionale, cui viene chiesta: la proroga del termine del 15 Ottobre 2008 per la sospensione delle esecuzioni dei provvedimenti di sfratto; il corretto utilizzo dei 550 milioni di euro di cui 59 milioni destinati alla Campania stanziati dalla Finanziaria 2007 e destinati agli inquilini anziani, invalidi e famiglie numerose, a basso reddito; di aumentare le risorse per il Fondo di Sostegno Affitti, diminuite di 150 milioni di euro nel 2007 e che andranno ulteriormente a ridursi negli anni successivi, come si evince dalla Legge Finanziaria per il 2009, a fronte del triplicarsi delle domande presentate nel 2007; di concordare un Piano Casa che riduca il disagio delle fasce più deboli e non risponda a logiche finanziarie o di lobby.
 
Sempre per l’Esecutivo è, infine, la proposta di modificare il decreto del Ministro delle Infrastrutture sul Piano Nazionale di Edilizia Abitativa a partire dalla necessità di differenziare gli alloggi sociali dalla generalità degli alloggi da destinare a cittadini o gruppi sociali più svantaggiati; distinguere il canone di locazione tra quello di mercato e quello sociale, sulla base dei redditi dell’inquilino; definire interventi adeguati per rendere il mercato degli affitti più trasparente e più convenienti per combattere l’evasione e gli abusi; garantire che l’eventuale dismissione del patrimonio pubblico corrisponda effettivamente a un aumento della costruzione di nuovi alloggi sociali

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di Redazione
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