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Conciliare conviene?


Conciliare conviene?
07/09/2011, 18:09

In forza di quanto previsto dal D.lgs. n. 28 del 2010, attuativo della delega conferita al Governo dall’art. 60 della L. n. 69 del 2009, a partire dal 21 marzo 2011 è entrata in vigore nell’ordinamento italiano la mediazione obbligatoria finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.

Ciò che caratterizza maggiormente l’innovazione legislativa in esame è proprio il carattere dell’obbligatorietà: infatti, accanto alla mediazione facoltativa, già in vigore dal 20 marzo 2010 (art. 2 del D. lgs. n. 28 del 2010), sempre possibile sulla base di una scelta degli interessati nelle materie diverse da quelle tassativamente elencate, a condizione che si tratti di controversie concernenti diritti disponibili, e accanto a quella c.d. "demandata", in cui è il giudice, al quale le parti si siano già rivolte, ad invitare le stesse al previo tentativo di mediazione, l’art. 5 del D. lgs. n. 28 del 2010 introduce, con riferimento alle materie ivi indicate, la mediazione appunto obbligatoria: mediazione, quindi, che in tali ipotesi si pone come condizione di procedibilità dell’azione.

In altri termini, in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e di natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, la mediazione finalizzata alla conciliazione dovrà essere esperita a pena di improcedibilità della domanda giudiziale. Occorre peraltro precisare che, al fine di consentire un avvio graduale del meccanismo in questione, l’obbligatorietà, per quanto riguarda le controversie (numerosissime) in materia di condominio e di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e di natanti, è stata differita al 20 marzo 2012.

E’ fatta comunque salva la possibilità di chiedere al giudice i provvedimenti che risultino, secondo le vigenti disposizioni di legge, urgenti o comunque indilazionabili.

Va inoltre sottolineato il fatto che, sulla base della nuova normativa, insorge in capo all’avvocato l’obbligo di informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle relative agevolazioni fiscali e, soprattutto, l’obbligo di informare l’assistito stesso, chiaramente e per iscritto, dei casi in cui la mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Ove l’avvocato violi tali obblighi di informazione, il contratto con l’assistito è annullabile.

La mediazione, dunque, può essere definita come l’attività professionale svolta da un soggetto, abilitato secondo le norme vigenti, terzo ed imparziale, volta in primo luogo ad assistere due o più soggetti nel tentativo di raggiungere un accordo amichevole per la composizione di una controversia, e, in determinate ipotesi, finalizzata altresì alla formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. Il mediatore è dunque la persona fisica (o le persone) che materialmente esercita l’attività di mediazione, naturalmente restando priva, in ogni caso, del potere di assumere qualsivoglia decisione che assuma carattere vincolante per i destinatari del servizio.

La mediazione si svolge presso gli enti, pubblici o privati, che risultano iscritti nel registro tenuto presso il Ministero della Giustizia; detti enti (normativamente denominati "organismi di mediazione") erogano il servizio in esame nel rispetto delle norme di legge, del regolamento ministeriale (Reg. Min. n. 180/2010) e del regolamento interno del quale sono tenuti a dotarsi, che deve peraltro essere approvato dal Ministero della Giustizia. L’attività degli organismi di mediazione è sottoposta a vigilanza da parte del Ministero medesimo.

Al fine di accedere alla mediazione è sufficiente una semplice domanda rivolta all’organismo liberamente prescelto dall’interessato, nella quale deve essere data indicazione, oltre che dell’organismo stesso, delle parti, dell’oggetto della pretesa e delle correlate ragioni. Ove siano proposte più domande, la mediazione avrà luogo presso l’organismo in cui è stata presentata e comunicata all’altra parte la prima domanda. Avviata la mediazione, il mediatore organizza uno o più incontri nei quali, discutendo con le parti in sessione comune e/o separata, mira ad agevolare le parti nel raggiungimento di un accordo amichevole idoneo alla risoluzione della controversia. Qualora tale obiettivo venga raggiunto, il relativo verbale redatto dal mediatore sarà omologato dal giudice, ed acquisterà in tal modo efficacia esecutiva. Il mediatore può, ove lo ritenga opportuno, formulare una proposta conciliativa che le parti sono libere di accettare o meno. Peraltro, la legge prevede che il mediatore DEVE procedere in tal senso quando "…le parti gliene fanno concorde richiesta in qualunque momento del procedimento" (art. 13 D. lgs. n. 28/2010).

Ove la mediazione non riesca il mediatore è tenuto alla formazione di un verbale con il quale deve dare atto della mancata partecipazione di una delle parti, ovvero della constatata impossibilità di pervenire all’accordo amichevole; detto verbale deve contenere l’indicazione della proposta (ove naturalmente una proposta risulti effettivamente formulata) e deve essere sottoscritto dalle parti e dal mediatore, che certifica l’autografia della sottoscrizione delle prime o la loro impossibilità di sottoscrivere.

La mediazione ha una durata massima stabilita dalla legge di quattro mesi. Tale termine deve essere adeguatamente sottolineato, dal momento che, in virtù dei meccanismi che regolano l’introduzione del processo civile in Italia, consente di esperire il tentativo di risoluzione amichevole parallelamente all’avvio della causa in Tribunale, e, dunque, senza aggravio per i tempi della giustizia ordinaria. Si consideri, infatti, che dalla notifica dell’atto di citazione al convenuto al momento della prima udienza debbono trascorrere almeno 90 giorni (di regola tale dilazione è ben più cospicua) e che, in sede di prima udienza, è prassi che almeno una delle parti richieda al giudice di fissare i termini di cui all’art. 183 c.p.c. (il che significa uno "slittamento" di ulteriori 80 giorni).

L’innovazione voluta dal legislatore, dunque, è certamente finalizzata alla valorizzazione, nel nostro ordinamento, dell’istituto della mediazione, con le peculiarità che gli sono proprie in Italia, in un contesto, come quello comunitario, sempre più attento allo sviluppo di metodi, giudiziali ma soprattutto stragiudiziali, di risoluzione delle controversie. E’ un fatto che negli ultimi anni (ed in talune esperienze specifiche anche decenni) il mondo occidentale abbia progressivamente accresciuto l’interesse per gli strumenti alternativi di composizione delle controversie (c.d. ADR, Alternative Dispute Resolution). Anche l’ordinamento italiano, da tempo, è caratterizzato da numerose ipotesi di mediazione o conciliazione, variamente denominate e diversamente caratterizzate, svolte da enti privati o pubblici; né costituisce una novità assoluta, come è noto, la previsione di forme di conciliazione obbligatoria con finalità deflattiva rispetto al contenzioso civile. Indubbiamente, però, il carattere innovativo dell’intervento legislativo in parola non può essere revocato in dubbio, così come il suo rilevante impatto pratico, proprio per l’importanza e per l’estensione delle controversie civili che per la prima volta vengono ad essere sottoposte ad un regime di mediazione obbligatoria. Si tratta, quindi, di una innovazione legislativa che sia affianca alla Riforma del Processo Civile ed al Programma di Digitalizzazione della Giustizia nel perseguimento di un obiettivo prioritario per il sistema – Paese, quale quello della riduzione complessiva dei tempi della Giustizia. Dunque, la finalità precipua della mediazione obbligatoria appare, in ultima analisi, quella di ridurre il flusso in ingresso di nuove cause, offrendo al contempo al cittadino una modalità semplificata e, soprattutto, caratterizzata da tempi e costi certi, per addivenire alla risoluzione delle controversie che lo riguardino.


 

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di Maurizio Abbruzzese Saccardi
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