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Un incontro per affrontare la forte crisi

Crisi, gli agricoltori dell’Italia meridionale a Napoli


Crisi, gli agricoltori dell’Italia meridionale a Napoli
16/11/2009, 18:11

NAPOLI - Dopo l’industria che ha fatto sentire a più riprese la sua voce, è la volta dell’agricoltura. Domani, a Napoli, migliaia di produttori del Mezzogiorno protesteranno per i pesanti disagi che si fanno sentire nel settore “verde”. Aziende indebitate, crollo dei prezzi e scarse misure di sostegno alla crisi sono in sintesi i motivi della mobilitazione nazionale, che ha riguardato anche il centro e il nord d’Italia (a Perugia e Milano le altre due manifestazioni) e che culminerà, dopo Napoli, in un appuntamento finale a Roma.

Presenti domani, al teatro Augusteo (ore 9,30), dove si concentrerà la mobilitazione meridionale, il presidente nazionale Cia, Giuseppe Politi, e l’assessore regionale all’agricoltura, Gianfranco Nappi. A salutare le delegazioni provenienti da tutte le regioni del Sud e a introdurre la manifestazione il presidente regionale della Cia campana, Aurelio Grasso. Previsto, dopo l’Augusteo, un incontro in Prefettura.

La situazione
Se la crisi ha colpito duramente il posto di lavoro fisso (e i precari), non si può dire che il lavoro autonomo in agricoltura stia vivendo giorni tranquilli. La situazione del settore viene definita “grave” dalla Confederazione degli agricoltori. Costi produttivi, contributivi e burocratici, insieme al crollo dei prezzi delle principali derrate alimentari, stanno creando nelle campagne una miscela esplosiva. E il governo, secondo la Cia, non sta facendo la sua parte contro la crisi. “Manca una politica mirata di sostegno all’agricoltura”, che in questi anni –si ricorda- ha sempre prodotto al di sotto del tasso d’inflazione. Prezzi su per i consumatori, prezzi giù per i produttori. Questo il saldo negativo.

Le critiche al governo
Governo sotto tiro per i tagli al settore “verde” contenuti nella legge finanziaria (meno 550 milioni di euro), per il mancato finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità nazionali, per le incursioni nel Fas, che privano di risorse il Mezzogiorno, per la promessa Conferenza nazionale caduta nel dimenticatoio. La somma di tali criticità fa, secondo la Cia, “la mancanza di una vera politica per l’agricoltura”.

Migliaia di imprese rischiano di chiudere –afferma il presidente nazionale Cia, Giuseppe Politi- e per questo rinnoviamo l’invito al governo affinché dichiari lo stato di crisi per l’intero settore agricolo”.

In Campania –sostiene il presidente regionale Cia, Aurelio Grasso- la situazione si fa ancora più esplosiva. L’indebitamento delle aziende è fuori controllo e occorrerebbero drastiche misure di sostegno per evitare il fallimento di molte di esse”.

Le proposte
Quali le proposte della Cia? Innanzitutto misure anti-crisi rapide su costi contributivi e fiscalità di vantaggio: proroga della riduzione dei contributi previdenziali nelle zone svantaggiate e allargamento delle agevolazioni ai settori in crisi, riduzione dell’iva per i carburanti (al 4%) e per l’acquisto di beni e servizi (-50%), estensione del credito d’imposta per gli investimenti in agricoltura, con particolare riguardo per l’imprenditoria giovane. Si tratta poi di prendere di petto l’indebitamento aziendale e qui la Cia propone la trasformazione del debito con le banche dal breve al medio-lungo termine. Infine, attaccare i costi burocratici attraverso la semplificazione amministrativa per Regioni, Agea e organismi pagatori regionali.

Ecco le cose da fare subito”, dicono alla Cia. E’ evidente che la crisi non sta risparmiando il lavoro autonomo. In agricoltura poi sta accadendo di peggio con prezzi all’origine che non riescono a tener testa ai costi e con l’assenza di qualsiasi sostegno pubblico. Servono ossigeno e idee nuove per il futuro: la stessa Conferenza nazionale sul settore, oggi dimenticata dal governo, non è un lusso, ma una necessità.

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di Redazione
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