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La sfida Bencivenga Giustino è rimandata al 5 dicembre

Confindustria Napoli: le PMI protestano contro D'Amato


Confindustria Napoli: le PMI protestano contro D'Amato
21/11/2011, 19:11

Una triste pagina si apre nel mondo associativo di Confindustria Napoli. L’8 novembre 2011 le aziende associate hanno ricevuto la lettera di convocazione, per il 21 dello stesso mese, in occasione dell'assemblea elettiva del Gruppo Piccola Industria, che ne avrebbe eletto il Presidente. I due competitors nelle elezioni presidenziali sono Mariano Giustino e Paolo Bencivenga: il primo, vicino all’area di D’amato, ed il secondo, invece, a quello zoccolo duro rappresentato dagli storici che non disdegnano l’attuale presidente Graziano, ma sollevano quotidianamente dubbi su tutto lo staff presidenziale non riconosciuto in seno all’Unione che, a loro dire, esercita un potere oscuro sin dai primi mesi di presidenza post Gianni Lettieri. Peccato, però, che tutti gli imprenditori giunti sul posto si sono trovati dinanzi a un messaggio di annullamento della seduta alle ore 14, mentre l’assemblea era convocata per le ore 15, a causa di un ricorso formulato il giorno 20 novembre alle ore 20:21, dal candidato Mariano Giustino nei confronti di alcuni membri della squadra di Bencivenga e nei confronti di alcune aziende partecipate da società con più di 150 addetti, e quindi non integrabili nel sistema delle PMI, così come recita l’articolo 35 dello statuto 2010 dell’unione industriali di Napoli. Uno scandalo dell’ultima ora, deciso tutto d’un pezzo tra le sedi istituzionali di Confidustria Roma e Unindistria Napoli. Il tutto alle spalle dell’altro candidato, Paolo Bencivenga, che ha incassato la solidarietà dei suoi sostenitori e dei suoi avversari, che hanno letteralmente occupato la sala D’Amato per dar vita all’assemblea. Nella riunione presieduta dal vice presidente Vicario, Sergio Maione, e dal consulente Marketing, Manzo, non sono mancati toni accesi di protesta nei confronti di un sistema, a detta degli associati, bulgaro e poco consono allo spirito associativo del gruppo. La frittata oramai è bastata a far desistere dalla candidatura anche un membro della squadra di Giustino, che, da buon socialista, si è defilato per l’impeachment verificatosi lapalissianamente. Una nota degli imprenditori associati a Confidustria, contenente le motivazioni di tale protesta, è stata distribuita alla stampa che ha potuto comprendere così le ragioni di tale insofferenza dinanzi ad un gesto definito dittatoriale. Già nei giorni scorsi, infatti, l’ufficio di comunicazione di Paolo Graziano lasciò sul Corriere del Mezzogiorno trasparire messaggi di minaccia a coloro che avrebbero voluto una sorta di continuità con il passato, incalzando le accuse con diversi dossier ed epurazioni di persone non proprio limpide all’interno dell’associazione imprenditoriale di Palazzo Partanna. Una fatwa che non ha sortito effetto, vista la reazione dei maggiori rappresentati del tessuto produttivo campano, e nazionale se consideriamo il mercato delle piccole e medie imprese, che ha preteso la convocazione dell’assemblea con conseguente sospensione e convocazione al 5 dicembre prossimo, per eleggere un candidato che era in odore di vittoria, ma non gradito ad Antonio d’Amato. L’avvocato Maione ha prima preso le difese della Giunta, ma poi ha anch’egli contestato la modalità di Giustino nel ricorrere preventivamente ad una situazione che poteva essere affrontata dopo le elezioni con un ricorso. L’occasione, secondo fonti interne alla Confindustria partenopea, è stata utile a far sì che nuove leve e vecchie glorie si alternassero sul palco consiliare per esprimere la loro opinione sul futuro dell’associazione. Unità non solo nazionale, ma anche serietà istituzionale ed associativa. Sarebbe stato meglio per Giustino rinunciare al ruolo di competitor alla presidenza della Piccola e Media impresa per dare vita ad un governo delle larghe intese, che avrebbe potuto salvare in extremis la forzatura di chi vuole essere presidente occulto dell’associazione imprenditoriale partenopea, ma non ne ha la considerazione ed il rispetto degli altri associati a quanto pare. La rivolta dei piccoli fa paura ai grandi Tycoon del mondo associativo partenopeo: chissà se il 5 dicembre vi saranno elezioni legittime, oppure, se un deus ex machina utilizzerà tutti gli espedienti sempre contestati al suo ex “magnate” in campagna elettorale, tradendo i sani principi espressi anche sulle reti televisive nazionali. “Un Berluschino che diventa Berlusconi” ha mormorato qualcuno in sala secondo fonti attendibili ed il riferimento non era a Giustino, ma bensì a chi, a livelli più alti, ha indirizzato erroneamente un candidato alla presidenza che sarebbe stato altrettanto valido senza i consigli fraudolenti del nuovo Berlusconi Napoletano. La battaglia di Bencivenga sembra vinta, ma la guerra a palazzo Partanna non sembra essere finita: un terzo nome potrebbe essere in attesa di essere calato dall’alto. Staremo a vedere…

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di CoScienza
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