Istruzione e lavoro / Lavoro

Commenta Stampa

Città nuove/Ugl/Uil: Beni culturali inaccessibili


Città nuove/Ugl/Uil: Beni culturali inaccessibili
04/07/2013, 14:26

NAPOLI – “Un lungo elenco di beni culturali in Campania soffre carenze di personale e non sono fruibili”: a denunciarlo sono i rappresentanti di Ugl, Alfredo Chegai, e Uil, Mario Paudice, dei lavoratori di Ales s.p.a., la società in house del Ministero dei beni culturali, che stamani, hanno tenuto una conferenza stampa davanti all’ingresso di Palazzo Reale a Napoli, insieme con gli esponenti di Città Nuove Salvatore Ronghi e Angelo Marino, rispettivamente responsabile e consigliere regionale. Tema che ha già visto l’intervento del vice presidente della Commissione lavoro della Camera dei Deputati Renata Polverini che ha presentato un’interrogazione sollecitando un tavolo presso il Mibac non solo per la risoluzione della problematica dei lavoratori Ales ma anche e soprattutto per ottimizzare i siti culturali della Campania e del meridione.

Nella conferenza stampa i sindacati e Città Nuove hanno elencato i beni culturali “sottoutilizzati” o addirittura non accessibili a causa della carenza di personale che si aggiungono al grave problema degli Scavi archeologici di Pompei, che corre gravi rischi di retrocessione e addirittura di chiusura, per mancanza di personale.

“Il Governo nazionale ha pesanti responsabilità rispetto a questa situazione – ha detto Ronghi – a causa della mancanza di trasferimenti economici e della incapacità di impegnare al meglio le risorse umane disponibili – ha detto Ronghi – anche al Ministero dei beni culturali c’è una corsia preferenziale per i siti allocati dal Lazio in su, gravissima è la disattenzione verso i siti meridionali eppure tutti, nessuno escluso, sostengono che nel Sud alla desertificazione industriale bisogna rispondere con i settori dei beni culturali e del turismo per garantire lo sviluppo socio economico. La stabilizzazione dei lavoratori Ales nel settore dei beni culturali produrrebbe la cancellazione di una società partecipata con un’economia netta di 8 milioni di euro annui, soldi oggi sprecati per la gestione della società”.

“Alle inefficienze del Governo nazionale si aggiungono le incapacità degli enti territoriali che non riescono a fare sistema per puntare sulla cultura e sul turismo se non in termini di convegnistica – ha sottolineato Marino – ; basterebbe valorizzare le risorse naturali e umane disponibili per dare slancio ai beni culturali in Campania riesumando la Scabec che non capisco che strano oggetto sia diventato”.

“Lo stato di abbandono in cui versa il settore dei beni culturali in Campania non è dovuto soltanto alla mancanza di risorse economiche –ha rincarato Ghegai della Ugl - ma alla totale assenza di programmazione sia sul piano nazionale che territoriale. La vicenda degli Scavi di Pompei è emblematica: in Ales s.p.a. lavorano ben 570 lavoratori con mansioni di sorveglianza, manutenzione e amministrative, personale che, già in passato ha lavorato e che sarebbe disponibile ad essere impegnato presso l’area archeologica, ma nessuna richiesta in tale senso risulta essere stata formulata dal Ministero”.

“Questo dato è incomprensibile alla luce delle emergenze che stanno interessando gli Scavi di Pompei e i tanti siti culturali che in Campania non sono accessibili – ha continuato Paudice della Uil – soprattutto che si pensa che, mentre i lavoratori non vengono ottimamente impiegati e mentre si moltiplicano i tagli al settore, si ipotizza il concorso per un nuovo direttore generale per Ales dal compenso di 180.000 euro annui, 2 sedi nazionali, a Napoli e a Roma, per un costo di 200.000 euro annui, e tanti altri sprechi del tutto incompatibili con la situazione socio economica dei beni culturali e del nostro Paese”.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©