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Monito della Fiat:"Bisogna produrre come negli altri paesi"

Dal Lingotto:"Il plebiscito o la Panda resta in Polonia"


Dal Lingotto:'Il plebiscito o la Panda resta in Polonia'
19/06/2010, 11:06

TORINO - Dopo le aspre polemiche esplose a causa delle dichiarazioni di Sergio Marchionne riguardo lo sciopero degli operai della Fiat che sarebbe coinciso non casualmente con la partita della nazionale italiana, dal Lingotto arriva un monito ben preciso: si attenderà il referendum di martedì per valutare cosa desidera la maggioranza dei dipendenti di Pomigliano e poi, di conseguenza, si deciderà.
Ma in quale direzione andrà l'azienda automobilistica qualora l'accordo non verrà firmato? Facile intuire che, la costruzione della storica Panda, verrà spostata dallo stabilimento partenopeo a quello polacco di Tychy. La speranza del gruppo torinese è semplice: veder vincere la causa di chi è pro-firma al prossimo referendum plebiscitario con percentuali bulgare (di almeno il 70%). Non bastarebbe, infatti, riuscire a spuntarla per poco dato che, in tal caso, la mole di cause legali che vedrebbe la Fiat quasi certamente perdente, rappresenterebbe un blocco poderoso all'attività aziendale o cumunque un fastidio decisamente difficile da gestire. Marchionne dunque non ha alcuna intenzione di fare passi indietro e, come lui, dall'altro lato della barricata, persiste la Fiom con il suo 20% di voti contrari. Percentuale che, da solo, probabilmente non basterà a mantenere in stallo una situazione sempre più incandescente. Dal canto suo, dal Lingotto, sperano nell'appoggio di Fim, Uilm e Fismic; da tempo pronte a regolare i conti con la "nemica" Fiom.
Insomma: rigidità vertiscistica e guerre tra sindacati sono le due armi che la Fiat ha deciso di utilizzare per strappare l'accordo in quel di Pomigliano.
Del resto Marchionne è stato chiaro:"Se la gente non vuole che si facciano le auto a Pomigliano andremo altrove" con tutte le conseguenze (chissà quanto preventivate) del caso. In pratica si tratterebbe di invertire le scelte aziendali previste in precedenza e, cioè, il trasferimento della Panda da Tychy a Pomigliano e quello della Lancia Y da Termini a Tychy. Del resto da Torino non hanno dubbi: a Pomigliano sono stati registrati e documentati in maniera ineccepibile casi di assenteismo ripetuto e "cronico" . Solo per tale motivo, stando alle motivazioni ufficiali del gruppo, è stato richiesto un adeguamento contrattuale che sembra così rigido. E mentre almeno la metà dei lavoratori dello stabilimento napoletano si dicono pronti a firmare per poter tornare al loro impiego, la rottura totale con il sindacato dei metalmeccanici sembra inevitabile. Tutti con il fiato sospeso fino a martedì, quindi; quando il referendum, forse, riuscirà a prefigurare una soluzione definitiva ad un nodo che al momento pare indistricabile.

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di Germano Milite
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