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Confcommercio, piano commerciale Napoli, a rischio piccole attività


Confcommercio, piano commerciale Napoli, a rischio piccole attività
21/01/2011, 17:01

Allarme piccole attività per la Confcommercio di Napoli in vista del varo del nuovo piano commerciale, che a breve sarà portato all’attenzione del Consiglio Comunale.

"Pur dando atto all'Assessore Raffa di una grande disponibilità al dialogo”, ha commentato infatti oggi il presidente di Confcommercio Napoli Pietro Russo, “non possiamo non far rilevare che il Piano Commerciale che la Giunta si appresta a varare è fin troppo permissivo verso le grandi strutture commerciali. Mentre il Piano vigente le confina in aree determinate, con il nuovo strumento potranno insediarsi ovunque. Sarebbe quindi la fine del tessuto commerciale storico della nostra città.

Sono anni – ha continuato Russo - che subiamo l'invasività della grande distribuzione che ha già desertificato molte aree commerciali della città e della provincia : ci sembra arrivato il momento di cambiare registro. Il nuovo Piano - prosegue il presidente dei commercianti - prevede addirittura che i grandi centri commerciali insediati nelle stazioni ferroviarie, nelle zone pedonali e nelle ZTL, cioè nel cuore della città, possano fare a meno dei parcheggi obbligatori per legge : così si espone la città ad un drammatico ingolfamento! Si dispone inoltre che tutti gli edifici dismessi, come le fabbriche, le caserme, etc. possano essere riconvertiti in attività commerciali invece che a fini sociali o abitativi, due destinazioni di cui la città ha certamente maggior bisogno.

Lanciamo perciò un appello all'Assessore ed alla Giunta intera a modificare il Piano in quelle parti che rischiano concretamente di dare un colpo mortale alle piccole imprese della città"

In particolare, la Confcommercio imprese per l’Italia di Napoli fa notare che:

· viene di fatto ribadita, in difformità col vigente Piano, l’estensione all’intero territorio comunale della possibilità di insediare nuove strutture di media e grande distribuzione, considerato che il PRG vieta esplicitamente la presenza delle sole grandi strutture unicamente nella sottozona BA ;

· é confermata anche la deroga generalizzata per le medie e grandi strutture insistenti in zone pedonali, ZTL, nodi di interscambio ferroviario, portuale, etc all’obbligo di disporre delle aree di parcheggio previsto dalla L. 1.2000; a poco vale che tale deroga sia limitata alle medie miste ed alle grandi strutture non alimentari, per quanto riguarda zone pedonali e ZTL, poichè uno dei nodi focali di discussione sullo sviluppo della distribuzione è rappresentato proprio dall’opportunità di realizzare grandi complessi commerciali nelle aree e negli edifici portuali e ferroviari liberi, situati nel cuore del centro cittadino e potenzialmente devastanti per i delicati equilibri delle zone vicine;

· per quanto riguarda i cd. “contenitori dismessi”, pur essendo apprezzabile la previsione di un periodo temporale di inattività per alcune tipologie di edifici prima del riutilizzo, appare impossibile valutare l’impatto della riconversione degli immobili dismessi in mancanza di un censimento degli stessi, anche se è nota la disponibilità in aree centrali o limitrofe di numerosi immobili, già adibiti ad attività produttive, abbandonati da molti anni.

· mancano indicazioni attuative che rendano concrete alcune condivisibili premesse contenute nella delibera al punto 1.1 (individuare “criteri più rigorosi di qualità e di compatibilità urbanistica ed ambientale delle medie e grandi strutture di vendita”) ed al punto 1.5 (“prevedere più stringenti forme di tutela del tessuto commerciale tradizionale”), essendo apprezzabile ma certamente non sufficiente allo scopo il riconoscimento degli “esercizi storici” e la relativa disciplina.

Il “combinato disposto” dei fattori elencati non scongiura il rischio di una ulteriore proliferazione indiscriminata di grandi strutture commerciali, in un momento nel quale strutture di recentissimo avviamento, anche in pieno centro cittadino, hanno già dispiegato effetti particolarmente negativi sul tessuto commerciale circostante, mentre altre megastrutture autorizzate negli anni passati si aggiungeranno a breve in un mercato in profonda crisi, già ingolfato ed enormemente sovradimensionato rispetto alla domanda .

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di redazione
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