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Combattere l'illegalità diffusa nel Giuglianese e costruire l'Area Metropolitana


Combattere l'illegalità diffusa nel Giuglianese e costruire l'Area Metropolitana
02/03/2009, 13:03

 

FERMARE L’ABUSIVISMO EDILIZIO PER LO SVILUPPO DELL’AREA METROPOLITANA.

di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.


 

Melito di Napoli è uno dei tanti Comuni della area metropolitana che è difficile da distinguere dai quartieri della periferia della città. Infatti, non esiste più, da tempo, soluzione di continuità tra le diverse realtà amministrative in cui è frammentato il territorio della provincia di Napoli. Melito fino alla metà degli anni 70 aveva poco meno di diecimila abitanti e la sua superficie era, per i due terzi, campagna, coltivata ad orto e frutteto, ricca di una tradizione contadina, ormai perduta. Oggi, Melito su una superficie di appena 3,7 Kmq, ha una popolazione di 37073 abitanti con una densità abitativa di ben 9965 abitanti per Kmq. Una densità tra le più alte d’Italia.

Nel giro di un ventennio, Melito ha visto quasi quadruplicare la sua popolazione, senza nessuno sviluppo di attività produttive ,del terziario e dei servizi che giustificassero questo incremento esplosivo.

Da questi pochi dati, si trae la conclusione che Melito, pur essendo un Comune, non è niente altro che un grande quartiere dormitorio posto nel territorio periferico di Napoli. Di queste realtà ce ne sono molte: Arzano, Casavatore, Casalnuovo, Marano, Mugnano, Villaricca, Quarto, San Giorgio a Cremano; per ricordarne solo alcuni.

Questa realtà, è frutta della speculazione edilizia che bloccata a Napoli, in seguito al dramma della epidemia del colera, a metà degli anni 70; si trasferì nel territorio provinciale.

La speculazione fu favorita dalla legge 167, che stanziava ingenti fondi per la costruzione delle case popolari.

Non è un caso che Melito si trovi poco distante dai quartieri di Secondigliano, lungo la strada dove è stato costruito il nuovo Carcere, che si trova proprio di fronte ai quartieri popolari costruiti con quei fondi.. Mentre Arzano, si trova dall’altra parte della strada provinciale, che la divide dal quartiere di Scampia, dove ancora oggi sono ben visibili le famigerate “Vele”, gli impossibili edifici costruiti per gli abitanti del centro storico di Napoli.

In questo contesto è veramente insopportabile e scandalosa, la notizia che a Melito, sono stati sequestrati 36 appartamenti abusivi, sono stati indagati alcuni dipendenti del Comune, politici ed imprenditori.

Purtroppo dobbiamo prendere atto che l’abusivismo è un male endemico della nostra società napoletana. L’unico modo per far muovere un po’l’economia asfittica della area metropolitana di Napoli, sembra essere quello di continuare a consumare il territorio: con la costruzione di case, smaltendo rifiuti tossici, costruendo improbabili complessi alberghieri, impiantando centri commerciali enormi, riempiendo di capannoni vuoti il territorio, segno di una industrializzazione mai realmente avvenuta.

Melito è l’ultimo dei casi di abusivismo che in questi ultimi tre anni sono venuti alla luce. Ci riferiamo al Comune di Casalnuovo dove è stato scoperto un intero complesso edilizio di oltre cento appartamenti sorto senza nessuna autorizzazione e senza che nessuno se ne sia mai accorto: ne il Sindaco, ne la sua Giunta, ne i vigili urbani e nemmeno i tecnici del Comune, eppure il complesso era ad appena 800 metri dalla Casa Comunale. L’altro caso eclatante è stato quello di Giugliano, dove una inchiesta della Magistratura ha portato agli arresti di buona parte del corpo dei vigili urbani, che avevano organizzato un sistema per autorizzare costruzioni abusive, attraverso il pagamento di tangenti ed addirittura favori sessuali. Un intero complesso nella zona a mare del Comune, mentre nell’area di sviluppo del Cimitero erano state costruite ben sei palazzine, che erano state subito occupate.

L’abusivismo edilizio è il sintomo di un malcostume dei cittadini che comprano case costruite senza nessuna autorizzazione, di imprenditori disonesti, che costruiscono con l’utilizzo di lavoro nero e materiali non sempre eccellenti, di tecnici comunali corrotti, vigili urbani che non controllano ed intascano tangenti, di notai e progettisti che non fanno il loro dovere professionale, di politici eletti apposta per continuare queste atività disoneste, della camorra che lucra su tutto imponendo il pizzo e l’usura.

Combattere l’abusivismo è diventato uno degli obbiettivi fondamentali se si vuole riprendere sul serio la strada dello sviluppo dell’area metropolitana di Napoli. Occorre un governo complessivo del territorio e non più la frammentazione in piccoli pezzi dell’area metropolitana, in cui ogni Comune può decidere la destinazione del proprio suolo in deroga a tutte le leggi vigenti. Purtroppo il Piano Territoriale di Coordinamento preparato dalla Provincia di Napoli, non risponde a criteri di complessità, non è ancora definitivamente in vigore, ma soprattutto prevede la costruzioni di decine di migliaia di vani.

Questa proposta sembra essere la coperta della misericordia, utile a rendere legittimo il sacco del territorio già avvenuto, ad opera dell’abusivismo.

Nella prossima campagna elettorale per la Provincia, questo sarà uno dei più importanti temi da sollevare.

Non è un caso che il candidato del PDL alla Presidenza della Provincia: Luigi Cesario, parlamentare ed ex consigliere provinciale, sia nativo del Comune di Sant’Antimo, confinante con Melito, dove si sono consumati gli stessi scempi di tutto il territorio provinciale, proveniente da una famiglia che si occupa, da sempre di costruzioni edilizie.

Torneremo su questi temi, perché sono importanti per il nostro sviluppo e per la nostra qualità della vita. Legalità e sviluppo vanno di pari passo come ci ha insegnato Don Ciotti, ripristinare la legalità vuol dire riprendersi la democrazia. Nel contesto del consumo del territorio, dietro il fenomeno dell’abusivismo edilizio si nascondono anche problemi che il nostro giornale sta sollevando da tempo: la questione dell’acqua, lo smaltimento dei rifiuti, l’inquinamento e non ultima la devianza sociale.


 


 


 


 

Per chi vuole saperne di più:


 

Melito, era un piccolo villaggio ai margini delle terre coltivate delle colline napoletane, dove insisteva una masseria che presidiava il grande fossato che era stato costruito per distinguere le terre del ducato Bizantino di Napoli, dalle terre dei Normanni che avevano preso a loro volta il Ducato di Aversa.

Melito in latino bizantino significa appunto Fossato. Il fossato di cui parliamo era stato scavato da Giugliano verso Napoli, attraversava la fattoria Signorelli, l’attuale Via Signorelli, per arrivare a Melito e fermarsi poi in prossimità di Capodichino.

Federico II, diede la dignità di Casale di Napoli a quel territorio, che prese appunto quel nome, mantenendo sempre la vecchia dicitura, che nel corso dei secoli, perdendo la doppia T, divenne Melito, per restare poi a definizione del Comune costituito in epoca fascista.


 

Queste brevi note sono tratte dall’appassionato lavoro di ricerca del prof. Chianese, che ha raccolto nei suoi scritti la memoria del territorio.


 


 

Napoli, 02/03/09

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di Raffaele Pirozzi
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