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COISP Denuncia alla Procura il Questore Di Catanzaro


COISP Denuncia alla Procura il Questore Di Catanzaro
03/08/2010, 15:08

Le prescrizioni con le quali il Questore di Catanzaro De Felice (oggi trasferito in altra città) ha vietato ai Poliziotti del COISP di protestare contro il ministro Maroni e il sottosegretario Mantovano in occasione di un convegno a Lamezia Terme – autorizzando la manifestazione in un luogo distante alcuni chilometri da quello richiesto – sono state motivate “non dall’interesse primario della salvaguardia dell’ordine e sicurezza pubblica” ma “dalla volontà di oscurare il dissenso delle Forze di Polizia, limitando in modo grave ed irreparabile il diritto di espressione”.
Con queste premesse Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, ha denunciato alla Procura della Repubblica di Catanzaro il Questore Arturo De Felice per abuso d’ufficio e ogni altro eventuale reato configurabile nell’illegittima limitazione del diritto di manifestazione.
Franco Maccari, che ha interessato della vicenda anche il Capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli, denuncia “il grave ed arbitrario atto del Questore di Catanzaro, che tratta i poliziotti alla stregua di pericolosi sovversivi ritenendoli nientedimeno che in grado di minare addirittura la sicurezza nonché l’incolumità fisica del Ministro dell’Interno Maroni e del Sottosegretario di Stato all’Interno Mantovano!”.
I fatti: il 16 luglio scorso la Segreteria Provinciale del COISP di Catanzaro ha inviato al Questore De Felice, un preavviso di pubblica manifestazione da effettuarsi a Lamezia Terme in data 19 luglio in via Perugini, nei pressi del Palazzo Comunale. Il Questore di Catanzaro, con ordinanza Cat A4/10/Gab/nr 1516 del 17 luglio 2010, ha autorizzato sì la manifestazione, ma ha prescritto che la stessa si tenesse in un luogo completamente diverso (Piazza della Repubblica) da quello indicato nel preavviso, peraltro distante parecchi chilometri dalla via Perugini.
“Ciò che fa rabbrividire ed è assolutamente vergognoso – dice Maccari - è che tale scelta è stata determinata dalla necessità di tutelare dagli stessi poliziotti la persona del Ministro dell’Interno e delle altre autorità presenti a un convegno presso il Palazzo Comunale, tanto che lo stesso Questore ha dichiarato ‘che qualunque manifestazione pubblica si svolgesse in prossimità del luogo indicato, potrebbe incidere sulla sicurezza delle numerose Autorità che interverranno, tutte sottoposte a misure di protezione’. Il Questore di Catanzaro, capo della Polizia nella Provincia, non si fidava quindi dei suoi poliziotti? O forse riteneva che quest’ultimi, di cui lui è il capo, siano un gruppo di estremisti, normalmente dediti alla sovversione dell’ordine costituito? Forse che una decina di poliziotti avrebbe potuto attentare alla sicurezza del Ministro dell’Interno e dell’On. Mantovano servendosi di micidiali volantini e di letali vuvuzelas in grado di ferire mortalmente le personalità di Governo e non?”.
“La realtà – afferma Maccari, anche rivolgendosi al Capo della Polizia - è che il Questore di Catanzaro ha voluto mettere il silenziatore ad una pacifica e legittima manifestazione di dissenso, utilizzando i metodi tipici dei più beceri stati di polizia. Fatto estremamente grave, poi, è che proprio un Questore della Repubblica, deputato a garantire il rispetto della legge e della legalità in ambito provinciale, abbia lui stesso violato quanto espressamente consacrato al livello più alto nella gerarchia delle fonti del diritto positivo: la Costituzione, che garantisce all’art. 17 la libertà di riunirsi pacificamente anche in luogo pubblico, ed all’art. 21 il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Secondo Maccari, il Questore avrebbe violato gravemente tutte le norme del diritto internazionale che riguardano la libertà di manifestare e il diritto ad esprimere le proprie opinioni, ma anche l’articolo 18 del TULPS, “atteso che la motivazione posta alla base della prescrizione è da ritenersi un gravissimo atto arbitrario ed ingiustificato, non sussistendo quelle reali e concrete esigenze di ordine pubblico che sono le uniche, anche ai sensi dell’art. 17 della Costituzione, che permettono di comprimere le libertà di riunione e manifestazione”.
“Il dr. De Felice – dice Maccari - con le sue prescrizioni non ha inteso tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica, bensì esclusivamente la sua persona, poiché evidentemente temeva di essere redarguito dagli esponenti di Governo, messi di fronte al legittimo dissenso di quei poliziotti che per quattro denari sono chiamati a dare sicurezza anche al Signor Ministro dell’Interno, e che sono stati vergognosamente traditi dalle promesse preelettorali di questo Governo a cui evidentemente non importa salvaguardare la Sicurezza di tutti i cittadini”.

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di Redazione
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